ACCIONES REALIZADAS PARA LA REVOLUCIÓN MEXICANA EN SUIZA

¡Proletarios de todos los países, uníos!
¡Hay una meta — la conquista del Poder!

Hemos recibido la solemne noticia que el Camarada Joel, un destacado militante y defensor de los derechos del pueblo en México, ha fallecido. Fue el presidente del Comisariado de Bienes Comunales de Santa Cruz Tagolaba, Tehuantepec y sirviendo al pueblo de todo corazón formó parte del contingente histórico de la Corriente del Pueblo — Sol Rojo. El Camarada se encontraba al frente del proceso organizativo y de lucha contra el Corredor Interoceánico del Istmo de Tehuantepec, una parte de un grupo de megaproyectos del viejo Estado mexicano terrateniente-burocrático, para difundir más el capitalismo burocrático en el campo.

Con respecto a esto, los Camaradas del Proyecto Cooperativo Teozentli y del Colectivo Popular de Propaganda escriben en un pronunciamiento conjunto de Mayo del año pasado: “En todos y cada uno de los megaproyectos que se están instaurando en la región, la dinámica siempre ha sido la misma: la violencia, el despojo, criminalización contra quienes se oponen; destrucción de tejidos comunitarios, paramilitarismo brutal contra las comunidades y compañeros activos en los procesos de resistencia; así como represión contra cualquier tipo de manifestación que se oponga a la introducción farsas „medioambientales“ contaminantes: parques eólicos, cultivos transgénicos, presas hidroeléctricas, minas, etc. Además de la construcción de dicho Corredor Interoceánico que pretende convertir a la región en un enorme territorio que sirva como simple trasiego para la ágil circulación de mercancías de los grandes capitales nacionales y transnacionales, rompiendo con esa invasión del „progresos“ burgués los tejidos comunitarios en toda la región.1

Repetimos, es noticia solemne, pero lo que es importante de destacar aqui es que ¡el Camarada Joel sigue vivo! Vive en la lucha por la Revolución de Nueva Democracia en México, como parte y en servicio de la Revolución Proletaria Mundial; en consecuencia, el Camarada sigue vivo en las luchas de los pueblos del mundo y del proletariado internacional.

También sigue vivo en los Comunistas en formación, las masas y el proletariado en Suiza, en su brega indogable por la reconstitución del glorioso Partido Comunista de Suiza como Partido militarizado marxista-leninista-maoista-pensamiento Gonzalo, principalmente pensamiento Gonzalo; cosa que se expresa fuertamente en fotos de dos acciones firmadas por “Estrella Roja — Suiza” (ERS) que hemos recibido y queremos compartir.

La Redacción de Lucha y Critica estamos de acuerdo cabal y completamente con las lemas justas y correctas de las acciones realizadas por la Revolución Mexicana y mandamos nuestros saludos rojos y internacionalistas a nuestros Camaradas mexicanos, especialmente al Encuentro Estatal 2021 “Juventud democratica y popular!” que tendrá lugar en algunos días el 24 de enero en Oaxaca y también a todos sus participantes. Además queremos felicitar a los Camaradas de la Corriente del Pueblo Sol Rojopor la realización de su Asamblea Estatal Ordinaria 2021.

Por eso decimos:

¡HONOR Y GLORIA AL CAMARADA JOEL!

¡LUCHAR POR LA REVOLUCIÓN DE NUEVA DEMOCRACIA EN MÉXICO!

Redacción de Lucha y Critica

Suiza, 21 de enero 2021

1 Proyecto Cooperativo Teozentli y Colectivo Popular de Propaganda: “PRONUNCIAMIENTO CONJUNTO: PROYECTO COOPERATIVO TEOZENTLI Y COLECTIVO POPULAR DE PROPAGANDA #DrSernasPresentaciónConVida”, Mayo de 2020 https://solrojista.blogspot.com/2020/05/pronunciamiento-conjunto-proyecto_11.html


Lenin: „Marxism and Revisionism“ (1908)

We hereby publish the document: „Marxism and Revisionism“ in the Italian, French and German languages. This document is a Marxist exposition of the problem of revisionism, defined correctly by the great Lenin as the bourgeoisie in the ranks of the proletariat. We emphasize: Revisionism is the main danger for the revolutionary movement, also in Switzerland, and it is a corrosive agent which serves to liquidate the ideology of the proletariat.

As a preface to the document by the great Lenin, we also reproduce an important quotation from Chairman Mao Tse-tung:

Both dogmatism and revisionism run counter to Marxism. Marxism must certainly advance; it must develop along with the development of practice and cannot stand still. It would become lifeless if it remained stagnant and stereotyped. However, the basic principles of Marxism must never be violated, or otherwise mistakes will be made. It is dogmatism to approach Marxism from a metaphysical point of view and to regard it as something rigid. It is revisionism to negate the basic principles of Marxism and to negate its universal truth. Revisionism is one form of bourgeois ideology. The revisionists deny the differences between socialism and capitalism, between the dictatorship of the proletariat and the dictatorship of the bourgeoisie. What they advocate is in fact not the socialist line but the capitalist line. In present circumstances, revisionism is more pernicious than dogmatism. One of our current important tasks on the ideological front is to unfold criticism of revisionism.

Chairman Mao Tse-tung: „Speech at the Communist Party of China‘s National Conference on Propaganda Work“, 12.03.1957. Selected Works, Vol. 5. Quoted from „Quotations from Chairman Mao Tse-tung“, 2nd Edition, Peking 1966.

Our Comrades ought to study this quotation alongside „Marxism and Revisionism“, in order to put the document into its proper context of Marxism-Leninism-Maoism-Gonzalo Thought, mainly Gonzalo Thought, as the only and all-powerful ideology of the international proletariat, which must be upheld, defended and applied, mainly applied, creatively to the concrete conditions of the Swiss Revolution, taking Maoism as the basis of our ideology and Gonzalo Thought as the leading aspect.

Switzerland, 20.01.2021
Editorial Board of Struggle and Criticism


Sia il dogmatismo che il revisionismo si oppongono al marxismo. Il marxismo deve necessariamente avanzare, svilupparsi parallelamente allo sviluppo della pratica, non può essere statico. Se rimanesse stagnante e stereotipato, non avrebbe più vita. Tuttavia non si possono violare i principi fondamentali del marxismo senza cadere nell‘errore. Considerare il marxismo da un punto di vista metafisico e come qualcosa di rigido, è dogmatismo. Negare i principi fondamentali e la verità universale del marxismo, è revisionismo, cioè una forma d‘ideologia borghese. I revisionisti cancellano la differenza tra il socialismo e il capitalismo, tra la dittatura del proletariato e quella della borghesia. Ciò che sostengono di fatto non è la linea socialista, ma la linea capitalista. Nelle attuali circostanze, il revisionismo è ancora più nocivo del dogmatismo. Uno dei nostri compiti importanti sul fronte ideologico è attualmente quelle di criticare il revisionismo.

Presidente Mao Tse-tung: „Discorso alla Conferenza nazionale del Partito Comunista della Cina sul lavoro di propaganda“, 12.03.1957. Opere Scelte, Vol. 5. Citato da „Citazioni dalle opere del Presidente Mao Tse-tung“, 2° edizione, Pechino 1968.

Proletari di tutti i paesi, unitevi!
C’è un solo obiettivo: la conquista del Potere!

Marxismo e revisionismo

Un noto adagio dice che se gli assiomi della geometria urtassero gli interessi degli uomini, si sarebbe probabilmente cercato di confutarli. Quelle dottrine delle scienze storiche e naturali che colpiscono i vecchi pregiudizi della teologia hanno provocato e provocano tuttora una delle lotte più accanite. Nulla di strano quindi che la dottrina di Marx, la quale serve in modo diretto a educare e organizzare la classe d’avanguardia della società moderna, indica i compiti di questa classe e dimostra che, grazie allo sviluppo economico, la sostituzione dell’attuale ordinamento sociale con un ordine nuovo è cosa ineluttabile nulla di strano che questa dottrina abbia dovuto farsi strada lottando ad ogni passo.

Non parliamo della scienza e della filosofia borghesi, insegnate ufficialmente da professori ufficiali allo scopo di istupidire la giovane generazione delle classi possidenti e di „aizzarla“ contro i nemici interni ed esterni. Questa scienza non vuol nemmeno sentir parlare del marxismo, dichiarandolo confutato e distrutto; e i giovani scienziati che fanno carriera confutando il socialismo, e le vecchie cariatidi che fanno la guardia a tutti i possibili e immaginabili comandamenti di „sistemi“ vetusti, tutti con lo stesso zelo attaccano Marx. I progressi del marxismo, la diffusione e l’affermarsi delle sue idee in seno alla classe operaia, accrescono inevitabilmente la frequenza e la violenza di questi attacchi borghesi contro il marxismo. Questo però, dopo ogni „colpo di grazia“ infertogli dalla scienza ufficiale, diventa più forte, più temprato, più vitale di prima.

Ma anche fra le dottrine che hanno un legame con la lotta della classe operaia e sono diffuse particolarmente fra il proletariato, il marxismo è ben lungi dall’aver rafforzato di colpo le sue posizioni. Nei primi cinquanta anni della sua esistenza (a partire dal decennio 1840-1850) il marxismo combattè contro le teorie che gli erano radicalmente ostili. Nella prima metà del decennio 1840-1850 Marx ed Engels aggiustarono i conti con i giovani hegeliani radicali che in filosofia erano idealisti. Verso la fine di questo decennio la lotta si porta nel campo delle dottrine economiche, contro il proudhonismo. Negli anni 1850-1860 questa lotta viene coronata dalla critica dei partiti e delle dottrine che si erano manifestate durante il tempestoso 1848. Dal 1860 al 1870 la lotta passa dal campo della teoria generale a un campo più direttamente vicino al movimento operaio: cacciata del bakunismo dall’Internazionale. All’inizio del decennio 1870-1880 in Germania si fa avanti per un breve periodo di tempo il proudhoniano Mülberger; alla fine di questo decennio, il positivista Dühring. Ma l’influenza esercitata sul proletariato tanto dall’uno che dall’altro è già insignificante. Il marxismo ha già trionfato in modo indiscusso di tutte le altre ideologie del movimento operaio.

Nell’ultimo decennio del secolo scorso questa vittoria era, nel complesso, un fatto compiuto. Persino nei paesi latini, dove le tradizioni del proudhonismo persistettero più a lungo, i partiti operai di fatto fondavano i loro programmi e la loro tattica su una base marxista. L’organizzazione internazionale del movimento operaio, ripresa sotto forma di congressi internazionali periodici, subito e quasi senza lotta si mise in tutte le questioni essenziali sul terreno del marxismo. Ma quando il marxismo ebbe soppiantato tutte le dottrine ad esso avverse e dotate di una qualche consistenza, le tendenze che trovavano un’espressione in queste dottrine si dettero a cercare altre vie. Le forme e i pretesti della lotta mutarono, ma la lotta continuò. E il secondo cinquantennio di esistenza del marxismo si iniziò (dal 1890) con la lotta di una corrente ostile al marxismo in seno al marxismo stesso.

L’ex marxista ortodosso Bernstein ha dato il nome a questa corrente, poichè ha fatto maggior rumore e formulato nel modo più completo le correzioni da apportare a Marx, la revisione del marxismo, il revisionismo. Persino in Russia, dove naturalmente il socialismo non marxista si è mantenuto più a lungo — data l’arretratezza economica del paese e la predominanza nella popolazione dei contadini soffocati dalle vestigia del servaggio — persino in Russia, esso si trasforma sotto i nostri occhi in revisionismo. Tanto nella questione agraria (programma di municipalizzazione di tutte le terre) che nelle questioni generali di programma e di tattica, i nostri socialpopulisti sostituiscono sempre più con „correzioni“ a Marx i resti morenti, in decomposizione, del loro vecchio sistema, a modo suo coerente e fondamentalmente ostile al marxismo.

Il socialismo premarxista è battuto. Esso continua la lotta non più sul suo proprio terreno, ma sul terreno generale del marxismo, come revisionismo. Vediamo dunque qual è il contenuto ideologico del revisionismo.

Nel campo della filosofia il revisionismo si è messo a rimorchio della „scienza“ borghese professorale. I professori „ritornano a Kant“, e il revisionismo si trascina dietro i neokantiani. I professori ripetono le banalità pretesche, mille volte rimasticate, contro il materialismo filosofico, e i revisionisti, sorridendo con condiscendenza, borbottano (parola per parola secondo l’ultimo Handbuch) che il materialismo è stato da un pezzo „confutato“. I professori considerano Hegel come un „cane morto“ e predicando essi stessi l’idealismo, ma un idealismo mille volte più meschino e banale di quello hegeliano, alzano con sprezzo le spalle a proposito della dialettica, e i revisionisti si cacciano dietro a loro nel pantano dell’avvilimento filosofico della scienza, sostituendo alla dialettica „sottile“ (e rivoluzionaria) la „semplice“ (e pacifica) „evoluzione“. I professori si guadagnano i loro stipendi adattando i loro sistemi idealistici e „critici“ alla „filosofia“ medioevale dominante (cioè alla teologia), e i revisionisti si schierano al loro fianco, cercando di fare della religione un „affare privato“, non rispetto allo Stato moderno, ma rispetto al partito della classe d’avanguardia.

E‘ inutile parlare del vero significato di classe di tali „correzioni“ a Marx: la cosa è evidente di per sé. Notiamo soltanto che l’unico marxista che, nella socialdemocrazia internazionale, abbia criticato le incredibili banalità spacciate dai revisionisti, mantenendosi sulle posizioni del materialismo dialettico conseguente, è stato Plekhanov. Ciò è tanto più necessario sottolineare energicamente oggi, quando si fanno dei tentativi profondamente errati di far passare il ciarpame filosofico reazionario per critica dell’opportunismo tattico di Plekhanov.

Passando all’economia politica si deve notare innanzi tutto che in questo campo le „correzioni“ dei revisionisti sono state molto più varie e circostanziate: si è cercato di agire sul pubblico coi „nuovi dati dello sviluppo economico“. Si è preteso che la concentrazione della produzione e l’eliminazione della piccola produzione da parte della grande non si verificano affatto nell’agricoltura, e che nel commercio e nell’industria si verificano con estrema lentezza. Si è preteso che le crisi si farebbero oggi più rare, meno acute e che probabilmente i cartelli e i trust offriranno al capitale la possibilità di eliminarle del tutto. Si è preteso che la „teoria del crollo“ verso il quale marcia il capitalismo sarebbe una teoria inconsistente, poichè le contraddizioni di classe tenderebbero ad attutirsi, ad attenuarsi. Si è preteso infine che non sarebbe male correggere la teoria del valore di Marx secondo gli insegnamenti di Böhm-Bawerk.

La lotta contro i revisionisti a proposito di questi problemi ha dato al pensiero teorico del socialismo internazionale un impulso tanto fecondo quanto la polemica di Engels con Dühring venti anni prima. Gli argomenti dei revisionisti sono stati esaminati, fatti e cifre alla mano. E‘ stato dimostrato che i revisionisti idealizzano sistematicamente la piccola produzione moderna. Il fatto della superiorità tecnica e commerciale della grande produzione sulla piccola, non soltanto nell’industria, ma anche nell’agricoltura, è dimostrato da dati inconfutabili. Ma nell’agricoltura la produzione commerciale è molto più debolmente sviluppata; e i moderni economisti e studiosi di statistica non sanno, d’abitudine, mettere in rilievo quei rami speciali (talvolta persino quelle operazioni) dell’agricoltura che attestano che l’agricoltura viene attratta sempre più nell’orbita degli scambi economici mondiali. La piccola produzione si mantiene sulle rovine dell’economia naturale, grazie a un peggioramento sempre più accentuato dell’alimentazione, alla carestia cronica, al prolungamento della giornata di lavoro, al peggioramento della qualità del bestiame e delle cure che gli si danno, in una parola, grazie agli stessi mezzi coi quali la produzione artigiana ha resistito alla manifattura capitalistica. Ogni passo in avanti della scienza e della tecnica scalza inevitabilmente, inesorabilmente le basi della piccola produzione nella società capitalistica; e il compito dell’economia socialista è di analizzare questo processo in tutte le sue forme, spesso complesse e ingarbugliate, di dimostrare al piccolo produttore che gli è impossibile resistere in regime capitalista, che la situazione dell’economia contadina in regime capitalista non ha vie di uscita, che il contadino deve far proprio necessariamente il modo di vedere del proletariato. Dal punto di vista scientifico in questa questione i revisionisti peccavano per la loro superficiale generalizzazione di fatti presi isolatamente, staccandoli dall’assieme del regime capitalista; dal punto di vista politico peccavano perchè inevitabilmente, lo volessero o no, chiamavano il contadino o lo spingevano a far proprie le opinioni del proprietario (cioè della borghesia), invece di spingerlo a far proprie le opinioni del proletariato rivoluzionario.

Per quel che concerne la teoria delle crisi e la teoria del crollo, per i revisionisti le cose sono andate ancor peggio. Soltanto per un brevissimo periodo di tempo e solo persone di vista ben corta potevano pensare a rimaneggiare i princípi della dottrina di Marx sotto l’influenza di alcuni anni di slancio e di prosperità industriale. La realtà ha dimostrato ben presto ai revisionisti che le crisi non avevano fatto il loro tempo: alla prosperità ha tenuto dietro la crisi. Sono cambiate le forme, l’ordine, la fisionomia delle singole crisi, ma le crisi continuano a essere parte integrante del regime capitalista. I cartelli e i trust mentre hanno concentrato la produzione ne hanno aggravato nello stesso tempo, agli occhi di tutti, l’anarchia, hanno aumentato l’incertezza del domani per il proletariato e l’oppressione del capitale, inasprendo così in modo inaudito le contraddizioni di classe. Che il capitalismo vada verso il crollo — tanto nel senso delle singole crisi economiche e politiche, quanto della catastrofe completa di tutto il regime capitalista — lo hanno dimostrato in modo particolarmente evidente e in proporzioni particolarmente vaste i giganteschi trust contemporanei. La recente crisi finanziaria in America, la estensione terribile della disoccupazione in Europa, senza parlare poi della crisi industriale imminente, annunciata da sintomi numerosi – tutto questo ha fatto sí che le recenti „teorie“ dei revisionisti sono state dimenticate da tutti e, a quanto pare, da molti revisionisti stessi. Occorre soltanto non dimenticare gli insegnamenti che la classe operaia ha ricevuto da questa instabilità da intellettuali.

Riguardo alla teoria del valore è sufficiente dire che, all’infuori delle allusioni e dei conati molto confusi alla Böhm-Bawerk i revisionisti non hanno dato qui assolutamente nulla e perciò non hanno lasciato traccia alcuna nello sviluppo del pensiero scientifico.

Nel campo della politica il revisionismo ha tentato di rivedere di fatto il principio fondamentale del marxismo, e cioè la dottrina della lotta di classe. La libertà politica, la democrazia, il suffragio universale distruggono le basi della lotta di classe — ci si è detto — e smentiscono il vecchio principio del „Manifesto Comunista“: gli operai non hanno patria. In regime democratico poichè è la „volontà“ della maggioranza che regna, non sarebbe più possibile vedere nello Stato un organo di dominio di classe ne sottrarsi ad alleanze con la borghesia progressiva socialriformatrice contro i reazionari.

E‘ fuori discussione che queste obiezioni dei revisionisti formavano un sistema abbastanza armonico, il sistema delle concezioni liberali borghesi da tempo conosciute. I liberali hanno sempre affermato che il parlamentarismo borghese distrugge le classi e la divisione in classi, dal momento che il diritto di voto, il diritto di partecipare agli affari dello Stato appartengono a tutti i cittadini senza distinzione. Tutta la storia dell’Europa nella seconda metà del secolo XIX, tutta la storia della rivoluzione russa all’inizio del secolo XX dimostrano all’evidenza quanto sono assurde queste concezioni. Con la libertà del capitalismo „democratico“ la differenziazione economica non si attenua, ma si accentua e si aggrava. Il parlamentarismo non elimina, ma mette a nudo l’essenza delle repubbliche borghesi più democratiche come organi di oppressione di classe. Aiutando a illuminare e a organizzare masse popolari infinitamente più grandi di quelle che partecipavano prima attivamente agli avvenimenti politici, il parlamentarismo non prepara in questo modo l’eliminazione delle crisi e delle rivoluzioni politiche, ma il massimo di acutezza della guerra civile durante queste rivoluzioni. Gli avvenimenti di Parigi nella primavera del 1871 e quelli della Russia nell’inverno del 1905 hanno dimostrato chiaro come la luce del sole che è inevitabile si giunga a una tale acutezza. La borghesia francese per soffocare il movimento proletario non esitò un istante a mettersi d’accordo col nemico nazionale e coll’esercito straniero, che aveva saccheggiato la patria. Chi non comprende l’inevitabile dialettica interna del parlamentarismo e della democrazia borghese, che porta a risolvere i conflitti ricorrendo a forme sempre più aspre di violenza di massa, non saprà mai condurre nemmeno sul terreno del parlamentarismo una propaganda e un’agitazione che siano conformi ai princípi e preparino veramente le masse operaie a partecipare vittoriosamente a questi „conflitti“. L’esperienza delle alleanze, degli accordi e dei blocchi col liberalismo socialriformista in occidente e col riformismo liberale (cadetti) nella rivoluzione russa ha dimostrano in modo convincente che questi accordi non fanno che annebbiare la coscienza delle masse, non accentuano ma attenuano l’importanza effettiva della loro lotta, legando i combattenti agli elementi più inetti alla lotta, più instabili e inclini al tradimento. Il millerandismo francese, che è l’esperienza più notevole di applicazione della tattica politica revisionista su grande scala, su una scala veramente nazionale, ha dato del revisionismo un giudizio pratico che il proletariato di tutto il mondo non dimenticherà mai.

Il complemento naturale delle tendenze economiche e politiche del revisionismo è stato il suo atteggiamento verso l’obiettivo finale del movimento socialista. „Il fine non è nulla, il movimento è tutto“, queste parole alate di Bernstein esprimono meglio di lunghe dissertazioni l’essenza del revisionismo. Determinare la propria condotta caso per caso: adattarsi agli avvenimenti del giorno, alle svolte provocate da piccoli fatti politici; dimenticare gli interessi vitali del proletariato e i tratti fondamentali di tutto il regime capitalista, di tutta l’evoluzione del capitalismo; sacrificare questi interessi vitali a un vantaggio reale o supposto del momento, tale è la politica revisionista. Dall’essenza stessa di questa politica risulta chiaramente che essa può assumere forme infinitamente varie e che ogni problema più o meno „nuovo“, ogni svolta più o meno inattesa e imprevista – anche se mutano il corso essenziale degli avvenimenti in una misura infima per un brevissimo periodo di tempo – devono portare inevitabilmente all’una o all’altra varietà di revisionismo.

Ciò che rende inevitabile il revisionismo sono le sue radici di classe nella società moderna. Il revisionismo è fenomeno internazionale. Per ogni socialista più o meno accorto e pensante non può esistere il minimo dubbio che i rapporti fra gli ortodossi e i seguaci di Bernstein in Germania, fra i seguaci di Guesde e di Jaurès (ora, in particolar modo, i seguaci di Brousse) in Francia, fra la Federazione socialdemocratica e il Partito operaio indipendente in Inghilterra, fra de Brouckère e Vandervelde nel Belgio, fra integralisti e riformisti in Italia, fra bolscevichi e menscevichi in Russia, sono, dappertutto, nella loro essenza, omogenei, malgrado l’enorme differenza delle condizioni nazionali e della situazione storica di questi paesi nel momento presente. La „differenziazione“ in seno al socialismo internazionale contemporaneo si produce di fatto già ora secondo una linea unica nei diversi paesi del mondo, attestando con ciò l’immenso progresso compiuto in confronto a 30-40 anni fa, quando nei differenti paesi lottavano fra di loro in seno al socialismo internazionale unico tendenze eterogenee. E quel „revisionismo di sinistra“ che è apparso ora nei paesi latini sotto forma di „sindacalismo rivoluzionario“ si adatta esso pure al marxismo „correggendolo“. Labriola in Italia, Lagardelle in Francia fanno appello ad ogni passo a un Marx ben compreso contro un Marx mal compreso.

Non possiamo qui soffermarci ad analizzare il contenuto ideologico di questo revisionismo, che è ancora ben lontano dall’essersi così sviluppato come il revisionismo opportunista, non è diventato internazionale e non ha sostenuto praticamente nessuna battaglia importante col partito socialista in nessun paese. Ci limiteremo perciò al „revisionismo di destra“ che abbiamo descritto più sopra.

Che cosa rende inevitabile il revisionismo nella società capitalista? Perchè il revisionismo è più profondo delle particolarità nazionali e dei gradi di sviluppo del capitalismo? Perchè in ogni paese capitalista esistono sempre, accanto al proletariato, larghi strati di piccola borghesia, di piccoli proprietari. Il capitalismo è nato e nasce continuamente dalla piccola produzione. Nuovi numerosi „strati medi“ vengono inevitabilmente creati dal capitalismo (appendici della fabbrica, lavoro a domicilio, piccoli laboratori che sorgono in tutto il paese per sovvenire alla necessità della grande industria, come quella delle biciclette e dell’automobile, per esempio).

Questi nuovi piccoli produttori sono essi pure in modo inevitabile respinti nuovamente nelle file del proletariato. E‘ del tutto naturale quindi che le concezioni piccolo-borghesi penetrino nuovamente nelle file dei grandi partiti operai. E‘ del tutto naturale che debba essere così e sarà così sempre, sino allo sviluppo della rivoluzione proletaria, perchè sarebbe un grave errore pensare che per compiere questa rivoluzione sia necessaria la proletarizzazione „completa“ della maggioranza della popolazione. Ciò che noi sperimentiamo ora spesso soltanto nel campo ideologico: le discussioni contro le correzioni teoriche di Marx; ciò che ora non si manifesta nella pratica che a proposito di certi problemi particolari del movimento operaio: le divergenze tattiche coi revisionisti e le scissioni che si producono su questo terreno tutto ciò la classe operaia dovrà inevitabilmente subirlo ancora in proporzioni incomparabilmente più grandi quando la rivoluzione proletaria avrà acutizzato tutti i problemi controversi, avrà concentrato tutte le divergenze sui punti che hanno l’importanza più diretta per determinare la condotta delle masse e ci avrà imposto, nel fuoco del combattimento, di discernere i nemici dagli amici e di respingere i cattivi alleati per infliggere al nemico colpi decisivi.

La lotta ideologica del marxismo rivoluzionario contro il revisionismo alla fine del secolo XIX non è che il preludio delle grandi battaglie rivoluzionarie del proletariato, che avanza verso la completa vittoria della sua causa, nonostante tutti i tentennamenti e le debolezze degli elementi piccolo-borghesi.

V. I. Lenin: „Marxismo e revisionismo“, 1908
Opera Complete, Vol. 15


Le dogmatisme et le révisionnisme vont tous deux à l‘encontre du marxisme. Le marxisme doit nécessairement avancer, se développer au fur et à mesure que la pratique se développe, et il ne saurait rester sur place. S‘il demeurait stagnant et stéréotypé, il n‘aurait plus de vie. Toutefois, on ne peut enfreindre les principes fondamentaux du marxisme sans tomber dans l‘erreur. Considérer le marxisme d‘un point de vue métaphysique et comme quelque chose de figé, c‘est du dogmatisme. Nier les principes fondamentaux et la vérité universelle du marxisme, c‘est du révisionnisme, c‘est-á-dire une forme de l‘ideologie bourgeoise. Les révisionnistes effacent la différence entre le socialisme et le capitalisme, entre la dictature du prolétariat et celle de la bourgeoisie. Ce qu‘ils préconisent est en fait non pas la ligne socialiste, mais la ligne capitaliste. Dans les circonstances présentes, le révisionnisme est encore plus nuisible que le dogmatisme. Une tâche importante nous incombe sur le front idéologique, celle de critiquer le révisionnisme.

President Mao Tse-toung: „Intervention à la Conférence nationale du Parti Communiste de Chine sur le Travail de Propagande“, 12.03.1957. Œuvres Choisies, Tome 5. Cité de „Citations du President Mao Tse-toung“, 2ème Édition, Pekin 1967.

Prolétaires de tous les pays, unissez-vous !
Il n’y a qu’un seul objectif : la conquête du Pouvoir !

Marxisme et révisionnisme

Un adage bien connu dit que si les axiomes géométriques heurtaient les intérêts des hommes, on essayerait certainement de les réfuter. Les théories des sciences naturelles, qui heurtaient les vieux préjugés de la théologie, ont suscité et suscitent encore une lutte forcenée. Rien d’étonnant si la doctrine de Marx, qui sert directement à éclairer et à organiser la classe avancée de la société moderne, indique les tâches de cette classe et démontre que — par suite du développement économique — le régime actuel sera inévitablement remplacé par un nouvel ordre de choses, rien d’étonnant si cette doctrine a dû conquérir de haute lutte chaque pas fait sur le chemin de la vie.

Inutile de parler de la science et de la philosophie bourgeoises, enseignées scolastiquement par des professeurs officiels pour abêtir la jeune génération des classes possédantes et la „dresser“ contre les ennemis du dedans et du dehors. Cette science-là ne veut même pas entendre parler du marxisme; qu’elle proclame réfuté et anéanti. Jeunes érudits, qui se font une carrière à réfuter le socialisme, et vieillards décrépits, gardiens du legs de tous les „systèmes“ surannés possibles attaquent Marx avec un zèle égal. Le progrès du marxisme, la propagation et l’affirmation de ses idées dans la classe ouvrière rendent nécessairement plus fréquentes et plus aiguës ces attaques de la bourgeoisie contre le marxisme qui, après chaque „exécution“ par la science officielle, devient plus ferme, plus trempé et plus vivant que jamais.

Mais, même parmi les doctrines rattachées à la lutte de la classe ouvrière et répandues principalement dans le prolétariat, le marxisme est bien loin d’avoir, d’emblée, affermi sa position. Dans les cinquante premières années de son existence (depuis les années 40 du XIX° siècle), le marxisme combattit les théories qui lui étaient foncièrement hostiles. De 1840 à 1845, Marx et Engels règlent leur compte aux jeunes hégéliens radicaux, qui professaient le point de vue de l’idéalisme philosophique. Vers 1850, la lutte s’engage dans le domaine des doctrines économiques, contre le proudhonisme. Les années 1850-1860 achèvent cette lutte : critique des partis et des doctrines qui se manifestèrent pendant la tourmente de 1848. De 1860 à 1870, la lutte passe du domaine de la théorie générale dans un domaine plus proche du mouvement ouvrier proprement dit : le bakouninisme est chassé de l’Internationale. Au début de la décade 1870-1880, en Allemagne, le proudhonien Muehlberger se met momentanément en avant; vers 1880, c’est le tour du positiviste Dühring. Mais cette fois l’influence que l’un et l’autre exercent sur le prolétariat est tout à fait insignifiante. Dès lors le marxisme l’emporte indéniablement sur toutes les autres idéologies du mouvement ouvrier.

Aux environs de 1890 cette victoire, dans ses lignes générales, est un fait accompli. Même dans les pays latins, où les traditions proudhoniennes se sont maintenues le plus longtemps, les partis ouvriers édifient en fait leur programme et leur tactique sur la base marxiste. L’organisation internationale du mouvement ouvrier, ressuscitée sous forme de congrès internationaux périodiques, se place d’emblée et presque sans lutte, dans toutes les questions essentielles, sur le terrain du marxisme. Mais lorsque le marxisme eut supplanté les théories adverses tant soit peu cohérentes, les tendances que ces théories traduisaient recherchèrent des voies nouvelles. Les formes et les motifs de la lutte avaient changé, mais la lutte continuait. Et le second demi-siècle d’existence du marxisme commence (après 1890) par la lutte du courant antimarxiste au sein du marxisme.

L’ancien marxiste orthodoxe Bernstein, qui fit le plus de bruit et donna l’expression la plus complète des amendements à Marx, de la revision de Marx, du révisionnisme, a donné son nom à ce courant. Même en Russie où, naturellement — par suite du retard économique du pays et de la prédominance de la population paysanne écrasée sous les survivances du servage, — le socialisme non marxiste se maintint plus longtemps qu’ailleurs, même en Russie il dégénère manifestement, à vue d’oeil, en révisionnisme. Dans la question agraire (programme de municipalisation des terres) comme dans les questions générales de programme et de tactique, nos socialistes-populistes remplacent de plus en plus par des „amendements“ à Marx les restes — en voie de dépérir, de disparaître, — de leur système caduc, mais cohérent à sa manière, et foncièrement hostile au marxisme.

Le socialisme prémarxiste est battu. Il poursuit la lutte, non plus sur son terrain propre, mais sur le terrain général du marxisme, en tant que révisionnisme. Voyons donc quelle est la substance idéologique du révisionnisme.

En matière de philosophie, le révisionnisme marchait à la remorque de la „science“ professorale bourgeoise. Les professeurs „revenaient à Kant“, — et le révisionnisme se traînait derrière les néokantiens. Les professeurs reprenaient les platitudes mille fois ressassées par les curés contre le matérialisme philosophique, — et les révisionnistes, souriant avec condescendance, bafouillaient (mot à mot selon le dernier Handbuch) que le matérialisme est depuis longtemps „réfuté“. Les professeurs traitaient Hegel en „chien crevé“ et prêchant eux-mêmes l’idéalisme, un idéalisme mille fois plus mesquin et plus plat que celui de Hegel, haussaient les épaules d’un air de mépris à propos de la dialectique, — et les révisionnistes allaient s’embourber derrière eux dans le marais de l’avilissement philosophique de la science, en remplaçant la dialectique „subtile“ (et révolutionnaire) par une „évolution“ „simple“ (et de tout repos). Les professeurs gagnaient leurs appointements officiels, en accommodant leurs systèmes idéalistes et „critiques“ à la „philosophie“ médiévale en vogue (c’est-à-dire à la théologie), — et les révisionnistes de se ranger auprès d’eux, s’efforçant de faire de la religion une „affaire privée“, non pas à l’égard de l’Etat contemporain, mais à l’égard du parti de la classe avancée.

Inutile de parler du véritable sens social qu’avaient ces „amendements“ à Marx, — la chose est claire par elle-même. Constatons seulement que, dans la social-démocratie internationale, Plékhanov fut le seul marxiste qui, du point de vue du matérialisme dialectique conséquent, ait fait la critique des incroyables platitudes débitées ici par les révisionnistes. Cela, il est d’autant plus nécessaire de le souligner avec force, que de nos jours des tentatives foncièrement erronées sont accomplies pour faire passer le vieux fatras d’une philosophie réactionnaire sous le couvert d’une critique de l’opportunisme tactique de Plékhanov.

En matière d’économie politique, notons avant tout que les „amendements“ des révisionnistes furent beaucoup plus variés et circonstanciés; on s’efforça d’agir sur le public par les „récentes données du développement économique“. On prétendit que la concentration de la production et l’évincement de la petite production par la grande ne s’observaient pas du tout dans l’agriculture, et que dans le commerce et l’industrie ils ne s’effectuaient qu’avec une extrême lenteur. On prétendit que les crises se faisaient plus rares aujourd’hui, plus faibles, et que vraisemblablement les cartels et les trusts permettraient au Capital de les supprimer tout à fait On prétendit que la „théorie de la faillite“ vers laquelle s’acheminait le capitalisme, était inconsistante, les antagonismes de classe ayant tendance à s’émousser, à s’atténuer. On prétendit enfin qu’il serait bon de corriger aussi la théorie de la valeur de Marx d’après Boehm-Bawerk.

La lutte contre les révisionnistes, dans ces questions, eut sur la pensée théorique du socialisme international une influence aussi féconde que la polémique d’Engels avec Dühring vingt ans plus tôt. Les arguments des révisionnistes furent examinés, faits et chiffres en main. Il fut démontré que les révisionnistes s’attachaient systématiquement à montrer sous un jour plus favorable la petite production moderne, Des données irréfutables attestent la supériorité technique et commerciale de la grosse production sur la petite, dans l’industrie comme dans l’agriculture. Mais, dans cette dernière, la production marchande est beaucoup moins développée; les statisticiens et les économistes contemporains ne savent guère, ordinairement, faire valoir les branches spéciales (parfois même les opérations) de l’agriculture, qui traduisent l’intégration progressive de celle-ci dans le système d’échanges de l’économie mondiale. Sur les ruines de l’économie naturelle, la petite production se maintient au prix d’une sous-alimentation de plus en plus accentuée, d’une famine chronique, de l’allongement de la journée de travail, d’une baisse de la qualité du bétail et de son entretien, bref avec les mêmes moyens par lesquels la production artisanale tint tête à la manufacture capitaliste. Chaque pas fait en avant par la science et la technique sape inéluctablement, inexorablement, la base de la petite production dans la société capitaliste. La tâche de la science économique socialiste est donc d’analyser ce processus dans toutes ses formes, souvent complexes et enchevêtrées; de démontrer au petit producteur l’impossibilité pour lui de se maintenir en régime capitaliste, la situation sans issue de l’économie paysanne sous le capitalisme, la nécessité pour le paysan d’embrasser le point de vue du prolétaire, Dans cette question, les révisionnistes pêchaient, sous le rapport scientifique, par une généralisation superficielle de faits pris tendancieusement en dehors de leur liaison avec l’ensemble du régime capitaliste; et sous le rapport politique, ils péchaient parce qu’ils appelaient ou poussaient inévitablement, qu’ils le voulussent ou non, le paysan à embrasser le point de vue du propriétaire (c’est-à-dire le point de vue de la bourgeoisie), au lieu de lui faire adopter le point de vue du prolétariat révolutionnaire.

Les choses allaient encore plus mal pour le révisionnisme en ce qui concerne la théorie des crises et la théorie de la faillite. Ce n’est que pendant un laps de temps très court, que seuls les moins clairvoyants pouvaient songer à une refonte des principes de la doctrine de Marx, sous l’influence de quelques années d’essor et de prospérité industriels. La réalité ne tarda pas à montrer aux révisionnistes que l’époque des crises n’était pas révolue : la crise succédait à la prospérité. Les formes, la succession, la physionomie de certaines crises s’étaient modifiées; mais les crises demeuraient partie intégrante inéluctable du régime capitaliste. Les cartels et les trusts, en unifiant la production, aggravaient en même temps aux yeux de tous l’anarchie de la production, aggravaient les dures conditions d’existence du prolétariat et l’oppression du Capital; ils envenimaient ainsi, à un degré inconnu jusque-là, les antagonismes de classe. Les formidables trusts modernes précisément ont démontré d’une façon saisissante et en de vastes proportions, que le capitalisme allait vers la faillite, tant au point de vue des différentes crises politiques et économiques qu’au point de vue de l’effondrement total de l’ordre capitaliste. La récente crise financière en Amérique, l’aggravation effroyable du chômage dans toute l’Europe, sans parler de la crise industrielle imminente qu’annoncent de nombreux symptômes, ont abouti à ceci que les récentes „théories“ des révisionnistes sont oubliées de tous, voire, paraît-il, de beaucoup de révisionnistes eux-mêmes. Seulement, il ne faut pas oublier les leçons que la classe ouvrière a tirées de cette instabilité d’intellectuels.

En ce qui concerne la théorie de la valeur, il suffit de dire que, hormis les soupirs et les allusions très voilées, à l’exemple de Boehm-Bawerk, les révisionnistes n’ont absolument rien donné ici et n’ont, par conséquent, laissé aucune trace dans le développement de la pensée scientifique.

En matière politique, le révisionnisme a tenté de reviser en fait le principe fondamental du marxisme : la théorie de la lutte des classes. La liberté politique, la démocratie, le suffrage universel privent de tout terrain la lutte de classe — nous a-t-on affirmé — et démentent le vieux principe du „Manifeste du Parti Communiste“ : les ouvriers n’ont pas de patrie. Dès l’instant où, dans la démocratie, c’est la „volonté de la majorité“ qui domine, on ne saurait, paraît-il, ni envisager l’Etat comme un organisme de domination de classe, ni refuser les alliances avec la bourgeoisie progressive, social-réformatrice, contre les réactionnaires.

Il est incontestable que ces objections des révisionnistes se résumaient dans un système de conceptions assez cohérent, savoir : de conceptions bourgeoises libérales connues de longue date. Les libéraux ont toujours prétendu que le parlementarisme bourgeois supprimait les classes et les divisions en classes, puisque tous les citoyens sans distinction bénéficiaient du droit de vote, du droit de participation à la chose publique. Toute l’histoire européenne de la seconde moitié du XIX° siècle, toute l’histoire de la Révolution russe du début du XX° siècle, montrent à l’évidence combien ces conceptions sont absurdes. Avec la liberté du capitalisme „démocratique“, les distinctions économiques. loin de se relâcher, s’intensifient et s’aggravent. Le parlementarisme. loin de faire disparaître, dévoile l’essence des républiques bourgeoises les plus démocratiques, comme organes d’oppression de classe. Aidant à éclairer et organiser des masses de la population infiniment plus grandes que celles qui, autrefois, participaient activement aux événements politiques, le parlementarisme prépare ainsi, non la suppression des crises et des révolutions politiques, mais une aggravation maximum de la guerre civile pendant ces révolutions. Les événements de Paris, au printemps de 1871, et ceux de Russie, en hiver 1905, ont montré, de toute évidence, que cette aggravation se produit inévitablement. La bourgeoisie française, pour écraser le mouvement prolétarien, n’a pas hésité une seconde à passer un marché avec l’ennemi de la nation, avec l’armée étrangère qui venait de ruiner sa patrie. Quiconque ne comprend pas l’inéluctable dialectique intérieure du parlementarisme et du démocratisme bourgeois, laquelle conduit à une solution du conflit, encore plus tranchée qu’autrefois, par la violence exercée contre les masses, ne saura jamais faire sur le terrain de ce parlementarisme une propagande et une agitation conformes à nos principes et susceptibles de préparer en fait les masses ouvrières à participer victorieusement à ces „conflits“. L’expérience des alliances, des accords, des blocs avec le libéralisme social-réformateur en Occident, avec le réformisme libéral (les cadets) dans la révolution russe, a montré de façon convaincante que ces accords ne font qu’émousser la conscience des masses, qu’au lieu d’accentuer ils atténuent la portée véritable de leur lutte, en liant les combattants aux éléments les moins aptes à combattre, les plus prompts à la défaillance et à la trahison. Le millerandisme français — l’expérience la plus considérable en matière d’application de la tactique politique révisionniste sur une grande échelle, à une échelle vraiment nationale, — a donné du révisionnisme une appréciation pratique que le prolétariat du monde entier n’oubliera jamais.

Le complément naturel des tendances économiques et politiques du révisionnisme a été son attitude à l’égard du but final du mouvement socialiste. Le mot ailé de Bernstein : „Le but final n’est rien, le mouvement est tout“, traduit la nature du révisionnisme mieux que quantité de longues dissertations, Définir sa conduite d’une situation à l’autre, s’adapter aux événements du jour, aux changements des menus faits politiques, oublier les intérêts vitaux du prolétariat et les traits essentiels de l’ensemble du régime capitaliste, de toute l’évolution capitaliste, sacrifier ces intérêts vitaux au nom des avantages réels ou supposés de l’heure : telle est la politique révisionniste. Et de l’essence même de cette politique découle ce fait évident qu’elle peut varier ses formes à l’infini, et que chaque question un peu „nouvelle“, chaque changement un peu inattendu ou imprévu des événements — ce changement dût-il, à un degré infime et pour le plus court délai, modifier la ligne essentielle du développement, — engendreront, inévitablement et toujours, telles ou telles variétés du révisionnisme.

Ce qui rend le révisionnisme inévitable, ce sont les racines sociales qu’il a dans la société moderne. Le révisionnisme est un phénomène international. Pour tout socialiste un peu averti et pensant, il ne saurait y avoir le moindre doute que les rapports entre les orthodoxes et les bernsteiniens, en Allemagne; entre les guesdistes et les jauressistes (aujourd’hui les broussistes surtout), en France; entre la Fédération social-démocrate et le Parti ouvrier indépendant en Angleterre; entre de Brouckère et Vandervelde en Belgique; entre les intégralistes et les réformistes en Italie, entre les bolchéviks et les menchéviks en Russie, sont au fond partout de même nature, en dépit de l’immense diversité des conditions nationales et des facteurs historiques dans l’état actuel de tous ces pays. La „division“ au sein du socialisme international contemporain s’opère, en fait, dès aujourd’hui, suivant la même ligne dans les divers pays du monde, attestant par là un grand pas en avant, en comparaison de ce qui se passait il y a trente ou quarante ans alors que, dans les divers pays, des tendances dissemblables s’affrontaient au sein d’un socialisme international unique. Même le „révisionnisme de gauche“, qui apparaît aujourd’hui dans les pays latins comme un „syndicalisme révolutionnaire“, s’adapte lui aussi au marxisme en le „corrigeant“ : Labriola en Italie, Lagardelle en France, en appellent à tout moment de Marx mal compris à Marx bien compris.

Nous ne pouvons nous attarder ici à l’analyse de la substance idéologique de ce révisionnisme, qui est encore loin de s’être développé comme le révisionnisme opportuniste, ne s’est pas internationalisé et n’a pratiquement soutenu aucune bataille importante avec le parti socialiste d’aucun pays. Nous nous bornerons donc au „révisionnisme de droite“, esquissé plus haut.

Qu’est-ce qui rend le révisionnisme inévitable dans la société capitaliste ? Pourquoi est-il plus profond que les particularités nationales et les degrés de développement du capitalisme ? Mais parce que, dans chaque pays capitaliste, à côté du prolétariat se trouvent toujours les larges couches de la petite bourgeoisie, des petits patrons. La petite production a engendré et continue d’engendrer constamment le capitalisme, Celui-ci crée inéluctablement de nouvelles „couches moyennes“ (appendice de la fabrique, travail à domicile, petits ateliers disséminés dans tout le pays, en raison des nécessités de la grosse industrie, par exemple le cycle et l’automobile, etc.). Ces nouveaux petits producteurs sont eux aussi inéluctablement rejetés dans les rangs du prolétariat. Dès lors il est parfaitement naturel que les conceptions petites-bourgeoises pénètrent encore et encore dans les rangs des grands partis ouvriers. Dès lors il est parfaitement naturel qu’il doive en être et qu’il en sera toujours ainsi jusqu’aux péripéties mêmes de la révolution prolétarienne. Car ce serait une grave erreur de croire que pour que cette révolution s’accomplisse, une prolétarisation „intégrale“ de la majorité de la population soit nécessaire. Ce que nous traversons aujourd’hui, le plus souvent dans l’ordre des idées seulement : discussions au sujet des amendements théoriques à Marx; ce qui, à l’heure présente, ne se manifeste dans la pratique que pour certaines questions particulières du mouvement ouvrier — comme les divergences tactiques avec les révisionnistes et les scissions qui se produisent sur ce terrain, — la classe ouvrière aura nécessairement à le subir dans des proportions incomparablement plus vastes, lorsque la révolution prolétarienne aura aiguisé toutes les questions litigieuses, concentré toutes les divergences sur des points d’une importance immédiate pour la détermination de la conduite des masses, nous aura obligés, dans le feu de la lutte, à séparer les ennemis des amis, à rejeter les mauvais alliés pour porter à l’ennemi des coups décisifs.

La lutte idéologique du marxisme révolutionnaire contre le révisionnisme, à la fin du XIX° siècle, n’est que le prélude des grands combats révolutionnaires du prolétariat en marche vers la victoire totale de sa cause, en dépit de toutes les hésitations et faiblesses des éléments petits-bourgeois.

V. I. Lénine: „Marxisme et révisionnisme“, 1908
Œevres, Tome 15


Dogmatismus und Revisionismus sind beide antimarxistisch. Der Marxismus muss sich unbedingt vorwärtsentwickeln, er muss sich mit dem Fortschreiten der Praxis weiterentwickeln, er darf nicht stillstehen. Wenn seine Entwicklung aufhört, wenn er zur alten Garnitur wird, dann hat er keine Lebenskraft mehr. Aber man darf nicht den Grundprinzipien des Marxismus zuwiderhandeln, anderenfalls begeht man Fehler. Von einem metaphysischen Gesichtspunkt aus an den Marxismus herangehen und ihn als etwas Erstarrtes betrachten — das heisst Dogmatismus. Die Grundprinzipien und die allgemeingültigen Wahrheiten des Marxismus verleugnen — das heisst Revisionismus. Der Revisionismus ist eine Art der bürgerlichen Ideologie. Die Revisionisten verwischen den Unterschied zwischen dem Sozialismus und dem Kapitalismus, den Unterschied zwischen der proletarischen und der bürgerlichen Diktatur. Das, wofür sie eintreten, ist in Wirklichkeit nicht die sozialistische Linie, sondern die kapitalistische. Unter den gegenwärtigen Verhältnissen ist der Revisionismus noch schädlicher als der Dogmatismus. Eine unserer vordringlichen Aufgaben an der ideologischen Front ist die Entfaltung der Kritik am Revisionismus.

Vorsitzender Mao Tse-tung: „Rede auf der Landeskonferenz der Kommunistischen Partei Chinas über Propagandaarbeit“, 12.03.1957. Ausgewählte Werke, Band 5. Zitiert von „Worte des Vorsitzenden Mao Tse-tung“, 2. Ausgabe, Peking 1967.

Proletarier aller Länder, vereinigt euch!
Es gibt ein Ziel — die Eroberung der Macht!

Marxismus und Revisionismus

Ein bekannter Ausspruch lautet: Würden geometrische Axiome an menschliche Interessen rühren, so würde man sicherlich versuchen, sie zu widerlegen. Naturgeschichtliche Theorien, die an alte theologische Vorurteile rührten, wurden und werden bis zum heutigen Tage aufs schärfste bekämpft. Kein Wunder, dass die Lehre von Marx, die unmittelbar der Aufklärung und Organisierung der fortgeschrittensten Klasse der modernen Gesellschaft dient, die die Aufgaben dieser Klasse zeigt und die infolge der ökonomischen Entwicklung unausbleibliche Ablösung der heutigen Ordnung durch eine neue nachweist, kein Wunder, dass diese Lehre sich jeden Schritt auf ihrem Lebensweg erst erkämpfen musste.

Von der bürgerlichen Wissenschaft und Philosophie, die von staatlich ausgehaltenen Professoren in staatserhaltendem Geiste gelehrt werden, um die heranwachsende Jugend der besitzenden Klassen zu verdummen und sie auf den äußeren und inneren Feind zu „dressieren“, braucht man gar nicht erst zu reden. Diese Wissenschaft will vom Marxismus nichts wissen, erklärt ihn für widerlegt und vernichtet; junge Wissenschaftler, die durch die Widerlegung des Sozialismus Karriere machen, wie Mummelgreise, treue Hüter der verschiedensten verschimmelten „Systeme“, sie alle fallen mit gleichem Eifer über Marx her. Das Wachstum des Marxismus, die Verbreitung und das Erstarken seiner Ideen in der Arbeiterklasse führen unausbleiblich zu immer häufigerer Wiederkehr und zur Verschärfung solcher bürgerlichen Ausfälle gegen den Marxismus, der aber aus jeder „Vernichtung“ durch die offizielle Wissenschaft immer stärker, gestählter und lebenskräftiger hervorgeht.

Doch selbst unter den Lehren, die mit dem Kampf der Arbeiterklasse zusammenhängen und vornehmlich unter dem Proletariat verbreitet sind, hat sich der Marxismus bei weitem nicht mit einem Schlage durchgesetzt. In den ersten fünfzig Jahren seines Bestehens (von den vierziger Jahren des 19. Jahrhunderts an) kämpfte der Marxismus gegen Theorien, die ihm von Grund aus feindlich waren. In der ersten Hälfte der vierziger Jahre rechneten Marx und Engels mit den radikalen Junghegelianern ab, die auf dem Standpunkt des philosophischen Idealismus standen. Ende der vierziger Jahre trat der Kampf auf dem Gebiet der ökonomischen Lehren in den Vordergrund der Kampf gegen den Proudhonismus. Die fünfziger Jahre bildeten den Abschluss dieses Kampfes: Kritik an den Parteien und Lehren, die im stürmischen Jahr 1848 in Erscheinung getreten waren. In den sechziger Jahren verschob sich der Kampf vom Gebiet der allgemeinen Theorie auf ein der unmittelbaren Arbeiterbewegung näher liegendes Gebiet: Vertreibung des Bakunismus aus der Internationale. Anfang der siebziger Jahre trat in Deutschland kurze Zeit der Proudhonist Mülberger in den Vordergrund, Ende der siebziger Jahre der Positivist Dühring. Doch der Einfluss des einen wie des anderen auf das Proletariat war schon verschwindend gering. Der Marxismus trug bereits unbestreitbar über alle anderen Ideologien in der Arbeiterbewegung den Sieg davon.

An der Schwelle der neunziger Jahre des vorigen Jahrhunderts war dieser Sieg in den Hauptzügen vollendet. Selbst in den romanischen Ländern, wo die proudhonistischen Traditionen sich am längsten behaupteten, hatten die Arbeiterparteien ihre Programme und ihre Taktik faktisch auf marxistischer Grundlage aufgebaut. Die neuerstandene internationale Organisation der Arbeiterbewegung in Gestalt periodischer internationaler Kongresse stellte sich in allen wesentlichen Punkten von Anfang an und fast kampflos auf den Boden des Marxismus. Doch als der Marxismus alle einigermaßen in sich geschlossenen, ihm feindlichen Lehren verdrängt hatte, begannen die Tendenzen, die in diesen Lehren zum Ausdruck kamen, nach anderen Wegen zu suchen. Formen und Anlässe des Kampfes änderten sich, doch der Kampf selbst ging weiter. Und das zweite Halbjahrhundert der Existenz des Marxismus begann (in den neunziger Jahren des vorigen Jahrhunderts) mit dem Kampf einer dem Marxismus feindlichen Strömung innerhalb des Marxismus.

Der ehemals orthodoxe Marxist Bernstein, der sich am lautesten gebärdete und den Korrekturen an Marx, der Überprüfung Marx’, den ausgeprägtesten Ausdruck verlieh, gab dieser Richtung, dem Revisionismus, den Namen. Selbst in Russland, wo sich der nichtmarxistische Sozialismus naturgemäß infolge der ökonomischen Rückständigkeit des Landes, infolge des Überwiegens der von den Überresten der Leibeigenschaft niedergedrückten bäuerlichen Bevölkerung am längsten behauptete, selbst in Russland wächst er vor unseren Augen offenkundig in den Revisionismus hinüber. In der Agrarfrage (Programm der Munizipalisierung des gesamten Grund und Bodens) wie in allgemeinen programmatischen und taktischen Fragen ersetzen unsere Sozialvolkstümler die absterbenden, verfallenden Überreste des alten, in seiner Art geschlossenen und dem Marxismus von Grund aus feindlichen Systems immer mehr durch „Korrekturen“ an Marx.

Der vormarxistische Sozialismus ist zerschlagen. Er kämpft weiter, doch nicht mehr auf eigenständigem Boden, sondern auf dem allgemeinen Boden des Marxismus, als Revisionismus. Untersuchen wir, worin der Ideengehalt des Revisionismus besteht.

Auf dem Gebiet der Philosophie segelte der Revisionismus im Kielwasser der bürgerlichen professoralen „Wissenschaft“. Die Professoren gingen „zurück zu Kant“ und der Revisionismus trottete hinter den Neokantianern her; die Professoren käuten die abgedroschenen pfäffischen Banalitäten gegen den philosophischen Materialismus wieder und die Revisionisten murmelten mit herablassendem Lächeln (Wort für Wort nach dem letzten Handbuch), der Materialismus sei längst „widerlegt“; die Professoren behandelten Hegel als „toten Hund“, zuckten über die Dialektik verächtlich die Achseln, obwohl sie selber Idealismus predigten, aber einen tausendmal seichteren und vulgäreren als den Hegelschen und die Revisionisten folgten ihnen in den Sumpf der philosophischen Verflachung der Wissenschaft, indem sie die „raffinierte“ (und revolutionäre) Dialektik durch die „einfache“ (und ruhige) „Evolution“ ersetzten; die Professoren arbeiteten ihr Staatsgehalt ab, indem sie ihre idealistischen wie ihre „kritischen“ Systeme der herrschenden mittelalterlichen „Philosophie“ (d.h. Theologie) anpassten und die Revisionisten rückten ihnen an die Seite, bemüht, die Religion nicht dem modernen Staat, sondern der Partei der fortgeschrittensten Klasse gegenüber zur „Privatsache“ zu machen.

Auf die wahre Klassenbedeutung derartiger an Marx vorgenommener „Korrekturen“ braucht nicht erst hingewiesen zu werden sie liegt auf der Hand. Wir wollen nur hervorheben, dass der einzige Marxist in der internationalen Sozialdemokratie, der vom Standpunkt des konsequenten dialektischen Materialismus aus an den unglaublichen Plattheiten, die die Revisionisten zusammenredeten, Kritik übte, Plechanow war. Dies muss umso nachdrücklicher betont werden, als gegenwärtig ganz fehlerhafte Versuche unternommen werden, unter der Flagge einer Kritik an Plechanows taktischem Opportunismus alten und reaktionären philosophischen Plunder durchzuschmuggeln.

Geht man zur politischen Ökonomie über, so ist vor allem zu bemerken, dass auf diesem Gebiet die „Korrekturen“ der Revisionisten noch weitaus vielseitiger und tiefgehender waren; man suchte durch „neues Material über die Wirtschaftsentwicklung“ auf das Publikum Eindruck zu machen. Man erklärte, in der Landwirtschaft vollziehe sich überhaupt keine Konzentration und keine Verdrängung des Kleinbetriebes durch den Großbetrieb, und auf dem Gebiet des Handels und der Industrie gehe sie nur äußerst langsam vor sich. Man erklärte, die Krisen seien jetzt seltener und schwächer geworden, und die Trusts und Kartelle würden es wahrscheinlich dem Kapital ermöglichen, die Krisen gänzlich zu beseitigen. Man erklärte, die „Theorie des Zusammenbruchs“, dem der Kapitalismus entgegengehe, sei unhaltbar, denn es trete eine Tendenz zur Abstumpfung und Milderung der Klassengegensätze zutage. Man erklärte schließlich, dass es nicht schaden könne, auch die Marxsche Werttheorie nach Böhm-Bawerk zu korrigieren.

Der Kampf gegen die Revisionisten in diesen Fragen führte zu einer ebenso fruchtbaren Belebung des theoretischen Denkens des internationalen Sozialismus wie zwanzig Jahre zuvor die Polemik Engels’ gegen Dühring. Die Beweisgründe der Revisionisten wurden an Hand von Zahlen und Tatsachen widerlegt. Es wurde nachgewiesen, dass die Revisionisten in Bezug auf den heutigen Kleinbetrieb systematisch Schönfärberei treiben. Die Tatsache der technischen und kommerziellen Überlegenheit der Großproduktion über die Kleinproduktion nicht nur in der Industrie, sondern auch in der Landwirtschaft wird durch unwiderlegliche Tatsachen bewiesen. Aber in der Landwirtschaft ist die Warenproduktion ungleich schwächer entwickelt und die heutigen Statistiker und Ökonomen verstehen es gewöhnlich schlecht, jene besonderen Zweige (manchmal sogar einzelne Arbeiten) der Landwirtschaft herauszugreifen, in denen sich die fortschreitende Einbeziehung der Landwirtschaft in den Austauschverkehr der Weltwirtschaft ausdrückt. Der Kleinproduzent hält sich auf den Trümmern der Naturalwirtschaft nur durch außerordentliche Verschlechterung der Ernährung, durch chronisches Hungern, durch Verlängerung des Arbeitstags, durch Verschlechterung der Qualität des Viehs und der Viehhaltung, kurz, durch dieselben Mittel, mit deren Hilfe sich auch die Hausindustrie gegen die kapitalistische Manufaktur behauptete. Jeder Schritt vorwärts, den Wissenschaft und Technik machen, untergräbt unvermeidlich und unerbittlich die Grundlagen des Kleinbetriebs in der kapitalistischen Gesellschaft, und Aufgabe der sozialistischen Ökonomie ist es, diesen Prozess in allen seinen oft komplizierten und verworrenen Formen zu untersuchen und dem Kleinproduzenten die Unmöglichkeit nachzuweisen, sich unter dem Kapitalismus zu behaupten, ihm die Ausweglosigkeit der Bauernwirtschaft unter dem Kapitalismus, die Notwendigkeit des Übergangs des Bauern auf den Standpunkt des Proletariers zu zeigen. Die Revisionisten sündigten in dieser Frage in wissenschaftlicher Beziehung durch oberflächliche Verallgemeinerung einseitig herausgegriffener Tatsachen, die sie aus ihrem Zusammenhang mit der ganzen kapitalistischen Ordnung herausrissen, in politischer Beziehung dadurch, dass sie unvermeidlich, bewusst oder unbewusst, den Bauern auf den Eigentümerstandpunkt (d.h. auf den Standpunkt der Bourgeoisie) lockten oder stießen, statt ihn auf den Standpunkt des revolutionären Proletariers zu drängen.

Mit der Krisen und Zusammenbruchstheorie war es beim Revisionismus noch schlechter bestellt. Nur ganz kurzsichtige Leute konnten und nur für ganz kurze Zeit unter dem Einfluss einiger Jahre des industriellen Aufschwungs und der Prosperität an eine Umgestaltung der Grundlagen der Marxschen Lehre denken. Dass die Krisen sich noch lange nicht überlebt haben, zeigte die Wirklichkeit den Revisionisten sehr rasch. Auf die Prosperität folgte die Krise. Die Formen, die Aufeinanderfolge, das Bild der einzelnen Krisen wandelten sich, doch die Krisen blieben ein unvermeidlicher Bestandteil der kapitalistischen Ordnung. Die Kartelle und Trusts, die die Produktion konzentrierten, steigerten zugleich vor aller Augen die Anarchie der Produktion, die Existenzunsicherheit des Proletariats und den Druck des Kapitals und verschärften so in noch nie da gewesenem Maße die Klassengegensätze. Dass der Kapitalismus dem Zusammenbruch entgegengeht im Sinne einzelner politischer und ökonomischer Krisen wie im Sinne des völligen Zusammenbruchs der ganzen kapitalistischen Ordnung , das haben gerade die neuesten Riesentrusts mit besonderer Anschaulichkeit und in besonders großem Ausmaß bewiesen. Die jüngste Finanzkrise in Amerika, die erschreckende Zunahme der Arbeitslosigkeit in ganz Europa, ganz abgesehen von der herannahenden Krise der Industrie, auf die viele Anzeichen hindeuten dies alles hatte zur Folge, dass die erst vor kurzem aufgestellten „Theorien“ der Revisionisten von aller Welt und, wie es scheint, sogar von vielen Revisionisten selbst vergessen wurden. Nur darf man die Lehren nicht vergessen, die diese intelligenzlerische Wankelmütigkeit der Arbeiterklasse erteilt hat.

Hinsichtlich der Werttheorie ist nur zu sagen, dass die Revisionisten hier, außer höchst unklaren Andeutungen und Anspielungen auf Böhm Bawerk, rein gar nichts geleistet und daher in der Entwicklung des wissenschaftlichen Denkens keinerlei Spuren hinterlassen haben.

Auf dem Gebiet der Politik hat der Revisionismus versucht, nun wirklich die Grundlage des Marxismus, nämlich die Lehre vorn Klassenkampf, zu revidieren. Politische Freiheit, Demokratie, allgemeines Wahlrecht entzögen dem Klassenkampf den Boden, sagte man uns, und dadurch werde der alte Satz des „Kommunistischen Manifests“ die Arbeiter haben kein Vaterland unrichtig. In der Demokratie dürfe man, da ja der „Wille der Mehrheit“ herrsche, weder den Staat als Organ der Klassenherrschaft betrachten noch auf Bündnisse mit der fortschrittlichen, sozialreformerischen Bourgeoisie gegen die Reaktionäre verzichten.

Unbestreitbar liefen diese Einwände der Revisionisten auf ein ziemlich geschlossenes System von Anschauungen hinaus nämlich auf die längst bekannten bürgerlich liberalen Anschauungen. Die Liberalen haben stets gesagt, Klassen und Klassenteilung würden durch den bürgerlichen Parlamentarismus aufgehoben, da unterschiedslos alle Bürger das Stimmrecht, das Recht der Mitwirkung an den Staatsgeschäften besäßen. Die ganze Geschichte Europas in der zweiten Hälfte des 19. Jahrhunderts, die ganze Geschichte der russischen Revolution zu Anfang des 20. Jahrhunderts zeigt mit aller Deutlichkeit, wie widersinnig solche Ansichten sind. Unter der Freiheit des „demokratischen“ Kapitalismus werden die ökonomischen Unterschiede nicht geringer, sondern größer und tiefer. Der Parlamentarismus beseitigt nicht das Wesen der allerdemokratischsten bürgerlichen Republiken als Organe der Klassenunterdrückung, sondern er enthüllt es. Dadurch, dass der Parlamentarismus dazu beiträgt, unvergleichlich größere Bevölkerungsmassen, als früher je an den politischen Ereignissen aktiv beteiligt waren, aufzuklären und zu organisieren, bereitet er nicht etwa die Beseitigung der Krisen und der politischen Revolutionen vor, sondern die äußerste Verschärfung des, Bürgerkriegs während dieser Revolutionen. Die Pariser Ereignisse im Frühjahr 1871 und die russischen im Winter 1905 zeigten so klar wie noch niemals, wie unausbleiblich eine solche Verschärfung eintritt. Um die proletarische Bewegung niederzuwerfen, ging die französische Bourgeoisie, ohne auch nur einen Augenblick zu schwanken, ein Abkommen mit dem Feind der gesamten Nation ein, mit den fremdländischen Truppen, die ihr Vaterland verheert hatten. Wer die zwangsläufige innere Dialektik des Parlamentarismus und des bürgerlichen Demokratismus nicht begreift, die eine noch heftigere Austragung des Streites durch Massengewalt mit sich bringt als in früheren Zeiten, der wird, niemals imstande sein, auf dem Boden dieses Parlamentarismus eine prinzipienfeste Propaganda und Agitation zu betreiben, die die Arbeitermassen tatsächlich auf eine siegreiche Beteiligung an solchem „Streit“ vorbereitet. Die Erfahrungen der Bündnisse, Abkommen und Blocks mit dem sozialreformerischen Liberalismus im Westen und mit dem liberalen Reformismus (Kadetten) in der russischen Revolution haben überzeugend erwiesen, dass diese Abkommen das Bewusstsein der Massen nur abstumpfen und die wirkliche Bedeutung ihres Kampfes nicht verstärken, sondern abschwächen, weil sie die Kämpfenden an die am wenigsten kampffähigen, an die wankelmütigsten und am meisten verräterisch gesinnten Elemente binden. Der französische Millerandismus der bedeutsamste Versuch, die revisionistische politische Taktik in breitem, wirklich nationalem Maßstab anzuwenden hat zu einem praktischen Urteil über den Revisionismus geführt, das das Proletariat der ganzen Welt niemals vergessen wird.

Die natürliche Ergänzung der ökonomischen und politischen Tendenzen des Revisionismus bildete seine Stellung zum Endziel der sozialistischen Bewegung. „Die Bewegung ist alles, das Endziel nichts“ dieses geflügelte Wort Bernsteins lässt das Wesen des Revisionismus besser erfassen als viele langatmige Ausführungen. Die Haltung von Fall zu Fall festlegen, sich an Tagesereignisse, an das Auf und Ab im politischen Kleinkram anpassen, die Grundinteressen des Proletariats, die Grundzüge der ganzen kapitalistischen Ordnung und die gesamte kapitalistische Entwicklung vergessen, diese Grundinteressen um wirklicher oder vermeintlicher Augenblicksvorteile willen opfern darin besteht die revisionistische Politik. Und aus dem Wesen dieser Politik selbst geht augenfällig hervor, dass sie unendlich mannigfaltige Formen annehmen kann und dass jede irgendwie „neue“ Frage, jede irgendwie unerwartete und unvorhergesehene Wendung der Ereignisse, selbst wenn diese Wendung die grundlegende Entwicklungslinie auch nur ganz unbedeutend und für allerkürzeste Zeit ändern würde, stets und unvermeidlich die eine oder andere Spielart des Revisionismus ins Leben rufen wird.

Die Unvermeidlichkeit des Revisionismus ist durch seine Klassenwurzeln in der modernen Gesellschaft bedingt. Der Revisionismus ist eine internationale Erscheinung. Für jeden einigermaßen erfahrenen und denkenden Sozialisten kann nicht der geringste Zweifel darüber bestehen, dass das Verhältnis zwischen Orthodoxen und Bernsteinianern in Deutschland, Guesdisten und Jaurèsisten (jetzt besonders Broussisten) in Frankreich, zwischen der Sozialdemokratischen Föderation und der Unabhängigen Arbeiterpartei in England, zwischen de Brouckère und Vandervelde in Belgien, Integralisten und Reformisten in Italien, Bolschewiki und Menschewiki in Russland im Grunde genommen überall von gleicher Art ist, trotz größter Mannigfaltigkeit der nationalen Bedingungen und der geschichtlichen Momente in der gegenwärtigen Situation aller dieser Länder. Die „Scheidung“ innerhalb des heutigen internationalen Sozialismus verläuft in den verschiedenen Ländern der Welt heute schon im Grunde genommen auf einer Linie und dokumentiert damit den gewaltigen Fortschritt gegenüber der Lage vor 30 40 Jahren, als sich in den verschiedenen Ländern innerhalb des einheitlichen internationalen Sozialismus verschiedenartige Tendenzen bekämpften. Und jener „Revisionismus von links“, der heute in romanischen Ländern als „revolutionärer Syndikalismus“ auftritt, passt sich ebenfalls dem Marxismus an, indem er ihn korrigiert“: Labriola in Italien, Lagardelle in Frankreich appellieren auf Schritt und Tritt vom falsch verstandenen an den richtig verstandenen Marx.

Wir können hier keine Analyse des ideologischen Inhalts dieses Revisionismus vornehmen, der bei weitem noch nicht zu solcher Entfaltung gelangt, noch nicht zu einer internationalen Erscheinung geworden ist wie der opportunistische Revisionismus und der in der Praxis noch keine einzige große Schlacht mit einer sozialistischen Partei auch nur eines Landes bestanden hat, Wir beschränken uns daher auf den oben umrissenen „Revisionismus von rechts“.

Worin besteht seine Unvermeidlichkeit in der kapitalistischen Gesellschaft? Warum ist er tiefer als die Unterschiede in den nationalen Besonderheiten und in den verschiedenen Entwicklungsstufen des Kapitalismus? Weil es in jedem kapitalistischen Land neben dem Proletariat immer auch große Schichten des Kleinbürgertums, der Kleineigentümer gibt. Der Kapitalismus entstand und entsteht immer wieder aus der Kleinproduktion. Eine ganze Anzahl von „Mittelschichten“ wird vom Kapitalismus unausbleiblich immer wieder neu geschaffen (Anhängsel der Fabrik, Heimarbeit, kleine Werkstätten, die infolge der Bedürfnisse der Großindustrie, zum Beispiel der Fahrrad und Automobilindustrie, über das ganze Land verstreut sind, usw.). Diese neuen Kleinproduzenten werden ebenso unausbleiblich wieder in die Reihen des Proletariats geschleudert. Es ist ganz natürlich, dass die kleinbürgerliche Weltanschauung in den großen Arbeiterparteien immer wieder zum Durchbruch kommt. Es ist ganz natürlich, dass es bis zu den, Peripetien der proletarischen Revolution so sein muss und stets so sein wird; denn es wäre ein großer Fehler zu glauben, die „volle“ Proletarisierung der Mehrheit der Bevölkerung sei notwendig, damit die Revolution durchführbar werde. Was wir heute oft nur auf ideologischem Gebiet erleben Auseinandersetzungen mit theoretischen Korrekturen an Marx was heute in der Praxis nur in einzelnen Teilfragen der Arbeiterbewegung zum Durchbruch kommt, als taktische Meinungsverschiedenheiten mit den Revisionisten und die Spaltungen auf dieser Grundlage , das alles wird die Arbeiterklasse fraglos in noch viel größerem Maßstab durchzumachen haben, wenn die proletarische Revolution alle Streitfragen verschärfen, alle Meinungsverschiedenheiten auf Punkte von unmittelbarster Bedeutung für die Bestimmung der Haltung der Massen konzentrieren, wenn sie das Proletariat zwingen wird, im Feuer des Kampfes Feind von Freund zu scheiden und die schlechten Bundesgenossen von sich abzuschütteln, um entscheidende Schläge gegen den Feind führen zu können.

Der ideologische Kampf des revolutionären Marxismus gegen den Revisionismus am Ausgang des 19. Jahrhunderts bedeutete nur eine Vorstufe zu den großen revolutionären Schlachten des Proletariats, das trotz aller Schwankungen und Schwächen des Spießbürgertums dem vollen Sieg seiner Sache entgegenschreitet.

W. I. Lenin: „Marxismus und Revisionismus“, 1908
Werke, Band 15

Kommunistische Internationale: „Der 6. Januar in den USA — Sinnbild der Krise der Demokratie“

The image above is of a burning of the Yankee imperialist flag, which has no immediate relation to the riots on the 6th of January.

We hereby reproduce an unofficial German translation of the article by the Marxist-Leninist-Maoist Internet Review „Communist International“ concerning the events in the Yankee capital on 06.01.2021. We have found the translation on the website „New Peru“ of the Association New Democracy — Germany. We have edited the format to fit that of our website and changed some aspects of Prussian German („Hochdeutsch“) which are not used in Switzerland (such as the letter „Eszett“).

Switzerland, 20.01.2021
Editorial Board of Struggle and Criticism


Proletarier aller Länder, vereinigt euch!

Der 6. Januar in den USA
Sinnbild der Krise der Demokratie

Dieser Artikel ist Ergebnis der Anwendung unseres marxistisch-leninistisch-maoistischen Standpunkts und Weltanschauung, mit den allgemeingültigen Beiträgen des Vorsitzenden Gonzalo zur proletarischen Weltrevolution, auf die Ereignisse, die sich im Klassenkampf in dem Land, das die einzige hegemoniale imperialistische Supermacht ist, auf dem anderen Hügel, abspielen und deren Folgen für das Proletariat und das Volk. Wir bekräftigen, dass die Aufgabe, vor der die Kommunisten in einer solchen Situation stehen, darin besteht, beharrlich die Partei wiederaufzubauen, um den Volkskrieg im Herzen der Bestie einzuleiten, um die sozialistische Revolution in den Vereinigten Staaten als Teil und im Dienst der proletarischen Weltrevolution zu entwickeln.

Am 6. Januar gab es nach einer Rede des noch amtierenden US-Präsidenten Donald Trump auf einer Versammlung in Washington einen Marsch der Trump-Anhänger zum Kapitol. Dies war der letzte Versuch von Donald Trump doch noch eine zweite Amtszeit zu erreichen. Eine zweite Amtszeit, in der anzunehmender Weise ein Sprung in der Frage des präsidentiellen Absolutismus durch Trump vollzogen worden wäre.

Das Wahlbetrugssystem der Yankees, welches als solches klar benannt werden muss, das durch das System der sogenannten Wahlmänner grundlegenden Standards bürgerlicher Wahlen (ein Bürger – eine Stimme) nicht entspricht, das u.a. durch „legale“ Zuordnung von Wahldistrikten und Wahlbüros, sowie restriktive Zulassungskriterien für Wähler, systematisch Reiche privilegiert und Arme benachteiligt und auch mit nicht legaler Manipulation abläuft, wie die Präsidentschaftswahl 2004 deutlich gezeigt hat, hatte ihm eine erste Amtszeit beschert. Eine zweite sollte Trump jedoch verwehrt bleiben, was offenbar frühzeitig feststand und zu den Äusserungen Trumps in Bezug auf einen von ihm befürchteten „Wahlbetrug“ zu seinen Ungunsten führte.

Trump wollte eine zweite Amtszeit erzwingen, indem er das derzeitige „Wahl“system ignorierte. Eine zweite Amtszeit von Trump hätte zu einem Sprung im Absolutismus der Exekutive geführt, genauer gesagt des Präsidialsystems vollziehen, einen präsidialen Absolutismus einführen und das Parlament (zwei Kammern) und die Justiz de facto den Entscheidungen des Präsidenten zu unterwerfen. Darum setzte er nach der Wahl die Hebel in Bewegung, die ihm zur Verfügung standen, um das Wahlergebnis nachträglich zu verändern, indem er die Konventionen des US-amerikanischen Wahlfarce-Systems verletzte. Es gab Aufrufe und Aufforderungen des ultra-reaktionären „Grossmauls“ Trump, die Wahlergebnisse in den fünf Staaten mit republikanischen Gouverneuren und in republikanisch-dominierten Parlamenten (Arizona, Georgia, Michigan, Nevada, Pennsylvania) zu missachten. Er erhob hier und im allgemeinen erneut Vorwürfe des massiven Wahlbetrugs und versuchte die Ernennung der Wahlmänner zu be- und verhindern. Aber seine Appelle wurden weder gehört, noch befolgt. Genauer stiessen sie auf offene Ablehnung der Gouverneure und der republikanischen Vertreter der Wahlkommissionen dieser Staaten. Ebenso wurden die Klagen im Namen des Kandidaten Trump zur Anfechtung der Ergebnisse in diesen und anderen Bundesstaaten allesamt von Staatsanwälten und Gerichten zurückgewiesen. Schliesslich fanden auch beim Obersten Gerichtshof keinen Widerhall, obwohl Trump versuchte mit Neubesetzungen dessen Unterstützung zu gewinnen. Darüber hinaus konnte Trumps Anwaltsschaar, mit Rudy Guilliani an der Spitze, in diesen Rechtsinstitutionen ihre Klagen nicht auf solide Beweise stützen und setzte sich der Gefahr aus wegen falscher Anschuldigungen strafrechtlich verfolgt zu werden (so passierte es auch). Wieder einmal klafft hier eine grosse Lücke zwischen dem, was das „Grossmaul“ Trump predigte und dem, was er tatsächlich zu tun in der Lage war, um seine Forderung nach einer Änderung der Wahlergebnisse konkret zu machen. Nicht einmal in den Staaten unter republikanischer Kontrolle passierte etwas.

Er verfügt nicht über die Mittel und Instrumente, um eine nicht-verfassungsmässige Amtsübernahme bzw. einen Staatsstreich in Gang zu setzen. Deshalb fanden nicht einmal die Vorbereitungshandlungen für den vielbeschworenen „Coup d’Etat“ statt. Er setzte sich dieses Ziel, er wollte es, er begehrte es, aber er war nicht in der Lage, es zu realisieren. Ein solches Vorhaben benötigt die Unterstützung oder zumindest die wohlwollende Neutralität durch die Streitkräfte, die Geheimdienste und die Bürokratie (hier die höheren und höchsten Beamten) eines Staates. Es genügt nicht, reich zu sein und grossen Medieneinfluss zu haben. So kam es zu den Aktionen am 6. Januar, mit denen Trump unter Beweis stellen wollte, dass er doch über eine Machtbasis verfüge. Er war quasi gezwungen, das zu tun um zu zeigen, dass er nicht nur ein Grossmaul ist, dass er etwas in der Hand hat. Trump hatte immer die Fähigkeit, seine Anhänger zu mobilisieren, die in den Wahlkomitees seiner Kandidatur, den rechten Banden oder Milizen und als Lumpen gruppiert und zu allem bereit sind, angeführt von einigen Trump-Leuten (enge Verbündete und Familie) und den Republikanern nahestehenden „Prominenten“. Daneben hat Trump ein Prestige innerhalb lokaler Polizeien. Vor allem aber besteht seine Machtbasis aus solchen Elementen, die Karl Marx wie folgt definierte: „Neben zerrütteten Roues [Wüstlingen] mit zweideutigen Subsistenzmitteln und von zweideutiger Herkunft, neben verkommenen und abenteuernden Ablegern der Bourgeoisie Vagabunden, entlassene Soldaten, entlassene Zuchthaussträflinge, entlaufene Galeerensklaven, Gauner, Gaukler, Lazzaroni, Taschendiebe, Taschenspieler, Spieler, Maquereaus, Bordellhalter, Lastträger, Literaten, Orgeldreher, Lumpensammler, Scherenschleifer, Kesselflicker, Bettler, kurz, die ganze unbestimmte, aufgelöste, hin- und hergeworfene Masse, die die Franzosen la boheme nennen“.1

Am 6. Januar marschierten diese nach den Reden von Trump und anderen zum Kapitol. Am Kapitol verschafften sich einige dieser Demonstranten Zugang bis hinein in den Sitzungssaal, in welchem die Bestätigung von Joe Biden als nächsten Präsidenten stattfinden sollte. Das Kapitol wurde geräumt, die Sitzung unterbrochen. Innerhalb des Kapitols kam es zu teils heftigen Auseinandersetzungen, es wurde sogar geschossen, an den Folgen starben 5 Menschen. Die Bilder gingen um die Welt und sorgten für Bestürzung – besonders unter Vertretern der Bourgeoisie in Westeuropa.

Nancy Pelosi, Democratic speaker of the House, nannte es in einer Stellungnahme „an armed insurrection against America“ und „an unspeakable assault on our nation and our people.“2 Chuck Schumer called the Trump supporters domestic terrorists. Diesen Duktus übernehmend, im Detail jedoch etwas zurückhaltender, nimmt die Botschaft der BRD in den USA Stellung. In einem Bericht, der in Ausschnitten einer Zeitung zugespielt wurde, wird von einem „in mehreren Etappen inszenierten Staatsstreich“3 gesprochen. Im Guardian wird getitelt: „The violence at the Capitol was an attempted coup. Call it that.“4 Diese weitverbreitete Meinung über die Ereignisse ist schlichtweg falsch. Was am 6. Januar passierte, war kein Staatsstreich, auch kein versuchter. Es war keine „Neuauflage des Marsches auf Rom“, wie einige Opportunisten die Unruhen auf dem Capitol Hill genannt haben. Nachdem er scheiterte mobilisierte Trump seine Lumpen um ein eigenes Symbol zu schaffen und um zu zeigen, dass er über eine Kraft verfügte, die zu allem fähig ist, mit der auch nach seiner Amtszeit zu rechnen ist, um so in einer besseren Position zu sein, seine Zukunft zu verhandeln.

Die US-amerikanischen Genossen schreiben korrekterweise: „This was no insurrection but a riot“.5 Den von den Genossen aufgezeigten Zwist innerhalb der herrschenden Autoritäten kann man unter anderem daran erkennen, dass ein Teil der Polizeikräfte Demonstranten nicht nur durchgelassen hat, sondern ihnen sogar Absperrungen öffnete.6 Offensichtlich sind Unterschiede im allgemeinen Vorgehen der Polizei z.B. zu den Black-Live-Matters-Protesten, Handshake und Diskussionen zwischen Polizisten und Demonstranten waren keine Seltenheit. Die Nationalgarde wurde erst spät eingesetzt und zwar von Mike Pence, dem Vizepräsidenten und Kopf der Legislative, mit welchem Trump in Anbetracht des oben genannten absehbaren Sprungs in der Reaktionarisierung des Staates, d.h. durch Konzentration der Macht in der Figur des Präsidenten und weniger Macht für die Legislative, die Pence repräsentiert, in grösseren Widerspruch geraten war (das Duo Trump/Pence basierte auf Zwist und Verschwörung), was auch die „Hängt Pence!“-Rufe erklärt. Damit wird allerdings nur eine Seite der Sachlage beleuchtet. Ein anderer ist für die Kommunisten von noch grösser Bedeutung und zwar die Einordnung für die Beweggründe an diesen Protesten teilzunehmen. Das ist die materielle Tatsache, die uns interessiert, unabhängig davon, für wen und was sie verwendet wurde: Die Krise der Demokratie, konkretisiert und konzentriert in der Krise des Parlamentarismus. Das Ansehen des bürgerlichen Parlaments unter den Massen tendiert gegen null, dabei ist es egal ob es sich um Kapitol, Reichstag oder Skupština, Washington, Berlin, Belgrad, Bischkek oder Jerewan handelt.

Was sich Trump zunutze machen konnte, war genau diese spontane Ablehnung durch die Massen. In den Analysen verschiedener Medien kommt dies auch teilweise zum Ausdruck. So schreibt u.a. die belgische Zeitung De Tijd: Es „… bleibt vor allem die Feststellung, dass der Glaube an Wahlen in einer Nation gestorben ist, die behauptete, die Demokratie in andere Länder zu exportieren. Das ist nicht nur für die USA ein schwarzer Tag.“7 Weniger direkt benennt die Washington Post das Problem: „Rules, norms, laws, even the Constitution itself are worth something only if people believe in them. […] faith makes it work.“8 Relativ präzise und ausführlich analysiert die deutsche Zeitung Die Zeit. Dort heisst es u.a.: „Die Erstürmung des Kapitols in Washington ist kein Ausrutscher, weil die Polizei gerade nicht richtig aufgepasst hätte oder weil allein der abgewählte Trump so irre wäre. Sie ist die Folge eines jahrelangen Verfalls der amerikanischen Institutionen und Parteien. Manche glauben, mit dem Abgang von Trump wäre das nun vorbei. Das ist ein Irrtum.“9 In einem Interview der gleichen Zeitung wird festgestellt: „Wir dachten bisher: Alte, reiche Demokratien sterben eigentlich nicht, sondern sind besonders stabil. Und doch passiert nun in den USA etwas, was diese Gewissheit ins Wanken bringt.“10 In einem dritten Artikel wird die Reaktion der Bevölkerung von Washington folgendermassen beschrieben: „… die Stadtbevölkerung nehme die Ereignisse des Vortags mit einem Achselzuckeln hin.“ Im gleichen Artikel wird auch deutlich gemacht, „Wenn sie gewollt hätten, hätten sie dieses Gebäude komplett niederbrennen können – aber das wollten sie nicht.“11 Schliesslich erklärt das gleiche Blatt: „Mehr war sowieso nicht drin, schon gar nicht ein Staatsstreich. Der war auch nicht beabsichtigt. Ein Putsch setzt schliesslich die Möglichkeit voraus, sich des staatlichen Gewaltmonopols zu bemächtigen. Auch in den Vereinigten Staaten wäre so etwas im Prinzip denkbar, aber nicht unter den heutigen Bedingungen. Nein, die Attacke auf den Kongress war eine durch und durch symbolische Aktion“.12 Genau darum konnten die Demonstranten auch gehen, als sie die entsprechenden Fotos geschossen hatten. Als sie befriedigt waren das Parlament, mit Füssen auf dem Tisch, gedemütigt zu haben. Diese Bilder sind Symbole der allgemeinen Krise des Imperialismus, welcher dieser mit der weiteren Reaktionarisierung des Staates zu entgegnen versucht, was wiederum die Krise der Demokratie vertieft, die sich in der Krise des Parlamentarismus konkretisiert. Es bestätigt sich, dass die einzige hegemoniale imperialistische Supermacht ein Koloss auf tönernen Füssen ist, dass seine Institutionen äusserst zerbrechlich sind. So fragil ist der „allmächtige“ Gigant, der die Völker der Welt mit seinen Raubkriegen überzieht! Die Bourgeoisie erkennt das Problem. Darum schlug der deutsche Aussenminister Maas auch einen „Marshallplan für Demokratie“ vor. Er sagte weiter: „Wir dürfen den Feinden der liberalen Demokratie keinen Raum geben. […] den Glauben […] an die Demokratie […] werden wir nur gemeinsam bewahren können.“13

Die Reaktion wird jetzt vielleicht anders, mit anderer Sprache, angeführt von Joe Biden. Es wird keine grosse Bewegung der Konservativen unter der Führung von Donald Trump geben. Trotz der tiefen Krise haben sich aktuell beide Fraktionen des imperialistischen Finanzkapitals der Yankees und die wichtigsten Gruppierungen innerhalb dieser Fraktionen darauf geeinigt an der Kontinuität des gegenwärtigen “Partei”systems und des Wahlsystems, mit einigen kosmetischen Korrekturen, festzuhalten, auch gegen die Bewegung die Trump führt. Die 2 Mafias (die Demokratische und die Republikanische Partei, die sich in der Regierung und in der Kongressmehrheit abwechseln) werden diese an den Rand drängen und die Lumpen werden wohl über kurz oder lang von einem neuen Condottiere angeführt werden.

Die Rettung – ähnlich machbar wie die Quadratur des Kreises – obliegt nun Joe Biden. Die jüngsten Stellungnahmen der Versöhnung aus verschiedenen Ecken der Yankee-Politik und der Erfolg der Demokratischen Partei bei den Stichwahlen in Georgia mögen augenscheinlich der Präsidentschaft Joe Bidens zum Vorteil gereichen – Repräsentantenhaus, Senat und das Weisse Haus sind nunmehr in der Hand der Demokraten –, und eine zeitweilige, relative Stabilisierung möglich zu machen. Allerdings ist der Präsident der USA kein Mann der Partei , da es schlichtweg keine Parteien im wörtlichen Sinne in den USA gibt, sondern Wahlkomitees, die die horrenden Kosten der Wahlkämpfe für die Kandidaten organisieren. So hat Biden keine Mannschaft auf die er bauen und der er vertrauen kann. Im Gegenteil eröffnet die eigene Mehrheit im Senat eine weitere Front für ihn, an der er kämpfen muss. Er muss kämpfen in einem Durcheinander von Geheimdiensten, Streitkräften, von hohen Beamten und Beratern der staatlichen Bürokratie, die zwischen der Verwaltung und den grossen nicht-staatlichen wie staatlichen Monopolen zirkulieren, von indirekt oder direkt bestochenen „Partei“gängern der Demokraten und der Republikaner, sowie von in Bezug auf die drei bürgerlichen Gewalten relativ autonomen Bundesstaaten. Ausserdem müssen relevante „Reformen“ (Massnahmen) häufig mit einer Zweidrittelmehrheit beschlossen werden. Die politische Krise, die weitere Zersetzung des imperialistischen Yankee-Staates, drückt sich insbesondere auch in den Widersprüchen aus, die durch seinen Prozess der grösseren Reaktionierung des Staates erzeugt werden. Die sogenannte „tiefe Spaltung des politischen Lebens in den USA“, ist ein exekutiv-legislativer Widerspruch. Das wurde am 6. Januar durch den Chef der Exekutive, Trump, und den Versammlungsleiter der beiden Legislativkammern, Pence, episch verkörpert. Das drückt mehr als jede andere Erklärung die Definitionen der reaktionären Akteure in dieser Zwist-Verschwörung-Verbindung aus. Gleiches gilt für den Widerspruch Zentralregierung-Bundesstaaten, weshalb die republikanischen Gouverneure dem Präsidenten nicht folgten. Diese Widersprüche werden die Fraktionen und die Gruppen innerhalb der Fraktionen des Yankee-Imperialismus weiter auseinander bringen. Dabei ist dieser Mann, der „Retter“ Joe Biden, wirklich sehr alt und nicht weniger in Agonie begriffen, als das System welches er repräsentiert.

Die Konsequenz für das Proletariat und das Volk in den USA aus diesen Tatsachen, dem Chaos nach den Wahlen und der grösseren Reaktionarisierung des Staates wird wahrscheinlich sein, dass unter dem Vorwand der Ereignisse im Kapitol mehr Repression, mehr Beschneidung von Rechten und Freiheiten gegen das Proletariat und das Volk in den USA einsetzen wird. Es muss angeprangert werden, dass mit dem von Trump auf dem Capitol Hill hinzugefügten Vorwand eine günstige öffentliche Meinung über die Notwendigkeit des „Schutzes der Demokratie“ durch die Anwendung von Zensur in den so genannten sozialen Medien geschaffen wird – ein „Cyber-Putsch“, der einzige wirkliche Putsch der stattgefunden hat.

1Karl Marx: „Der 18. Brumaire des Napoleon Bonaparte“, 1852.

2New York Times: Pelosi calls on Pence to invoke the 25th Amendment and remove Trump from office; https://www.nytimes.com/2021/01/07/us/politics/pelosi-trump-removed-from-office.html

3SZ: Nach Sturm auf das US-Kapitol – Was nun, Amerika?; https://www.sueddeutsche.de/politik/usa-aktuell-washington-deutsche-botschaft-donald-trump-1.5168958

4The Guardian: The violence at the Capitol was an attempted coup. Call it that; https://www.theguardian.com/commentisfree/2021/jan/06/trump-mob-storm-capitol-washington-coup-attempt

5Tribune of the People: Trump’s Reactionary Loyalists Riot and Breach US Capitol Building; https://tribuneofthepeople.news/2021/01/08/trumps-reactionary-loyalists-riot-and-breach-us-capitol-building/

6Vgl. https://www.nytimes.com/video/us/politics/100000007542963/capitol-police-security-failures.html ab 01:36

7De Tijd: Commentaar – ‚Doomsday‘; https://www.tijd.be/opinie/commentaar/doomsday/10275590

8Washington Post: Trump caused the assault on the Capitol. He must be removed.; https://www.washingtonpost.com/opinions/remove-trump-incitement-sedition-25th-amendment/2021/01/06/b22c6ad4-506d-11eb-b96e-0e54447b23a1_story.html

9Die Zeit: Fünf vor acht / Sturm auf das US-Kapitol – Kampf um die Demokratie; https://www.zeit.de/politik/2021-01/sturm-us-kapitol-washington-korruption-demokratie-5vor8

10Die Zeit: „Das hier ist keinesfalls schon das Ende“; https://www.zeit.de/politik/ausland/2021-01/daniel-ziblatt-us-demokratie-ausschreitungen-washington/komplettansicht

11Die Zeit: Das war noch nicht der letzte Akt; https://www.zeit.de/politik/ausland/2021-01/sturm-us-kapitol-washington-ausschreitungen-hochsicherheitszone

12Die Zeit: Sturm auf US-Parlament – Es ging ihnen um diese Bilder; https://www.zeit.de/gesellschaft/zeitgeschehen/2021-01/sturm-us-parlament-kongress-revolution-putschversuch-bilder

13FAZ: Krise in Amerika : Maas will mit Vereinigten Staaten „Marshallplan für Demokratie“ erarbeiten; https://www.faz.net/aktuell/politik/von-trump-zu-biden/krise-in-amerika-maas-will-mit-vereinigten-staaten-marshallplan-fuer-demokratie-erarbeiten-17137508.html

Polizei greift LLL-Demonstration in Berlin an

Wir teilen einen wichtigen Artikel aus der österreichischen Zeitung „AFA Infoblatt“ über den jüngsten Angriff des deutschen Staates gegen die Lenin-Liebknecht-Luxemburg-Demonstration in Berlin.


Jährlich wird Anfang Jänner mit einer Demonstration in Berlin den drei revolutionären Führern Lenin, Liebknecht und Luxemburg gedacht. 2021 ist es der 102. Jahrestag der Ermordung von Karl Liebknecht und Rosa Luxemburg. Auch dieses Jahr waren es ca. 2000 Demonstranten die sich trotz Corona-Maßnahmen nicht davon abhielten ließen auf die Straße zu gehen und kraftvoll den Vorkämpfern der Arbeiterklasse und des Volkes zu gedenken.

Mit einem lächerlichen und vorgeschobenen Grund attackierte die Polizei die diesjährige LLL-Demonstration brutal. 30 Leute wurden verhaftet. Allen Anschein nach sollten damit all jene Teilnehmer eingeschüchtert werden, die sich trotz Maßnahmen an der Demonstraition beteiligten. Doch die Demonstranten zeigten große Einheit und Solidarität und wehren den Angriff standhaft ab!

Im folgenden dokumentieren wir ein Video das nur allzu gut zeigt, dass sich die Herrschenden gerade in Zeiten wie diesen, wo sich die Krise des Kapitalismus immer weiter verschärft, auch immer härter gegen all jene richten die sich dagegen zur Wehr setzen und kämpfen:

Link zum Video

Red Report #1 (January 2021)

The Editorial Board of Struggle and Criticism is proud to present the 1st Red Report of January 2021. Starting this month, we will publish a monthly report on developments of the International Communist Movement and the revolutionary situation in uneven development in the world and in Switzerland, in English, Italian, French and German languages. These Red Reports will not replace the covering of news by our website in general, but will act as a summary and synthesis of these developments.

The publication of the 1st Red Report is part of a general development taken by the proletarian revolutionaries in Switzerland in general and our website, Struggle and Criticism, in particular, during the year of 2020. This development will soon lead to other specific changes to our website and its content.

This 1st Red Report, being the first, will concern not only the developments in the previous month of December 2020, but also previous months of 2020, which serve to illuminate the recent process of development of the Proletarian World Revolution until January 2021. It will also include some introductions to the general situation in the various countries, for the benefit of educating Swiss Comrades in international problems. Therefore, it will be longer than future issues.

We also recommend studying the Retrospect 2020 by the Editorial Board of „Communist International“, which has at the time of release been posted in Spanish and will surely be available in English very soon. This text gives a good basis to understand in what situations the Proletarian World Revolution is finding itself in and that the mandate of the hour is giving everything for the reconstitution, or constitution, of the Communist Parties, where they do not yet exist, everything for the initiation of the People’s War where it has not yet commenced, everything for the development of the People’s War where it has already been initiated — and this as soon as possible.

Translations of the 1st Red Report, into the Italian, French and German languages will soon follow.


Proletarians of all countries, unite!
There is one goal — the conquest of Power!

RED REPORT #1
JANUARY 2021

What kind of spirit is this that makes a foreigner selflessly adopt the cause of the Chinese people’s liberation as his own? It is the spirit of internationalism, the spirit of communism, from which every Chinese Communist must learn. […] We must unite with the proletariat of all the capitalist countries, with the proletariat of Japan, Britain, the United States, Germany, Italy and all other capitalist countries, before it is possible to overthrow imperialism, to liberate our nation and people, and to liberate the other nations and peoples of the world. This is our internationalism, the internationalism with which we oppose both narrow nationalism and narrow patriotism“.


Chairman Mao Tse-tung
„In Memory of Norman Bethune„
21.12.1939
Selected Works, Vol. 2

We hereby report on some developments in the International Communist Movement, the political situation and the class struggle internationally and in Switzerland in the period until January 2021.

INTERNATIONAL

Graphic in defense of the life of Chairman Gonzalo by the Communist Party of Ecuador — Red Sun from 2017. In Spanish, it reads: „Proletarians of all countries, unite! Long live Chairman Gonzalo and his all-powerful Thought! Long live the reorganization of the Communist Party of Peru in the midst of the People‘s War!“
.

On the 24th of September 2020, it was the 28th anniversary of Chairman Gonzalo‘s speech, the popularization of the 3rd Plenum of the Central Committee of the Communist Party of Peru, which shines powerfully and victoriously before the world. On this occasion, actions were carried out across the world by Communists and revolutionaries, and a Common International Declaration was issued: „Learn from Chairman Gonzalo!“. In this Declaration, the International Communist Movement emphasized important points on the tasks of the Communists and revolutionaries. It is necessary that the proletarian revolutionaries in Switzerland, especially those who have been busy with other tasks since the end of September, closely study this Declaration as well as the Speech of Chairman Gonzalo on the 24th of September 1992.

In November of 2020, a new international Marxist-Leninist-Maoist review, called „Communist International, was launched. On this review, the Comrades will be able to find documents of the International Communist Movement as well as Editorials and Retrospectives concerning the developments of the Proletarian World Revolution. Because of this, it is important that all of the proletarian revolutionaries in Switzerland regularly read the articles and documents published by „Communist International“. They should also understand that such an international review is an important step forwards in the struggle for the re-unification of the International Communist Movement, for the Unified International Maoist Conference, for the New International Organization of the Proletariat and for the reconstitution of the glorious, correct and justified Communist International.

Already, several important documents have been published on „Communist International“, which proletarian revolutionaries should study. One is titled: „Some Fundamental Questions on Marxism-Leninism-Maoism„, and concerns two important questions: 1) What is fundamental in Maoism?, and 2) What is Maoism?

On the 28th of November 2020, it was the 200th birthday of the historic Great Leadership of the international proletariat and close Comrade of Karl Marx: Comrade Friedrich Engels, who synthesized Marxism and made contributions to its new, second and higher stage: Leninism. On this occasion, actions were carried out across the world by Communists and revolutionaries, and a Common International Declaration was issued: „200th Birthday of Frederick Engels International Declaration“. In this Declaration, the role of Comrade Engels is emphasized and important basic questions of Marxism are settled. It is of great necessity that all proletarian revolutionaries in Switzerland study this Declaration, in order to better grasp, defend and apply, mainly apply, the ideology which they struggle to embody and under the guidance of which they struggle for the proletarian revolution: Marxism-Leninism-Maoism-Gonzalo Thought, mainly Gonzalo Thought.

A new issue of „People‘s March“, the journal of the People‘s War in India, was released in October 2020, in which an article discusses the role of Comrade Engels in the founding of Marxism.

The Communist Party of the Philippines, which leads the People‘s War in that country, issued a statement on the bicentennial of the birth of Engels.

We also reproduce documentation of some of the many actions which were carried out across the world on the 28th of November.

On the 3rd of December 2020, it was the 86th birthday of the greatest living Communist on the face of the Earth and Great Leadership of the international proletariat: Chairman Gonzalo, who has synthesized Maoism and contributed to its inevitable new, fourth and higher stage. It was also the Day of the People‘s Liberation Army, the 2nd Instrument of the Peruvian Revolution, which wages the People‘s War under the firm leadership of the Communist Party of Peru. On this occasion, actions were carried out across the world by Communists and revolutionaries.

The international review „Communist International“ published, on the occasion of the 3rd of December, a document titled: „Some Basic Knowledge of Marxism“, which contains a statement of Chairman Gonzalo from the 1st Party Congress of the Communist Party of Peru in 1988, concerning the two introductory paragraphs of the document „On Marxism-Leninism-Maoism“, in which Chairman Gonzalo synthesized Maoism. This document is important to study and it is good that it was published.

We also reproduce documentation of some of the many actions which were carried out across the world on the 3rd of December.

On the 18th of December 2020, it was the 142nd birthday of Comrade J. V. Stalin, historic Great Leadership of the international proletariat, who synthesized Leninism and contributed to its new, third and higher stage: Maoism. On this occasion, an important document by Chairman Gonzalo concerning the battle of Stalingrad was posted in an English translation by Comrades from the United States. Comrades in Brazil also carried out several graffiti actions reading: „Long live the 142nd years of the Great Stalin!“.

On the 26th of December 2020, it was the 127th birthday of Chairman Mao Tse-tung. On this occasion, Communists and revolutionaries in the whole world carried out actions, and the Editorial Board of the International Magazine „The Maoist“ issued a Declaration: „Hoist, Defend and Apply Maoism to Solve New Problems in the New Situation that World History is Entering!“.

PEOPLE’S WAR IN PERU

In order to comment on the developments of the People‘s War in Peru, in order to educate our Comrades in Switzerland, it is necessary to first clarify some aspects of its history and why it is central to defend the People‘s War in Peru today, and in particular defend the life of Chairman Gonzalo.

In Peru, the People‘s War was initiated on 17th of May 1980 by the Communist Party of Peru. This Party had been first constituted under the Great Leadership of José Carlos Mariátegui in 1928, before revisionism usurped the leadership, liquidated Mariátegui‘s Thought and General Political Line and abandoned the course of the Peruvian Revolution. It was the Red Faction led by Chairman Gonzalo which reconstituted the Party through a long period of struggle against revisionism, starting in the 1960s and culminating in 1979. The People‘s War developed strongly and reached the Strategic Equilibrium in 1991. In 1982, as a result of the People‘s War, Chairman Gonzalo was able to synthesize Maoism as the new, third and higher stage of Marxism. In 1988, the 1st Party Congress was held, which was the first Marxist Congress of the Communist Party of Peru, the first Marxist-Leninist-Maoist Congress in world history and which systematized Gonzalo Thought. The 1st Party Congress was a milestone in the history of the Party and it was popularized in the „Interview with Chairman Gonzalo“. Later, the 3rd Plenum of the 1st Central Committee was held, another milestone which developed Gonzalo Thought further and was popularized in the Speech of Chairman Gonzalo on the 24th of September 1992, following his arrest by the old State in collaboration with Yankee imperialism.

Following the arrest of Chairman Gonzalo, problems arose connected to the absence of the Great Leadership. Not only the Chairman, but also much of the Central Committee was arrested. It became necessary to appoint other Comrades to leading posts, such as the one called Feliciano, who became the main responsible of the Central Committee. Nonetheless, the People‘s War went on, following the line of the 1st Party Congress, the resolutions of the 3rd Plenum and the directives given by the Chairman in his historic Speech.

Following the arrest of Chairman Gonzalo, a Campaign was initiated to defend his life and health against the plan of the old Peruvian State to assassinate him. It spread across all continents of the world. However, in 1993, some of the old Central Committee members arrested alongside Chairman Gonzalo betrayed the revolution. They claimed that peace talks were necessary, that the 1st Party Congress was no longer valid, and an actor was portrayed as „Chairman Gonzalo“, who was claimed to have written „peace letters“. However, these rats could not operate outside of the prisons of the reaction, they achieved no influence within the Party, the reaction had to admit that the „peace letters“ were falsified, and the Party rightfully condemned the „peace letters“ as a hoax. The entire International Communist Movement took position for this and the People‘s War continued, fulfilling important Campaigns and Plans.

However, in the mid 1990s, a „Left“-Opportunist Line, a militarist, anti-Communist line, then taking the form of a 3rd Right-Opportunist Line, began structuring itself inside the Main Regional Committee of the Party and parts of the People‘s Army. They claimed „loyalty to Gonzalo Thought“ and reproduced the lie of the 2nd ROL, that Chairman Gonzalo was „a traitor to the revolution“. They are referred to today as the Militarists, and their leaders are the brothers „José“ and „Raúl“, They were unable to seize the Central Committee, then headed by „Feliciano“, and thus decided to rat it out to the Yankee CIA and the Peruvian reaction. In the Summer of 1999, the entire Central Committee was arrested. It then became necessary to raise the General Reorganization of the Communist Party of Peru in the midst of the People‘s War, which has not stopped for one second since its initiation in 1980. This General Reorganization is distinct from „reconstitution“, which is not currently taking place since there are Party Committees, the People‘s Liberation Army and People‘s Committees, and it is nearing its culmination.

Today, the People‘s War in Peru continues to develop. There are Comrades taking up the task of reorganizing the Central Committee, as can be seen from the „Interview with Comrade Laura in the Support Bases of the Vizcatán Mountains“.

Recently, 77 rats of the 2nd Right-Opportunist Line were arrested in Peru. They belong to the organization „MOVADEF„, or „Movement for Amnesty and the Defense of Fundamental Rights“, which is one of the organisms the 2nd ROL attempts to use to „participate in the political life“ of Peru. This organization is exposed and bankrupt. Although they collaborate with the old State to defeat the People‘s War, they are paid with the only thing the reaction has: more repression. The reaction is attempting to portray these rats as the „third instrument“, the United Front, of the Party, which shows that they are becoming more desperate. There have been two important documents issued in this regard:

Peru People‘s Movement: We Denounce a New Edition of the Hoax Against Chairman Gonzalo, the Leader of the Party and the Revolution“.

Front for the Defense of the People‘s Struggles — Ecuador: The Two Deadly Sins of Movadef“.

Otherwise, our Comrades can find documents by the Communist Party of Peru and the Peru People‘s Movement in Spanish on the website Red Flag, whereas general news from Peru can be found on New Peru.

PEOPLE’S WAR IN TURKEY

The People‘s War in Turkey is led by the Communist Party of Turkey/Marxist-Leninist (TKP/ML), a Marxist-Leninist-Maoist Party, through the Workers‘ and Peasants‘ Liberation Army of Turkey (TIKKO). This Party was founded by Comrade Ibrahim Kaypakkaya and has persisted through decades of armed struggle and People‘s War, surmounting every attempt by the reaction to suppress it and by revisionism to split it apart, be it by the „Maoist Communist Party“ („MKP“), the „Marxist-Leninist Communist Party“ („MLKP“) or the „TKP-ML, the last of which tried to liquidate the People‘s War to become footsoldiers of Yankee imperialism in Northern Syria, which is chauvinistically referred to as „Rojava„ (meaning „West“ in Kurdish — we emphasize, as Comrade Kaypakkaya did, the existence of a Kurdish nation in three parts, North, South and East, while there is no „West Kurdistan“, Northern Syria being an ethnically mixed zone with mainly Arabs, but also Assyrians and Kurds).

In the recent months, the People‘s War in Turkey has intensified, as has the response by the reaction. In September, the Comrades Nubar and Rosa were martyred; in October, the Comrades Özgür and Asmin; and in November, the Comrades Deniz and Muharrem. These Comrades were Communists and revolutionaries, militants of the TKP/ML and combatants of TIKKO; they served the people in the highest way possible: with gun in hand, through People‘s War. All revolutionaries must learn from their example as fighters of our very same international class.

Actions have been carried out across Turkey and the world in memory of these immortalized Comrades. A video shows commemorative events in 21 European cities.

The People‘s War in Turkey has also further unfolded military actions against imperialism and the old Turkish State. In December, an office of the ruling Kemalist-fascist „Justice and Development Party“ was attacked with gunfire, and the „Ensar Foundation“, a State-run institution notorious for sexual abuse of children, was set on fire. An office of the fascist party had also been attacked with explosives. And on November 27th, it was reported that bombings were carried out against soldiers of the fascist Turkish State, which killed 1 officer and injured 11 soldiers. This was the „rage of the partisans“ against those who kill and torture our Comrades.

Comrades from the United States published an overview of the historic General Secretaries of the Communist Party of Turkey/Marxist-Leninist, including documents not before translated into English, which can be found here.

PEOPLE’S WAR IN INDIA

The People‘s War in India originally began in 1969, when the Naxalbari Uprising led Marxist-Leninist revolutionaries from the cities to go down to the countryside, led by Comrade Charu Majumdar and the Communist Party of India (Marxist-Leninist). When this Comrade was assassinated by the old Indian State, the Party was split apart, and it was not until 2004 that there was once more a unified Communist Party, the Communist Party of India (Maoist) which leads the People‘s War.

The People‘s War continues to advance with military actions every day. As do the mass protests led by the Party. It was reported:

Before, already on December 6th, thousands of villagers in Bastar have come out in protest against the arrest of six farmers put on trial for being „Maoists“. A week before, the protests started as dharnas for five days at Kademeta village from where the farmers were arrested. On the 6th, the protests had grown to around 5000 villagers, blocking the local road for hours. While the protesters have not submitted any memorandum of any sort, their demands grew from the liberation of the arrested to the dismanteling of all security camps and the scrapping of the planned iron ore mine in the are“.

The reactionary media reported: „They (Maoists) are now appealing their cadre to shift the focus and strategy of using the PLGA, which comprises of trained guerrillas, to form Peoples’ Liberation Army (PLA) which would include masses, supporters and armed rebels too for expanding their dominated and controlled areas“.

And the Party has announced: „Develop People‘s Liberation Guerrilla Army into People‘s Liberation Army and guerilla warfare into mobile warfare with the aim of developing Dandakaranya and Bihar-Jharkhand into Liberated Areas!“.

The reactionary media reports how the Party deals with snitches: „Sources said that around 30 to 40 Maoists entered the village and he was dragged out of his house in Vanagarai, 2 km away from Maddigaruvu Junction on the Pedabayalu route in the midnight of Tuesday. His wife was also beaten by the Maoists when she and other villagers tried to stop them. After interrogation, he was hacked to death“.

We also report with sorrow the death of Comrade Velmurugan, who fell in Kerala at the hands of the semi-feudal, semi-colonial, bureaucrat-landlord, social-fascist government of the „Communist Party of India (Marxist)“, splitters who condemned Comrade Majumdar, and their old State co-conspirators. Comrade Velmurugan and the countless other martyrs of the People‘s War in India live on in the struggle of the international proletariat.

We can also report that the Party held People‘s Trials leading to the execution of 25 police collaborators, including spies inside the Party itself, in Chhattisgarh: „Those executed included 17 secret agents and 8 police informants, who were planted among the guerrillas by police. They were tried by a People’s Court that revealed anti-people activities, including receiving money from the police, plotting to murder local officials, committing atrocities against women and children to undermine morale, looting villages, arresting innocent young people and forcing them to work for the police, and collaborating with police to plant mines that ultimately killed eight guerrillas of the PLGA“.

Currently, the CPI (Maoist) is celebrating the 20th anniversary of the founding of the Indian People‘s Army: the People‘s Liberation Guerrilla Army. On this occasion, actions have been carried out across the world in support of the People‘s War in India.

The People‘s War in India is one of the four in the world today, which form the axis of the Proletarian World Revolution. All of our Comrades should keep updated on news from the People‘s War, which are regularly posted on New Epoch Media and International Committee to Support the People‘s War in India, and read the journal People‘s March, regularly published on Banned Thought.

PEOPLE’S WAR ON THE PHILIPPINES

The Communist Party of the Philippines celebrated the 52nd anniversary of its reconstitution on December 26th 2020. In 1968, it was reconstituted by a close group of cadres and militants, led by José Maria Sison, then known as Comrade Amado Guerrero. The Party founded the New People‘s Army in 1969, initiated the People‘s War the same year, and founded the National Democratic Front of the Philippines in 1973. The People‘s War has today spread to most of the country, with thousands of Comrades and millions of masses. However, there have also been problems. Recently, a polemic broke out between our Comrades in the United States and the Communist Party of the Philippines concerning some questions of revolutionary strategy and tactics. We believe that the US Comrades are generally correct in their positions and that the Philippine Comrades unfortunately take a right-opportunist position, which is related to the peace talks. We share all of the documents of the polemic between the Comrades in the US and the Philippines. We also share the comment of Comrades from Turkey on this issue.

1) To Celebrate Biden‘s Victory is Incompatible with Anti-Imperialism“ (Tribune of the People, 13.11.2020).

2) „Comments on Tribune of the People‘s ‚Open Letter‘ to the Communist Party of the Philippines“ (Marco Valbuena, 20.11.2020).

3) „Open Letter to Marco Valbuena and the Communist Party of the Philippines“ (Tribune of the People, 27.11.2020).

4) „The Swamp Where Bob Avakian Fell! The Dead End of the Communist Party of the Philippines!“ (New Democracy, 01.12.2020).

5) „Opinion: Communist Party of the Philippines Shows Reluctance to Fight until Victory“ (Ed Dalton, 11.12.2020).

6) „Reform Does Not Bring Peace: Support for Armed Struggle in the Philippines“ (Tribune of the People, 25.12.2020).

However, the People‘s War is still advancing steadily. The recent break-down of the peace talks will ensure more combativeness and more actions in the People‘s War. In his speech on the 26th of December, Sison stated:

According to the publications of the Communist Party of the Philippines, the point now is to develop the guerrilla fronts in every region to become revolutionary base areas, bring about the maturation of the strategic defensive and enter the stage of the strategic stalemate in due course. The frequent tactical offensives by NPA platoons and companies in the strategic defensive will pass to frequent tactical offensives by NPA companies and battalions in the strategic stalemate. The time will will surely come when NPA battalions and regiments will accomplish the strategic offensive on a nationwide scale“.

The Comrades have also stated that they will be doing more actions of the type selective annihilation, with the perspective of forming what they call „partisan teams“ in the cities and the surrounding agglomeration. Marco L. Valbuena, the Chief Information Officer of the Communist Party of the Philippines stated: „() There is a standing order for the NPA to form partisan teams to mete out punishment against enemy units and officers who have committed bloody crimes against the people. Recently, partisan teams of the NPA have successfully punished some notorious fascist criminals, including Jumar Bucales, who heads a local paramiltary vigilante group responsible for the 2015 Lianga massacre. In due time, the NPA will be able to form more partisan teams who can carry out punitive actions in the cities or close to the cities.“ (our emphasis)

These perspectives signify a more ambitious and combative attitude in the Communist Party of the Philippines, which we wish to see develop further.

Updates from the People‘s War on the Philippines can be found at the website of the Party Information Bureau here.

BRAZIL

In Brazil, an Agrarian Revolution with armed struggle has been waged since the 1990s, when the struggle to reconstitute the Communist Party of Brazil began. The Brazilian contingent of the international proletariat has its vanguard: the Communist Party of Brazil (Red Faction), guided by Marxism-Leninism-Maoism, mainly Maoism, with the universal contributions of Chairman Gonzalo, that is to say, Gonzalo Thought. This Party has published important documents which should be studied by all our Comrades, such as „Lenin and the Militarized Communist Party and „People‘s War and Revolution“.

There are also many great struggles taking place in Brazil. We recommend that all Comrades read the regular news published by the revolutionary newspaper New Democracy, which circulates in large amounts in many Brazilian cities and countryside zones. Of particular importance are the struggles in the countryside, where the peasantry, led by the League of Poor Peasants, is reclaiming the soil from the landlords, and the People‘s Women‘s Movement, the country-wide organization of proletarian feminists.

The revolutionary movement in Brazil shakes the country through the Agrarian Revolution and thousands of actions of various types every year. It is also important to note how Comrades in the entire world have carried out actions in solidarity with the struggle of the Brazilian people against imperialism, semi-feudalism and bureaucratic capitalism.

In 2020, a very impressive video was produced by Comrades from Brazil on the occasion of the 98th anniversary of the constitution of their Party.

Comrades from Ecuador also carried out an action in solidarity with the League of Poor Peasants.

ECUADOR

In Ecuador, the vanguard of the proletariat is the Communist Party of Ecuador — Red Sun, a Marxist-Leninist-Maoist-Gonzalo Thought Party. There are also important struggles, especially of the peasantry for „soil to the tiller„ and against the expansion of bureaucratic capitalism into the countryside. In order to understand the situation in Ecuador better, it is good to read the articles published by the Front to Defend the Struggles of the People of Ecuador.

Recently, the International Communist Movement was informed of the death of Comrade Joselo, founder of the Communist Party of Ecuador — Red Sun. Actions were carried out across the entire world in memory of the Comrade, who lives on in the hearts of the international proletariat.

MEXICO

In Mexico, there is a strong and growing revolutionary movement, especially represented by the organization Current of the People — Red Sun. The Comrades work among the deepest and broadest masses and have in the recent months focused on the defense of the health of the people. A manifestation was recently held in the city of Nezahualcóyotl, which signifies the expansion of the movement.

There is an ongoing international campaign for a Mexican Comrade who was disappeared by the reaction because he has undertaken the legal defense of Comrades accused by the Mexican reaction. The slogan of the campaign is: „Present Dr. Sernas Alive!“, and actions have been carried out across the world.

CHILE

Our Comrades should know of the Chilean new-democratic newspaper The People, which publishes news from the class struggle in that country. There are many Comrades in the country who participate in the revolutionary movement and struggle for the reconstitution of the Communist Party of Chile, which was constituted by the great Marxist Luis Emilio Recabarren.

PARAGUAY

In Paraguay, armed struggle is being carried out by the Maoist-influenced Paraguayan People‘s Army. Recently, a Comrade from this organization‘s political leadership was arrested by the old Paraguayan State.


Laura Villalba of the Paraguayan People‘s Army

COLOMBIA

A good source for news from Colombia is the website The Rebel.

Colombian Comrades have struggled hard alongside the masses in the recent months, where there have been widespread mass protests. The Comrades also carried out celebrations of the 90th anniversary of the constitution of the Communist Party of Colombia and the 55th anniversary of its reconstitution as the Communist Party of Colombia/Marxist-Leninist.

IRELAND

Ireland is a semi-colonial (in the so-called Republic of Ireland, the so-called „Free State“) and colonial (in so-called Northern Ireland) country, where English imperialism dominates. Much like the Jura zone of Switzerland, Ireland (and in particular Northern Ireland) has had a history of intense armed struggle led by the national bourgeoisie against imperialist rule. Although the armed struggle was liquidated with the capitulation of the opportunist Sinn Fein in 1998, there are Comrades adhering to Marxism-Leninism-Maoism who struggle for a Communist Party, the re-establishment of the Irish Republican Army and the socialist and anti-imperialist revolution in Ireland. These Comrades are the Irish Socialist Republicans and Anti-Imperialist Action, from whom we share some pictures, a statementand a video.

YUGOSLAVIA

Yugoslavia, formally divided into the States of Slovenia, Croatia, Bosnia and Herzegovina, Serbia, Montenegro, Kosovo and Northern Macedonia, is a Balkan country which is a particularly striking example of semi-colonialism. Although Yugoslavia emancipated itself from imperialist and fascist rule through revolutionary war in the 1940s, the revisionism of Tito led it to become subjugated to imperialism once more, mainly Yankee imperialism. With the death of Tito, the imperialists abused contradictions among the various peoples of Yugoslavia to incite wars and split the country apart. Through a process of genocides and several civil wars, the country was torn apart into small warlord States, as in 1920s China. Some of these, such as „Kosovo“, in fact do not exist, but are just military bases for Yankee imperialism.

As a response to the revisionism of Tito, some Comrades took anti-revisionist positions and defended the line of Comrade Stalin. The Labor Party are such Comrades, and they have existed since the 1950s. Despite the harshest repression, the Comrades have operated secretly for decades, carrying out work across the false State lines while combating both Greater Serbian Nationalism and the imperialist encroachment upon their country. Today, these Comrades have taken up the ideas of Chairman Mao. In the interest of educating our Comrades about the situation in Yugoslavia, we share some images from the Labor Party.

A video was published by the Labor Party summarizing the year of 2020, which contains some impressive footage of the propaganda work and training of the Comrades in Yugoslavia.

NEPAL

Since the liquidation of the People‘s War in Nepal by the revisionist traitors Prachanda and Bhattarai in 2006, the Nepalese masses have been clamoring for the reconstitution of the Communist Party of Nepal and the re-initiation of the People‘s War. Revolutionist groups within the grassroots of revisionist-led Parties carry out armed actions regularly in Nepal — for instance, on December 27th, members of one such Party exchanged fire with the police, an armed strike was carried out on December 18th in four districts of the Gandaki Province, a police spy was executed on December 8th in the Morang District, and two revolutionists were arrested on November 26th for carrying out a bomb attack in the Udayapur District.

In Nepal, there are also those who take up the task of reconstituting the Party. For instance, a document was published in August discussing this question: „The question of rebuilding the Maoist movement in Nepal“.

ESTONIA

An important document was published on the Finnish revolutionary website „Red Flag„ concerning the situation of Estonia, which is a semi-colonial country in the Baltic region of Europe. The article can be found here and gives the reader a better understanding of how bureaucratic capitalism expresses itself in Eastern Europe.

UNITED STATES

In the United States, there is a large and growing revolutionary movement guided by Marxism-Leninism-Maoism, mainly Maoism. News can be found on the website Tribune of the People, and theoretical articles on Struggle Sessions. It has also come to our attention that another website, focused on the struggle of the Black Nation and of the various African oppressed nations, has recently been launched. This new website is known as The Struggle, and so far, two important articles have been published on the conditions for the constitution/reconstitution of the Communist Parties in South Africa and Tanzania, respectively. We greet these Comrades in their struggle to creatively apply Maoism where it has not been done before.

Many actions are carried out across the United States. We recommend that our Comrades read the weekly series by Tribune of the People, „Repression and Resistance“ and „Week in the Struggle“ for more updates on the mass struggles and revolutionary movement in the USA.

CANADA

In Canada, the recent months have shown great developments of the revolutionary movement, in particular of the Revolutionary Student Movement, and the complete bankruptcy of both the Old Ideas Clique in Montréal, who prove themselves more and more as a dogmato-revisionist anti-Maoist sect, and the post-modernist deviation which the Maoists in most of Canada had previously been afflicted by, but which is more and more being put on the trash heap of history. We reproduce documentation of some important actions in Canada in the following, and also wish to highlight the founding of a new online bookstore run by the Comrades in Quebec: Guiding Thoughts. The Editorial Board of Struggle and Criticism supports the struggle for the reconstitution of the Communist Party of Canada as a militarized, Marxist-Leninist-Maoist-Gonzalo Thought Party for the People’s War until Communism wholeheartedly. The RSM Comrades also write write:„ (…)RSM-Toronto aims to foster this potential into a disciplined force guided by Marxism-Leninism-Maoism–Gonzalo Thought. We will turn the high schools into trenches of combat for the revolution. It is up to us to forge the next generation of fighters for the working class.(…)

FRANCE

During the end of 2020, the Comrades in France have carried out many actions against the state of emergency and for the reconstitution of the Communist Party of France, which was founded 100 years ago. An impressive video was published at the YouTube channel „Assault the Heavens„, titled: „Let Us Reconstitute the Communist Party!“. Two other important videos were also published in December, titled: „The Communist Party in France 1917-1936“ and „Against the State of Emergency, Resist Blow by Blow!“.

„Let us reconstitute the Communist Party!“

ITALY

News from Italy can be found at the blog Proletarian Communists.

AUSTRIA

In Austria, powerful actions have been unfolded on the occasion of the 75th anniversary of liberation from Nazi-Fascism, as well as among the masses, in particular by the Red Women‘s Committees. We share some pictures from these actions, as well as the new issue of the Anti-Fascist Info Paper: December 2020.

GERMANY

News from the revolutionary movement in Germany can be found at Serve the People.

FINLAND

News from the revolutionary movement in Finland can be found on the website Red Flag.

NORWAY

News from Norway can be found on Serve the People Media.

SWEDEN

News from Sweden can be found at the websites of the Communist League of Sweden and Proletarian Action Gothenburg.

DENMARK

News from Denmark can be read on the blog Socialist Revolution. There is also a collection of digitized documents available on Communist Library.

A sticker on a Danish train.

SWITZERLAND

We have received information that a celebration of New Year‘s Eve was carried out by proletarian revolutionaries in Switzerland, in which the participants reaffirmed their commitment to the cause of the reconstitution of the Communist Party of Switzerland. A flag was hung with the historic hammer and sickle of the Party, alongside a banner and portraits of the Great Leaders of the international proletariat: Marx, Engels, Lenin, Stalin, Chairman Mao and Chairman Gonzalo, as well as the historic founder of the Party, Leonie Kascher, and its historic chairman, Jakob Herzog.

An important document was recently published by the organization Red Star — Switzerland, titled: „Marxism and Queer Emancipation“. The authors state that it will soon be published in the Italian, French and German languages. We believe that this document is a valuable contribution to understanding the question of patriarchal oppression of LGBT+ people in class society and queer emancipation on the basis of Marxism, which is why we share it. It is published on the new website „Stella Rossa Svizzera — Etoile Rouge Suisse — Roter Stern Schweiz“.

At Struggle and Criticism, we recently published new English translations of two important documents by the proletarian revolutionaries in Switzerland: „Comrade Barbara Kistler, Martyr of the Proletarian World Revolution, Is Immortal!“ and „Leonie Kascher and the Comintern“. These documents are prefaced by our Editorial Board with some remarks on their merits and limitations. We recommend that all of our Comrades study these documents.

Switzerland, January 2021
Editorial Board of Struggle and Criticism

English Translation: „Comrade Barbara Kistler, martyr of the Proletarian World Revolution, is immortal!“ and „Leonie Kascher and the Comintern“

We hereby publish English translations of two important documents from the revolutionary movement in Switzerland. The first document, titled: „Comrade Barbara Kistler, martyr of the Proletarian World Revolution, is immortal!“, was first published on our website in February of 2020. It is a statement of the Red Star — Switzerland in memory of Comrade Barbara Kistler, a firm anti-imperialist and proletarian revolutionary from Switzerland, who fought and fell in the People‘s War in Turkey.

The second document, titled: „Leonie Kascher and the Comintern“, was first published on our website in August of 2019. It is an analysis of the historic role played by Comrade Leonie Kascher, who led the process of struggle for the constitution of the Communist Party of Switzerland for the conquest of Power, in relation to the 1st World Congress of the glorious, correct and justified 3rd Communist International in April of 1919, held just one month before the constitution of the Communist Party of Switzerland. We also translate our introductory note to this article from its first publication in German:

This text deals with Comrade Leonie Kascher. It arises in the context of a study by the Communists in formation in the Swiss State of our own history. This is also how ‚Struggle and Criticism‘ came into being, with a text from last year on the 100th anniversary of the Country-Wide Strike. The text on the Country-Wide Strike was generated in a context and is therefore marked by faults, both ideological and historic. We omitted important parts of the revolutionary situation at that time, we supported the opportunist SP-Platten line (and completely ignored the revolutionary CP-Kascher line), and we also point out errors in the understanding of Marxism-Leninism-Maoism, mainly Maoism. We believe that the text must be corrected, and it will be“.

Of course, these documents are more than one year old, and because great transformations have taken place in the revolutionary movement in Switzerland since then, it should be kept in mind that these documents, while generally good contributions to a revolutionary understanding of our history, also may contain limitations and even mistakes. We therefore wish to correct our own previous positions in the article on Leonie Kascher:

1) The Communist Party of Switzerland was not represented at the 1st World Congress. What was represented was the Communist Group of Switzerland, the Red Faction led by Comrade Kascher. It would only be in the month following the 1st World Congress that the Party was constituted.

2) The Communist Party of Switzerland will not be reconstituted as a Marxist-Leninist-Maoist, mainly Maoist Party, but as a Marxist-Leninist-Maoist-Gonzalo Thought, mainly Gonzalo Thought Party, which must establish a Guiding Thought as guarantee for the victory of the Swiss Revolution. This is an important distinction, because Gonzalo Thought is the highest peak of our ideology and the only systematized contribution to the inevitable new, fourth and higher stage of Marxism. There can only be one ideology of the international proletariat, specified to the concrete conditions of each specific revolution, and because Gonzalo Thought is universal, the ideology of the international proletariat today, sole and all-powerful, is Marxism-Leninism-Maoism-Gonzalo Thought, mainly Gonzalo Thought.

We have also added some clarifying footnotes to the two documents, as well as emphasized some points in the final paragraph of „Leonie Kascher and the Comintern“.

These documents, being already available in the German language, will soon be translated into the Italian and French languages.

With these remarks, we have prefaced these two documents in the new English translation.

Switzerland, January 2021
Editorial Board of Struggle and Criticism


Proletarians of all countries, unite!
There is one goal — the conquest of Power!

Comrade Barbara Kistler, Martyr of the
Proletarian World Revolution, Is Immortal!

27 years ago, Comrade Barbara Anna Kistler, combatant of the Workers‘ and Peasants‘ Liberation Army of Turkey (TIKKO), fell in the mountains of Dersim. She gave her life for the Communist Party of Turkey/Marxist-Leninist (TKP/ML) and the People‘s War in Turkey, one of the four People‘s Wars today and a part of the Proletarian World Revolution. In the attempt to kill the Comrade, the old Turkish State in reality immortalized her, because imperialism, revisionism and reaction of all kinds cannot kill our combatants, the fallen of the Proletarian World Revolution. All those who have given their lives to sweep away imperialism from the surface of the Earth live forever in our struggle and have dyed our flag blood-red with all of the blood which they have shed for golden Communism. The struggle for the conquest of Power and for Communism is condemned to win and the old order, the old State, is condemned to fail and die. Chairman Mao said: „Make trouble, fail, make trouble again, fail again… till their doom; that is the logic of the imperialists and all reactionaries the world over in dealing with the people’s cause, and they will never go against this logic. This is a Marxist law“.1 He also said: „Fight, fail, fight again, fail again, fight again… till their victory; that is the logic of the people, and they too will never go against this logic. This is another Marxist law“2.

Barbara Kistler was born on the 21st of November 1955 in Zürich. As a daughter of the proletariat, she already early grasped the true character of the imperialist system and began to be organized politically at the age of 16. The by Yankee imperialism supported coup d‘etat against Allende in Chile destroyed all illusions about a „peaceful road to socialism“ and other such counter-revolutionary lies for her, and it became crystal clear to her, that revolutionary violence is a universal law for the destruction of the old and the construction of the new.

As a consistent anti-imperialist and internationalist, the Comrade through her political work in the middle of the ‘80s came into contact with supporters of the vanguard of the proletariat in Turkey, the TKP/ML. Through these contacts, she studied the Programme of the Party very precisely, and decided to become active in the class struggle in Turkey under the leadership of the TKP/ML. On the 19th of May 1991, she was arrested in a big raid by the rotten Turkish State, in which two Comrades were executed by the reaction. The genocidal Turkish State made her spend the first 14 days in the torture prison Gayrettepe and thereafter in the prison Bayrambasa. The torture by the reaction could not break her, and she condemned the bureaucratic capitalist Turkish State during her trial with her statement: „You have no right to condemn proletarian internationalism!“. An international campaign demanding her freedom developed, and she was set free on the 16th of September the same year, and for one month returned to the Swiss State3, before she clandestinely traveled back into Turkey. The Comrade became a combatant of the People‘s Army TIKKO and fought in the countryside and mountains for the new-democratic revolution. On the 7th of February 1993, Barbara Anna Kistler fell in the mountains of Dersim.

The task of the Communists in formation in the Swiss State today is the reconstitution of the Communist Party of Switzerland, as a militarized, Marxist-Leninist-Maoist Party, as a struggle machine in service of the conquest of Power and the establishment of the dictatorship of the proletariat through the socialist revolution in the form of People‘s War, which is the military theory of the international proletariat, and the continuation of the proletarian revolution through cultural revolutions until shining Communism. It must be clear, that the fulfillment of this task is a historical necessity, and we are and must be tools of necessity. Although Barbara Kistler did not grasp this task, she is remembered by the international proletariat as a consistent anti-imperialist, as a martyr who shed her blood and gave her life for the Proletarian World Revolution and for the international proletariat.

Comrade Barbara Kistler, martyr of the Proletarian World Revolution, is immortal! All martyrs of the Proletarian World Revolution are immortal!

Long live the People‘s War in Turkey! Long live the Proletarian World Revolution!

Reconstitute the Communist Party of Switzerland! Unite under Maoism!

Switzerland, February 2020
Red Star

1Chairman Mao Tse-tung: „Cast Away Illusions, Prepare for Struggle!“, 14.08.1949. Selected Works, Vol. 4.

2Ibid.

3The term „Swiss State“, which was previously used by the proletarian revolutionaries in Switzerland to refer to this country, is no longer used. It was unscientific and reflected a misconception of the nature of the State and of Swiss imperialism.


Proletarians of all countries, unite!
There is one goal — the conquest of Power!

Leonie Kascher and the Comintern

There is one goal — the conquest of Power!“.1

In March of 1919, around 100 years ago, the 3rd International was founded in Moscow. Switzerland was represented by two factions: Through the Communist Party of Switzerland (CPS), the so-called „Old Communists“, represented through Leonie Kascher; and through the Social-Democratic Party of Switzerland, represented through Fritz Platten. As Jew, foreigner, woman and proletarian, Leonie Kascher herself was affected by gross oppression. In Poland, she was not allowed to study due to anti-semitic and sexist limitations. Before her immigration to Switzerland, she was already active in the revolutionary socialist movement in Poland. She came to Switzerland in 1913, and in order to study, she also worked in a factory. She became politically active fast — as a socialist, she struggled for the independence of Poland and even volunteered for the liberation struggle — but quickly returned to Zürich, severely disappointed by the Polish liberation movement. „On the spot, I was soon convinced that this war was, on the part of Poland, not being fought for the working class and socialism“,2 she remembered. The Social-Democratic Parties of Europe at this time supported the participation by their countries in the 1st World War. Against this, the Comrade supported and united with the Zimmerwald Left, which arose in the Bern village of Zimmerwald in 1916 at a conference of the anti-imperialist left, which positioned itself against the imperialist war and against the ruling line of the Social-Democratic Parties.

Then, she was first active inside of the Social-Democratic Party of Switzerland (SPS). To this, she said: „In the factory, I got used to the environment of the workers, of the labor movement, fast, I participated in a strike, entered the union and later — in the Summer of 1916 — the Social-Democratic Party of Switzerland. It was clear to me that the revolutionary struggle of the proletariat is the real way to its liberation“.3 „Under the permanent leadership of Vladimir Ilyitch [Lenin] and with his tireless and patient aid to the members of the Swiss Party, especially the youth, we waged a permanent, principled struggle against the opportunist tendencies in the Party, and we worked in the midst of the masses“.4

Later, the „Demand Group“5 arose, a revolutionary youth group in Zürich. Following the October Revolution in Russia in 1917, a mass insurrection in Zürich followed, the November Insurrection, in which this group participated in the front lines. Comrade Kascher distributed leaflets in which the soldiers were encouraged to turn around the guns. For this, she was imprisoned for weeks because of calling for mutiny. After she was free again — and more Comrades still sat in the dungeons — she drafted the fundamental document of the CPS — the so-called „Old Communists“. „The will to struggle is admittedly the first condition for the new means of struggle to thrive“,6 she wrote, and this means of struggle was the „Soldiers‘ and Workers‘ Councils“. The Soldiers‘ Councils at this time served the goal of conquering Power militarily, whereas the Workers‘ Councils represented the masses. Shortly thereafter, she was condemned to prison, after which she — as a foreigner — was commanded to leave Switzerland by the Federal Council. She was deported to Moscow — right on time to participate in the Founding Congress of the Communist International.

At the Founding Congress of the Comintern, Leonie Kascher showed both the opportunist line of the SPS as well as the revolutionary line of the CPS: „Besides the Socialist Party and the Socialist Youth Organization, there exists in Switzerland a small, but purposeful Communist movement. The roots and school of this Communist movement lay in the Zimmerwald Left, the spirit of which was, besides us, also present in Switzerland. What we learned from the Zimmerwald Left was to demand mass action, and not in the far future, but right in the present moment. […] We already knew that there was one goal — the conquest of Power“.7The Comrade also showed the methods of work of the Communists inside of the Swiss State, how they gathered the ideas and demands of the masses, synthesized them and in the form of slogans and demands brought them back to the masses. Thus, the question of Power was inevitably linked to practical demands and the daily struggle — such as the eight hour day.

The Comrade actually shouldn’t have been allowed to participate in the Congress — Fritz Platten, the representative of the left-wing of the SPS, was not happy about her participation. Only on the basis of personal intervention by Lenin was the CPS represented alongside the SPS at the Founding Congress. Kascher demanded to break with reformism and opportunism in Switzerland, a struggle she led at the Comintern Congress as well, with the agreement of Lenin. To this, she described: „Knowing that Platten would be representing the left-wing of the SPS at the Congress, I asked him [Lenin] if I should report on what I considered to be Platten‘s overly cautious, opportunist tactics; it was with the greatest pleasure that I heard Lenin‘s harsh ‚yes‘. It was that unrelenting Leninian adherence to principle which did not permit the covering up of disagreements and the suppression of criticism from below, from the masses — given that Platten represented a very influential group“.8 This demand to break with reformism and opportunism was implemented in 1921, when the left-wing of the SPS split off from its Party and together with the „Old Communists“ united in the CPS, which is to say, the left-wing of the SPS was incorporated into the CPS.

Comrade Leonie Kascher was one of the best fighters of our class ever seen in this country. She was an eagle, she understood with far-sightedness, bravery and energy the concrete situation and on a correct basis, on the basis of Lenin Thought, constituted the Party of the proletariat, the Communist Party, for the reconstitution of which we struggle today. Leonie Kascher means struggle; means to combat imperialism, revisionism and reaction uncompromisingly. Leonie Kascher means the conquest of Power; means to center on the question of Power, means to understand that „the time of parliamentarism is over, we can no longer expect anything from this bourgeois institution“.9 Leonie Kascher means CPS; means the necessity to constitute it, which today means to reconstitute it. We must embody these three qualities in our work. Comrade Leonie Kascher is not dead, her combative spirit lives on in us, the Communists in formation in the Swiss State.

Learn from Leonie Kascher!

Wave upon wave, blow upon blow! Construct the Party of the proletariat!

Combat imperialism, revisionism and reaction uncompromisingly!

1Comrade Leonie Kascher: „Speech at the 1st Meeting of the 1st World Congress of the Communist International“, April 1919.

2Autobiography of Comrade Leonie Kascher.

3Ibid.

4Ibid.

5The Red Faction led by Comrade Kascher was the Communist Group of Switzerland, which led the newspaper „The Demand“. The names „Demand Group“ and „Old Communists“ are names applied by the reaction to create an artificial, non-existant distinction between the CPS at its constitution in May 1919 and following the incorporation of the left-wing of the SPS into the Party in 1921. In reality, there is no such distinction.

6Manifesto of the Communist Party of Switzerland.

7Comrade Leonie Kascher: „Speech at the 1st Meeting of the 1st World Congress of the Communist International“, April 1919.

8Autobiography of Comrade Leonie Kascher.

9Ibid.

Internationale Erklärung zum 200. Geburtstag von Friedrich Engels

Wir veröffentlichen hier eine (inoffizielle) Übersetzung des Internationalen Erklärung zum 200. Geburtstag des Genossen Friedrich Engels.

Proletarier aller Länder, vereinigt euch!

Internationale Erklärung zum 200. Geburtstag von Friedrich Engels

Man kann den Marxismus nicht verstehen und nicht in sich geschlossen darlegen, ohne sämtliche Werke von Engels heranzuziehen!“(Lenin)

Vor 200 Jahren, am 28. November 1820, wurde der große Friedrich Engels geboren! Engels ist einer der zwei Gründer des Marxismus, einer der Klassiker des Marxismus-Leninismus-Maoismus und der engste Kampfgefährte eines von der drei Titanen, der allmächtigen, weil wahren proletarischen Ideologie, Karl Marx. Zu seinem 200. Geburtstag wollen wir sein Werk hochleben lassen und besonders seine Verdienste um die Schaffung, Definition und Entwicklung des Marxismus betonen, die er unter der Führerschaft des großen Karl Marx dem internationalen Proletariat gegeben hat. Friedrich Engels war Sekundant der Führerschaft von Marx in der entstehenden Internationalen Kommunistischen Bewegung (IKB), und seine Beiträge waren wesentlich für die weitere Entwicklung des Marxismus zum Marxismus-Leninismus und Marxismus-Leninismus-Maoismus.

Engels wurde in Barmen (Wuppertal) geboren. Engels‘ Familie waren Textilfabrikanten, was es ihm ermöglichte, schon sehr früh Kontakt mit den deutschen Arbeitern und dann mit dem englischen Industrieproletariat aufzunehmen. Schon in jungen Jahren rebellierte Engels gegen den Philisterismus des preußischen Bürgertums und kritisierte in Gedichten, Briefen und kleinen Artikeln die königliche Herrschaft und die Zustände in Preußen und war glühender revolutionärer Demokrat. In seiner Zeit beim Militär zu Beginn der 1840er Jahre, sammelte er wichtige Erfahrungen, die ihm später noch sehr nützlich sein sollten und sein fortdauerndes Interesse an militärischen Fragen weckten, weshalb ihn Karl Marx in Anerkennung seines militärischen Wissens in proletarischer Freundschaft auch immer „General“ nannte. In der Hauptstadt Preußens, als Teil des Kreises der Linkshegelianer konnte er seine Kritik an der herrschenden Ordnung vertiefen, ehe er nach England ging, dem damals entwickeltesten kapitalistischen Land der Welt, um dort zu arbeiten. In England war er das erste Mal mit den umfassendsten und reifsten gesellschaftlichen Formen der kapitalistischen Produktionsweise konfrontiert. Immer klarer wurden ihm die Klassengegensätze und der dadurch hervorgerufene Klassenkampf. England erlebte damals auch starke politische Erschütterungen und zahlreiche Massenbewegungen. An ihnen nahm Friedrich Engels lebhaft teil. Durch diese Erfahrungen mit der entfalteten kapitalistischen Produktion und den politischen Kämpfe der Massen, legte Engels in diesen Auseinandersetzungen immer mehr seinen alten linkshegelianischen Idealismus ab und entwickelte starke Bestrebungen, um nicht nur Anteil an den Kämpfen der Arbeiterklasse zu haben, sondern sich fest mit ihr zu verbinden und sich zu einem Teil ihrer Kämpfe zu machen.

Über diesen Schritt schrieb Friedrich Engels: „Ich wollte euch in euren Behausungen sehen, euch in eurem täglichen Leben beobachten, mit euch plaudern über eure Lebensbedingungen und Schmerzen, Zeuge sein eurer Kämpfe gegen die soziale und politische Macht eurer Unterdrücker. Ich verfuhr dabei so: Ich verzichtete auf die Gesellschaft und die Bankette, den Portwein und den Champagner der Mittelklasse und widmete meine Freistunden fast ausschließlich dem Verkehr mit einfachen Arbeitern; ich bin froh und stolz so gehandelt zu haben.“ (Engels)

Der große Friedrich Engels gibt hier den Kommunisten der Welt ein hervorragendes Beispiel dafür, sich mit den Massen zu verbinden und im Klassenkampf eine feste Position auf Seiten des Proletariats, mit den Massen lebend, arbeitend und kämpfend, einzunehmen.

I. Die Kampfgemeinschaft von Karl Marx und Friedrich Engels. Die marxistische Weltanschauung.

Die beiden Begründer des Marxismus, der geniale Karl Marx und sein engster Kampfgefährte Friedrich Engels, begannen unabhängig voneinander zu forschen und an den Klassenkämpfen teilzunehmen. Sie kamen in dieser Zeit zu ähnlichen Ergebnissen, und darauf aufbauend errichtete sich der Bund dieser beiden proletarischen Führer, der den Lauf der Welt verändern sollte und in dem der Titan Marx die Führerschaft hatte, denn er ist der erste Titan und Hauptrepräsentant des ersten der drei großen und grandiosen Sprünge, wie es der Vorsitzende Gonzalo definierte. Diese erste Zeit in England war für die Weltanschauung und das Verständnis von Friedrich Engels entscheidend, was in diesem Zusammenhang sehr wichtig ist, und der andere Titan Lenin sagt darüber, dass Friedrich Engels vor allem wegen der „englischen Jahre später zum Marxisten wurde“.

Ebenso lehrt der große Lenin durch seine Analyse des Briefwechsels von Karl Marx und Friedrich Engels, dass „man mit Recht die Namen Karl Marx und Friedrich Engels nebeneinanderstellt, als Begründer des modernen Sozialismus“ (Lenin). Als einer von zwei Gründern des modernen Sozialismus, der Ideologie der Kommunisten, heute Marxismus-Leninisus-Maoismus, hauptsächlich Maoismus, hat also Friedrich Engels in engster Kampfgemeinschaft mit dem Karl Marx selbstständige Beiträge zur Gründung und Entwicklungen aller drei Bestandteile des Marxismus und damit zur proletarischen Weltanschauung gegeben. Es handelt sich um Beiträge zur Entstehung des Marxismus und Entwicklungen und Beiträge zum Marxismus, die wir anlässlich des 200. Jahres seiner Geburt hervorheben und betonen möchten.

Unsere Begründer Karl Marx und Friedrich Engels verband in ihrem Werk ein unzerstörbares Band im Denken und Handeln in ihrem gemeinsamen Kampf um die Emanzipation des Proletariats. Sie sind die Verfasser der Manifest der Kommunistische Partei von 1848, das als Geburtsurkunde der Internationalen Kommunistischen Bewegung gilt. Dessen Veröffentlichung fällt mit dem großen revolutionären Aufschwung der Jahre 1848/49 zusammen, der ganz Europa, von England bis Ungarn, erschüttern sollte, als zum ersten Mal in der Geschichte eine bewaffnete Konfrontation zwischen dem Proletariat und der Bourgeoisie stattfand. Der Marxismus wurde im Feuer des Klassenkampfes geschmiedet und gehärtet.

Der von Engels initiierte und mit dem Werk von Marx gekrönte Zwei-Linien-Kampf war grundlegend für den wichtigen Sieg der marxistischen Roten Fraktion auf dem Zweiten Kongress des Bundes der Gerechten im November 1847. Auf diesem von Karl Marx persönlich geleiteten Kongress mit Friedrich Engels als Sekretär wurde die Änderung des Namens des Bundes, der von nun an Bund der Kommunisten hieß, gebilligt und sein altes Motto „Alle Menschen sind Brüder“ in das unsterbliche Motto geändert: „Proletarier aller Länder, vereinigt euch!“

Sie erfanden die Welt nicht „neu“, sondern sie überwanden die beschränkte Interpretation und veränderten sie durch ihr Werk im Dienst der revolutionär transformierenden Praxis des Proletariats. Sie gingen aus vom Besten, was sie in der alten Gesellschaft in den Bereichen der politische Ökonomie, des Sozialismus und der Philosophie vorfanden. Damit entwickelten sie die drei Bestandteile des Marxismus und eigneten sich die besten Errungenschaften der alten Gesellschaft von der Spitze her an, überwanden sie durch dialektisch-materialistische Synthese und schufen damit inmitten der Feuer des Klassenkampfes die einzig wissenschaftliche und entmystifizierende Ideologie des Proletariats.„Nicht in den Köpfen einzelner Weiser, sondern im wirklichen revolutionären Kampf der unterdrückten und ausgebeuteten Massen des Proletariats, im Wachstum ihrer Organisiertheit, ihres Bewusstseins, ihrer revolutionären Entschlossenheit, die sich im Verlauf des Kampfes entwickeln, sahen Marx und Engels die Bürgschaft für den Triumph des Sozialismus.“, wie es die Kommunistische Internationale 1937 inmitten des Kriegs gegen den Faschismus festhielt. Das heißt Einheit zwischen Theorie und Praxis, nicht nurdie Welt zu interpretieren, denn „es kommt aber darauf an sie zu verändern.“ (XI. These über Feuerbach)

Ein weiteres Kennzeichen der marxistischen Weltanschauung Friedrich Engels war die Prägung durch politische Untersuchungsarbeit. Nicht nur ließ er sich Bücher und Statistiken aus der ganzen Welt schicken, wertete sie gründlich aus, studierte sie vorbildlich und eignete sich den rationalen Inhalt des Material an, sondern er betrieb auch die politische Untersuchung, wofür ein hervorragendes Beispiel sein Werk „Die Lage der arbeitenden Klasse in England“ ist. Darin stellt er fest, dass Streiks „die Schule des Krieges sind, in der sich die Arbeiter auf den großen Kampf vorbereiten, der jetzt unvermeidlich ist“. Dieses Werk bezeichnete der Gigant Lenin als „eines der besten Werke des Marxismus“ (Lenin) und es ist Kennzeichen dafür, was Lenin, einer der drei Größten unter den Großen des Marxismus, mit hoher Anerkennung als „das hauptsächliche Verdienst von Friedrich Engels“ bezeichnet: der Kampf um die Verbindung des Sozialismus mit der Arbeiterbewegung, was eine Voraussetzung und Garantie des Sieges des Proletariats in seiner Revolution, heute in Form von Volkskrieg ist.

Nach dieser Periode intensiver Gefechte des Klassenkampfes ging Marx zu der wesentlichen Aufgabe über, den wissenschaftlichen Sozialismus theoretisch zu entwickeln, indem er die Kritik an der bürgerlichen politischen Ökonomie in den 50er und 60er Jahren zur Ausarbeitung des Kapitels 1867 vollendete, was nur drei Jahre nach der Gründung der Internationalen Arbeitervereinigung geschah. In dieser Zeit erfüllte der große Engels mit enormer Hingabe die revolutionäre Aufgabe, die organisatorische Unterstützung von Marx, dem professionellen Führer des Proletariats, sicherzustellen.

Während dieser ganzen Zeit führte er eine intensive Korrespondenz mit Marx und diskutierte sorgfältig alle Entwicklungen des revolutionären und proletarischen Kampfes in Europa und der Welt. Marx schrieb in seinem Brief vom 7. Mai 1867, kurz nachdem er die Manuskripte des ersten Bandes des Kapitals dem Drucker übergeben hatte: “Ohne Dich hätte ich das Werk nie zu Ende bringen können, u. ich versichre Dir, es hat mir immer wie ein Alp auf dem Gewissen gelastet, daß Du Deine famose Kraft hauptsächlich meinetwenig commerciell vergeuden u. verrosten liessest und, into the bargain, noch alle meine petites misères mitdurchleben mußtest.”

Die volle Genialität der Kampfgemeinschaft von Karl Marx und Friedrich Engels wird in einem Brief von Paul Lafargue beschrieben, der auch sehr gut wiedergibt, welche Rolle die Beiträge von Friedrich Engels hatten: „Marx wurde nicht müde, die Universalität des Wissens von Engels zu bewundern, wie auch die wunderbare Elastizität, die ihm gestattete, mit Leichtigkeit von einem Gegenstand zu anderen überzugehen, und Engels liebte es, die Macht von Marxens Analyse und Synthese anzuerkennen. Damit ist vollkommen klar, dass Friedrich Engels entscheidend für die Schmiedung des Marxismus war und vor allem, dass er deshalb entscheidend sein konnte, weil die Synthese bei Marx lag. Die Synthese aber ist, das lehrt uns wiederholt der Vorsitzende Gonzalo, entscheidend. Genau deshalb konnte Friedrich Engels seine Rolle als einer von zwei Gründern des Marxismus so hervorragend, vollständig und genial ausfüllen, weil er die „Macht der Synthese“ von Marx anerkannte, sich unter dessen Führerschaft stellte und die Führerschaft von Karl Marx mit hervorragendem Einsatz sein Leben lang verteidigte. Gerade deshalb stellte er selbst auch mit Blick auf die internationale Arbeiterbewegung ihrer Zeit fest, dass „Marx ihnen allen durch Genie, wissenschaftliche Genauigkeit und Gelehrsamkeit weit überlegen ist.“ (Engels) und weiter: „Ohne ihn [- Marx] wäre die Theorie heute bei weitem nicht das, was sie ist. Sie trägt daher auch mit Recht seinen Namen.“ (Engels) Und dieser Name repräsentiert die ewige proletarische Kampfeinheit Marx-Engels!

II. Friedrich Engels‘ Werk als einer der Gründer des Marxismus.

Der großartige Friedrich Engels war der internationalen Arbeiterbewegung berühmt für seine feste Verteidigung der Prinzipien des Kommunismus und der mächtige Lenin, Führer der Großen Sozialistischen Oktoberrevolution, betonte energisch, dass Engels „sein ganzes Leben ein unbarmherziger Feind des Hineintragens des Philistertums in den Kommunismus war“ (Lenin).

Hoher Ausdruck dieser festen Haltung Friedrich Engels war sein Kampf gegen Proudhon, den er schon vor Erscheinen von dessen Buch „Die Philosophie des Elends“ führte, und der eine wichtige Grundlage für das vernichtende und elementare Werk von Marx „Das Elend der Philosophie“ war. In diesem Kampf gegen Proudhon wies Engels kraftvoll darauf hin, dass es die „Hauptsache war, die Notwendigkeit der gewaltsamen Revolution nachzuweisen“ (Engels). Und entgegen allen Kräften die Friedrich Engels vom großen Marx trennen wollen und verzweifelt versuchen einen Keil in ihr untrennbares Werk zu treiben, gegen alle die auch später versuchten das Werk von Friedrich Engels zu verfälschen und für den Revisionismus in Besitz zu nehmen, war es ebenfalls Friedrich Engels der in diesem frühen Kampf gegen Proudhon, schon im Jahre 1846, die gewaltsame Revolution als eines der drei allgemeinen Kriterien und als allgemeines Mittel des Kommunismus definierte. Diese Definition der „gewaltsamen Revolution“ als Prinzip des Kommunismus erfolgte als Teil der intensiven Beschäftigung von Friedrich Engels mit Fragen der Militärwissenschaft und er war der erste, der die Militärwissenschaft direkt in den Dienst des Proletariats stellte.

In dieser Frage gab Engels dem internationalen Proletariat auch entscheidende Hinweise über Fragen der militärischen Taktik und Methode, indem er die militärische Linie in feste Beziehung zur Entwicklung des Proletariats und der kapitalistischen Gesellschaft setzte, feststellte dass der Barrikadenkampf eine veraltete und unnütze Taktik sei und das Proletariat und seine Partei mit fortschreitender historischer Entwicklung auch neue Formen der Kriegsführung in der Revolution finden müssen. Er wies aber auf die notwendige Langwierigkeit neuer Formen der Revolution hin indem er davor warnte „sich die Revolution als ein über Nacht abzumachendes Ding vorzustellen. In der Tat ist sie ein mehrjähriger Entwicklungsprozess der Massen unter beschleunigenden Umständen“ (Engels) Weiter wies er darauf hin, dass das Proletariat gegen die Bourgeoisie das Volk hinter sich sammeln muss, um seine Revolution zum Sieg zu führen. Die von Engels erwähnten „neue Formen“ wurden dem Proletariat über den Weg der Großen Sozialistischen Oktoberrevolution gegeben und schlussendlich findet die höhere Entwicklung der Militärtheorie des Proletariat, der langandauernden Volkskrieg, wie er erstmals systematisch und als allgemein in sich abgeschlossene Theorie vom großen und genialen Führer der chinesischen Revolution und der Proletarischen Weltrevolution, dem Vorsitzenden Mao Tse-tung dargelegt wurde.

Im Kampf gegen den niedrigen und verachtenswerten Proudhon war es auch Friedrich Engels, der entscheidende Verdienste hatte an der Grundsteinlegung jener Kontingent, aus der die Sozialdemokratische Arbeiterpartei Deutschlands geformt werden sollte (die spätere Kommunistische Partei Deutschlands), da er selbst das Treffen leitete, mit dem diese Gruppe dem Einfluss der Anarchisten und Proudhons entrissen wurde und sich unter die Führung des Marxismus stellte. Engels bekräftigte sich hier als Vorkämpfer für die proletarische Partei, die zu schaffen von Beginn an prinzipielles Ziel der Kampfgenossenschaft von Marx und Engels war. Reden wir von Friedrich Engels und der Partei des Proletariats, dann reden wir immer auch vom Proletarischen Internationalismus und der Internationale des Proletariats, das ist essenziell! Die Verdienste von Engels um die internationale Arbeiterbewegung, um die Erste Internationale Arbeiterassoziation und die Zweite Internationale, sind unermesslich.

Der Kampf den er um die Formierung der Kommunisten und Konstituierung der Kommunistischen Partei zur Zeit der Ersten Internationale leistete, wurde auch vom Titanen Karl Marx mit Hochachtung bedacht und der intensive Briefwechsel der beiden Begründer des Marxismus zu dieser Frage zeigt sehr genau, dass sie hierbei planmäßig, in engster Übereinstimmung und fester Einheit handelten. Gerade deshalb betraute der große Karl Marx auch Friedrich Engels mit dem Entwurf für das „Manifest der Kommunistischen Partei“. Nach dem Tode von Marx setzte Engels dessen Werk fort und er verstand es hervorragend, die Zweite Internationale zu führen als Instrument des Kampfes gegen Opportunismus und Revisionismus. Mit ihr als Organ und Instrument, wurde der 1. Mai als Internationaler Kampftag des Proletariats von Friedrich Engels persönlich initiiert, womit er die Bedeutung der „Internationale der Tat“ hervorhob. Gerade im Kampf gegen Kautskys falsche Anschauungen, betonte Friedrich Engels innerhalb der Zweiten Internationale immer wieder das zunehmende Gewicht der antikolonialen Kämpfe und die Bauernfrage, der – wie es Lenin definierte und der Vorsitzende Mao richtungsweisend betont – zweiten großen Kraftder Internationalen Kommunistischen Bewegung (zwei große Kräfte der revolutionäre Bewegung: Die Bewegung des internationalen Proletariats, die die ganze Welt umfasst und die nationale Befreiungsbewegung, die in den unterdrückten Nationen entsteht) , und beschäftigte sich intensiv mit Fragen der Revolution in Irland, Algerien, Indien und vielen weiteren Kolonialländern.

In Beziehung zu den antikolonialen Kämpfen ist zu erinnern, dass Marx und Engels die Notwendigkeit der Bauernkämpfe für die Vollendung der demokratischen Revolution in Deutschland erkannten, die These von Marx über die Notwendigkeit des Bundes des Proletariat mit der Bauernschaft und der demokratischen Revolution, welche von Lenin entwickelt wurde, und die der Vorsitzenden Mao als Neue Demokratische Revolution weiterentwickelte.

Ein wichtigerMeilenstein ist das Werk Engels’ „Der deutsche Bauernkrieg“, um die Bedeutung des Bauernkampfs für die proletarische Revolution zu verstehen. Engels vertrat die Auffassung, dass die antikolonialen Kämpfe immer wichtiger werden und sich ihr Gewicht im Verhältnis zur revolutionären internationalen Bewegung des Proletariats deutlich erhöhen wird.

In diesen Werken stellte Engels die Unmöglichkeit der deutschen Bourgeoisie fest, ihre eigene Revolution zu führen; daher wäre es Sache des Proletariats und seiner Partei, die Demokratische Revolution in Deutschland anzuführen; dass der wichtigste Verbündete des Proletariats in der demokratischen Revolution die Bauernschaft sei; und aus militärischer Sicht die Begrenzung des Wegs des Aufstands. In Revolution und Konterrevolution legt Engels das Modell der marxistischen Analyse für die Untersuchung eines bestimmten Landes fest. Er stellt zunächst das Studium der deutschen Gesellschaft vor, dann den Klassencharakter ihres Staates und schließlich den Diskurs über die notwendige Revolution. Dieses Analysemodell wurde sowohl vom Vorsitzenden Mao in seiner Präsentation der Zeitschrift Der Kommunist als auch vom Vorsitzenden Gonzalo in der Parteieinheitsbasis der KPP kreativ angewandt.

Engels‘ Analyse des dritten Wiener Aufstands im Oktober 1848 ist ein sehr wichtiger Pfeiler der nationalen Frage. In Engels‘ Analyse finden wir die Grundlagen für die vollständige marxistische Lösung des Nationalitätenproblems, die 1906 vom großen Stalin, dem georgischen Genie – in Lenins Worten -, geschaffen wurde.

Die Artikel von Marx und Engels in der Neuen Rhein-Zeitung über die nationale und Bauernfrage sind sehr aktuell. Sie analysieren den nationalen Befreiungskampf Polens, wie Marx betont: „Wie sehr die Polen es schon damals begriffen, daß ihre Unabhängigkeit nach außen unzertrennlich sei von dem Sturz der Aristokratie und von der agrarischen Reform im Innern“. Damit legte er den Grundstein für die Bauernfrage für die halbkolonialen Länder: „Die großen ackerbauenden Länder zwischen der Ostsee und dem Schwarzen Meere können sich aus der patriarchalisch-feudalen Barbarei retten nur durch eine agrarische Revolution, die die leibeigenen oder fronpflichtigen Bauern in freie Grundbesitzer verwandelt, eine Revolution, die ganz dieselbe ist wie die französische von 1789 auf dem platten Lande. Die polnische Nation hat das Verdienst, unter allen ihren ackerbauenden Nachbarvölkern dies zuerst proklamiert zu haben.“ Abschließend stellt er die Verbindung zwischen dem polnischen Kampf und der deutschen Revolution her: „Die Herstellung eines demokratischen Polens ist die erste Bedingung der Herstellung eines demokratischen Deutschlands.“ (Die Polendebatte in Frankfurt).

In diesen Punkten werden Schlüsselfragen des Marxismus-Leninismus-Maoismus geklärt. Wir sehen, wie die Grundlagen dessen, was Genosse Stalin auf eine höhere Art und Weise synthetisiert hat, von Marx und Engels kam, wenn er sagt, dass „die koloniale und halbkoloniale Frage im Wesentlichen die Bauernfrage ist“. Wir sehen auch im Marxismus die Grundlagen der marxistisch-leninistischen Linie, die in der Großen Sozialistischen Oktoberrevolution die Losung der Verstaatlichung des Landes mit Lenins Aufruf an die Bauern „Geht und nehmt das Land“ verband. Die grundlegende Frage nach dem Verhältnis zwischen der proletarischen Revolution in den imperialistischen Ländern und der Nationalen Befreiungsbewegung wurde ebenfalls aufgeworfen. Wie Marx noch einmal sagen würde: „Wenn England das Bollwerk des europäischen Landlordismus und Kapitalismus ist, so ist Irland der einzige Punkt, wo man den großen Schlag gegen das offizielle England führen kann.“ (Marx, Konfidentielle Mitteilung)

Engels betonte, dass diese Revolutionen keine Frage abstrakter, formaler Gleichheit seien, sondern entscheidende Bedeutung für den Klassenkampf besitzen. Doch nicht nur der Kampf gegen die frühen Abweichungen Kautskys, sondern auch die Kritik an Bernstein waren mächtig und die Opportunisten trauten sich erst nach dem Tod von Engels erneut mit ihren bürgerlichen und schmutzigen Theorien offen hervorzutreten.

So wie Friedrich Engels zur Zeit der Ersten Internationalen Arbeiterassoziation den Anarchismus und Proudhonismus unnachgiebig und prinzipienfest bekämpfte, wobei er den „Links“opportunismus, das Sektierertum und die Abkapselung von den Massen geißelte, richtete er nun sein Feuer auf den rechten Opportunismus, und setzte lehrreiche Schläge gegen den parlamentarischen Kretinismus und den Legalismus.

Nach dem physischen Tod von Karl Marx am 14. März 1883 verteidigte Engels den Marxismus nicht nur, sondern entwickelte ihn auch weiter. Im Jahr 1885 bereitete er den Druck von Band II des Kapitels vor, der nach Marx‘ Entscheidung praktisch druckreif war, und spielte eine grundlegende Rolle beim Abschluss von Band III. Mit dieser Publikation vollendete Engels eines der wichtigsten wissenschaftlichen Werke des Marxismus, das man nicht separat verstehen kann. Und es war Engels, der für die umfassende Darstellung der marxistischen politischen Ökonomie sorgte, das, wie er es nannte, „das furchterregendste Geschoss, das je gegen den Kopf der Bourgeoisie und der Grundbesitzer abgeschossen wurde“.

Als Führer des internationalen Proletariats setzte Engels die Entwicklung des Marxismus fort, und aus dieser Zeit stammen klassische Werke wie Der Ursprung der Familie, des Privateigentums und des Staates von 1884, in denen Engels die wissenschaftliche Grundlage für die Entwicklung der marxistischen Linie zur Frauenfrage sowie die marxistische Staatstheorie entwickelte.

Im Jahr 1886 haben wir Ludwig Feuerbach und das Ende der Klassischen Deutschen Philosophie, in dem Engels wissenschaftlich den Unterschied zwischen Materialismus und Idealismus, zwischen Dialektik und Metaphysik unterscheidet; er stellt auch fest, was die zentralen Fragen der marxistischen Philosophie sind: die Erkenntnistheorie und die dialektische Logik. Dies sind Fragen, die von Lenin in Materialismus und Empiriokritizismus und in Philosophische Hefte meisterhaft entwickelt und vom Vorsitzenden Mao in Über die Praxis und Über den Widerspruch brillant vervollständigt wurden.

Als die Junker-Regierung von Bismarck im Oktober 1878 das Sozialistengesetz verabschiedete, das die SPD illegal machte, kämpfte Engels gegen die liquidationistischen Positionen der Rechten und zeigte, dass das Sozialistengesetz die Partei nicht zerstören konnte, weil „Die sozialistische Bewegung kann nicht erstickt oder mundtot gemacht werden. Im Gegenteil, das Sozialistengesetz … wird die revolutionäre Erziehung der deutschen Arbeiter vervollständigen“ (Das Ausnahmegesetz gegen die deutschen Sozialisten).

Gegen die rechtsopportunistische Linie kämpfend, produzierte Engels den an die SPD-Führung gerichteten Rundbrief, der ebenfalls von Marx unterzeichnet ist. In dem Brief wird bekräftigt, dass in den Statuten der Internationale steht: „Wir formulieren den Kriegsschrei: Die Befreiung der Arbeiterklasse muss das Werk der Arbeiterklasse selbst sein“. Im Kampf gegen die ökonomistischen und Wahlpositionen enthüllt Engels, dass die rechtsopportunistische Linie verteidigt, dass die Partei „statt weit reichenden Zielen, die der Bourgeoisie Angst einjagen und die in unserer Generation unerreichbar sind, Gewicht zu geben, (…) ihre ganze Kraft und Energie zunächst für jene kleinbürgerlichen Reformen einsetzen muss, die die alte Ordnung der Gesellschaft neu beleben“. Wir können an dieser Stelle die Entwicklung der marxistischen Konzeption der Partei sehen, die später von Lenin in seiner Theorie der Partei neuen Typus, im Kampf gegen Bernsteins These, dass die Bewegung alles und die Ziele nichts sind, voll entwickelt werden sollte. Schließlich unterstützt Engels die Notwendigkeit der Spaltung mit dem Opportunismus, indem er das sagt: „Seit fast 40 Jahren zeigen wir den Klassenkampf als die treibende Kraft der Geschichte, und besonders den Klassenkampf zwischen der Bourgeoisie und dem Proletariat, als den großen Hebel der modernen sozialen Revolution; deshalb ist es unmöglich, mit Menschen zu begleiten, die diesen Klassenkampf aus der Bewegung ausschließen wollen.”

So wie Engels das Erbe von Marx verteidigte und entwickelte, so wie er den Marxismus in der Zweiten Internationale durchsetzte, dauerte es nach dem Tod des großen Friedrich Engels nur wenige Jahre und Lenin, Gründer und Führer der Kommunistischen Internationale,ward Führerschaft der Internationalen Kommunistischen Bewegung, verteidigte das Vermächtnis von Karl Marx und Friedrich Engels und entwickelte es unter den gegebenen Bedingungen zu einem großenSprung weiter, zur Stufe des Leninismus, weshalb der große Lenin unter den Großen besonders hervorsticht. Dabei stützte sich der geniale Lenin immer wieder kraftvoll auf dieses Werk und würdigte es insbesondere dafür, dass so viele Voraussichten die Friedrich Engels dem internationalen Proletariat hinterlassen hatte auch genau so eintrafen, was die enorme ideologische Kraft und das tiefe Verständnis von Friedrich Engels beweist, weshalb Lenin zusammenfasste: „Am erstaunlichsten aber ist, dass so vieles von dem, was Engels vorausgesagt hatte, eintrifft, ‚wie es geschrieben steht‘“ (Lenin)

Doch der gigantische Lenin baute nicht nur auf dem politischen Vermächtnis von Friedrich Engels auf, auch in Fragen der politischen Ökonomie war das ideologische Verhältnisdes großen Friedrich Engels zum Führer der Großen Sozialistischen Oktoberrevolution, V. I. Lenin von entscheidender Bedeutung, denn es waren die von Engels zu seinem Lebensabend verfassten Notizen über die Entwicklung der Monopole und deren ökonomischer Bedeutung, die für das epochemachende Werk „Der Imperialismus als jüngstes Stadium des Kapitalismus“ eine Inspiration und Befruchtung darstellten. Die Ausführungen Friedrich Engels über die frühe Herausbildung der Monopole entsprachen seinem feinen Sinn und tiefen Verständnis für ökonomische Veränderungen, Fragen und Gesetze, den er schon sehr früh, im Jahre 1844, mit seiner Schrift „Umrisse zu einer Kritik der Nationalökonomie“ unter Beweis stellte, welche vom gigantischen Karl Marx als die „erste geniale Skizze zur Kritik der ökonomischen Kategorien“ (Karl Marx) bewertet wurde.

Im Bereich der Philosophie war es Friedrich Engels der die materialistische Auffassung des Marxismus darlegte und die sich darin zusammenfassen lässt, dass „nicht die Kritik, sondern die Revolution die treibende Kraft der Geschichte auch der Religion, Philosophie und sonstigen Theorie ist. Sie zeigt, dass die Geschichte somit nicht endigt (…)“ (Engels) Infolgedessen führte er bis an sein Lebensende einen Zwei-Linien-Kampf, um die Revolution voranzubringen. Deshalb heben wir die letzten Zwei-Linien-Kämpfe hervor, die vom großen Engels geführt wurden: In der Kritik des Erfurter Programms von 1891, in der er die Entwicklung der Linken in der Führung der SPD anerkennt, aber sehr wichtige Mängel benennt, darunter: das Fehlen des demokratischen Anspruchs auf die eine und ungeteilte Republik in Deutschland; und das Fehlen der Verteidigung der Diktatur des Proletariats. Auch die Kritik am Agrar- und Bauernprogramm in der deutschen und französischen Partei im Jahre 1894. Und schließlich die energische Verteidigung der revolutionären Gewalt in der Einführung zu Klassenkämpfe in Frankreich im Jahr 1895.

Esist bekannt, dass Friedrich Engels die Rolle zufiel, in engster Korrespondenz mit dem internationalen Führer des Proletariats, Karl Marx, als erster eine systematische Darlegung der Gewalttheorie des Marxismus zu geben. Er tat dies im sogenannten „Anti-Dühring“, welcher die erste systematische Darlegung des Marxismus als Weltanschauung ist, was ausdrücklich die Zustimmung des Giganten Karl Marx fand.

Die transzendentale Bedeutung von Anti-Dühring besteht darin, dass es zum ersten Mal die Systematisierung des Marxismus als integrale Doktrin des Proletariats in seinen drei integralen Bestandteilen enthält: marxistische Philosophie, marxistische politische Ökonomie und wissenschaftlicher Sozialismus. Im Bereich der Philosophie stellt Engels wichtige philosophische Synthesen auf, die belegen, dass die marxistische philosophische Konzeption materialistisch-dialektisch ist, er bekräftigt, dass „der Materialismus im Wesentlichen dialektisch ist“, und dass „die Bewegung die Existenzweise der Materie ist“. Im Anti-Dühring zerschlägt der Mitbegründer des Marxismus den naturphilosophischen (metaphysischen) Dualismus, womit er die Grundlage dafür legte, dass Lenin später dessen Evolution in den Monismus durch sein Werk „Materialismus und Empiriokritizismus“ vernichtend kritisierte. Indem Engels die Universalität der Dialektik demonstriert, legt er den Grundstein für das, was später vom Vorsitzenden Mao entwickelt werden sollte: die Universalität des Widerspruchs. Daher gehören beide Werke unbedingt zusammen und Lenin entwickelte den Marxismus in dieser Frage unter den Herausforderungen und Fragen einer neuen Epoche weiter. Es war der Vorsitzende Mao Tse-tung, der mit den genialen Werk „Über den Widerspruch“ die im Anti-Dühring dargelegten Gesetze zu weiterer Entwicklung und erneuter Systematisierung auf die neue, dritte und höhere Stufe des Marxismus, den Maoismus, brachte: Vorsitzender Mao stellte fest, dass der Widerspruch das einzige grundlegende Gesetz der Dialektik ist.

Im Bereich derpolitischen Ökonomie stellt Engels ganz klar die Beziehung zwischen Wirtschaft, Politik und Krieg fest; außerdem führt er wichtige Aspekte ein, die Marx im ersten Buch des Kapitals behandelt hat, wie die Wert- und Mehrwerttheorie. Im Bereich des Sozialismus unterscheidet Engels zwischen dem wissenschaftlichen, marxistischen Sozialismus und dem kleinbürgerlich-utopischen Sozialismus; er unterscheidet jedoch zwischen den (zu seiner Zeit fortgeschrittenen) utopischen Positionen und den zeitgenössischen opportunistischen Positionen.

III. Das Vermächtnis von Friedrich Engels

Es ist von tiefer symbolischer Bedeutung für das internationale Proletariat, dass in diesem Jahr der 200. Geburtstag von Friedrich Engels zusammenfällt mit dem 150. Geburtstag des genialen und großen Lenins, diese beiden Führer des Weltproletariats!

Dieses symbolische Zusammenfallen nehmen die Kommunisten zum Anlass, ihre Anstrengungen in der Führung der Volkskriege, ihrer Einleitung oder der Vorbereitung ihrer Einleitung zu vervielfachen. Was der große Engels dem Marxismus gegeben hat, lebt in den Volkskriegen in Peru, Indien, der Türkei und auf den Philippinen, welche die strategische Stützpunkte der Proletarischen Weltrevolution sind. Seine Beiträge finden dort, allgemein erweitert und entwickelt bis zur neuen Etappe, dem Maoismus, jeden Tag aufs Neue lebendige Bestätigung und jederzeitige Demonstration der Allmacht des Marxismus-Leninismus-Maoismus, hauptsächlich Maoismus. Im Zusammenfallen des Geburtstages Lenins und Engels beziehen sich die Kommunisten der Welt auf Lehren dieser beiden Führer des Weltproletariats, um ihre Anstrengungen im Kampf um die Rekonstitution oder Konstitution ihrer Kommunistischen Parteien noch weiter zu verstärken und sich dabei im universellen Gesetz zu bestätigen, dass es die Partei ist, welche die zentrale Achse ist, die ihren eigene Aufbau führt, und die den konzentrischen Aufbau der anderen beiden Instrumente führt.

Des großen Friedrich Engels‘ Beiträge zum Marxismus leben in den heutigen Kämpfen der Kommunisten, weshalb das Werk Friedrich Engels nicht nur chronologischer Teil unserer Geschichte ist, sondern Teil unseres Handels, unserer Pläne und unserer Anstrengungen, uns immer weiter mit den Massen zu verbinden, militarisierte Kommunistische Parteien zu schaffen, bzw. zu verteidigen und zu entwickeln und das rote Banner des internationalen Proletariats, des Kommunismus höher und höher zu erheben. Worin könnte das besser zu Ausdruck gebracht werden als darin, dass die Kommunisten heute mit aller Entschlossenheit, mit Mut und Kühnheit den Kampf um ihre Vereinigung auf Weltebene führen und entschlossen zur Vereinten Internationalen Maoistischen Konferenz und zur Neuen Organisation des Internationale Proletariats voranschreiten, auf dem Weg zur Rekonstitution der Kommunistischen Internationale mit der Entwicklung neuer Volkskriege führen und dem Proletariat auch in internationalem Maßstab seine Partei zurückgeben wird, die Internationale, welcher der große Engels schon sein Leben verschrieben hat!

Engels ist ein Zeitgenosse in unseren Kämpfen. Seine Lehren, die er unter der Führung von Marx als einer der Klassiker, zum Marxismus beitrug, ermahnen uns immer wieder aufs Neue dazu, dass wir verstehen müssen, dass die Anwendung des Marxismus-Leninismus-Maoismus, hauptsächlich Maoismus, die große Herausforderung und Frage für die Entwicklung der proletarischen Revolution in den jeweiligen Ländern ist, dass ohne Spezifizierung als Leitgedanke der allmächtigen, weil wahren Ideologie des Proletariats ist, es keinen entscheidenden Fortschritt in keiner Revolution geben wird können. Wir wiederbestätigen uns darin, dass die Vereinigung der Kommunisten auf Weltebene auf Basis des Marxismus-Leninismus-Maoismus, hauptsächlich Maoismus, den jeweiligen Spezifizierungen helfen und diese als konkretisierten Ausdruck der Proletarischen Weltrevolution in den jeweiligen Ländern fördern wird, wie es Friedrich Engels persönlich die Kommunisten lehrte. Es ist die Kommunistische Internationale die wir rekonstituieren müssen und es wird, wie Engels es beschrieb, eine „Internationale der Tat“ sein!

Karl Marx, Lenin und der Vorsitzende Mao, die drei Gipfel innerhalb der Klassiker, haben die Wichtigkeit von Engels für den Marxismus als Beispiel betont. Wir machen die Worte des großen Lenin zu unseren, wenn er sagt: „Man kann den Marxismus nicht verstehen und nicht in sich geschlossen darlegen, ohne sämtliche Werke von Engels heranzuziehen!“ Anlässlich des 200. Geburtstages von Friedrich Engels wollen wir diese bedeutende Aussage des großen Lenin wiederbestätigen und sie fest aufnehmen.

Parolen für die Feier von 200 Jahren Friedrich Engels:

ES LEBE DER 200. GEBURTSTAG VON FRIEDRICH ENGELS!

PROLETARIER ALLER LÄNDER, VEREINIGT EUCH!

ES LEBE DAS WERK VON MARX-ENGELS!

NIEDER MIT DEM REVISIONISMUS! ES LEBE DER MAOISMUS!

LASSEN WIR GEMEINSAM DEN RUF ERKLINGEN:

ES LEBE DER MARXISMUS-LENINISMUS-MAOISMUS, HAUPTSÄCHLICH MAOISMUS!

ES LEBE DIE VEREINTE INTERNATIONALE MAOISTISCHE KONFERENZ UND DIE BILDUNG EINER NEUEN INTERNATIONALEN ORGANISATION DES PROLETARIATS!

FÜR DIE REKONSTITUTION DER KOMMUNISTISCHEN INTERNATIONALE!

ES LEBE DIE PROLETARISCHE WELTREVOLUTION!

Unterzeichner:

Kommunistische Partei Perus

Revolutionärer Nukleus für die Rekonstitution der Kommunistischen Partei Mexikos (NR-PCM)

Komitees für die Gründung der (maoistischen) Kommunistischen Partei Österreichs

Kommunistische Partei Brasiliens (rote Fraktion)

Rote Fraktion der Kommunistischen Partei Chiles

Kommunistische Partei Ecuadors – Rote Sonne

Dem Volke Dienen – Kommunistische Liga Norwegens

Kommunistische Partei Kolumbiens (Rote Fraktion)

Komitee für die Rekonstitution der Kommunistischen Partei der Vereinigten Staaten

Komitee Rote Fahne – BRD

Maoistisches Komitee in Finnland

Zum 200. Geburtstags des Genossen Friedrich Engels

Wir veröffentlichen zum 200. Geburtstags des Genossen Friedrich Engels Dokumentation einer Malung in Basel, die wir erhalten haben. Ausserdem veröffentlichen wir einen Artikel des grossen Lenins aus dem Jahre 1895 über den Genossen, der den Titel “Friedrich Engels” trägt. Genosse Friedrich Engels war eine der Gründer der Ideologie des internationalen Proletariats — heute Marxismus-Leninismus-Maoismus-Gonzalo Denken, hauptsächlich Gonzalo Denken — und er hat den Marxismus synthetisiert und Beiträge für seine zweite Stufe geleistet. Dieser Artikel und das folgende Zitat aus dem Interview mit dem Vorsitzenden Gonzalo geben eine gute Grundlage um zu verstehen, wieso Genosse Friedrich Engels hochzuhalten und sein 200. Geburtstag zu feiern ist:

“Wir sind der Meinung, wer sich heute als Kommunist, als Marxist betrachtet, muß notwendigerweise Marxist-Leninist-Maoist, hauptsächlich Maoist sein, sonst kann er kein echter Kommunist sein.”

Vorsitzender Gonzalo
Interview mit dem Vorsitzenden Gonzalo
1988

Friedrich Engels

Welch Leuchte der Vernunft ist nun erloschen. Was für ein Herz hat aufgehört zu schlagen!
Am 5. August neuen Stils (24. Juli) 1895 verschied in London Friedrich Engels. Engels war nach seinem Freunde Karl Marx (der 1883 starb) der bedeutendste Gelehrte und Lehrer des modernen Proletariats in der ganzen zivilisierten Welt. Seitdem das Schicksal Karl Marx und Friedrich Engels zusammengeführt hatte, wurde die Lebensarbeit der beiden Freunde zu ihrer gemeinsamen Sache. Um zu verstehen, was Friedrich Engels für das Proletariat geleistet hat, muß man sich daher über die Bedeutung derLehre und des Wirkens von Marx für die Entwicklung der modernen Arbeiterbewegung völlig im klaren sein. Marx und Engels wiesen als erste nach, daß die Arbeiterklasse mit ihren Forderungen ein notwendiges Produkt der modernen Wirtschaftsordnung ist, die mit der Bourgeoisie zwangsläufig auch das Proletariat erzeugt und organisiert; sie zeigten, daß nicht wohlgemeinte Versuche einzelner hochsinniger Persönlichkeiten, sondern der Klassenkampf des organisierten Proletariats die Menscheit von den Drangsalen erlösen wird, die sie heute bedrücken. Marx und Engels setzten in ihren wissenschaftlichen Arbeiten als erste auseinander,daß der Sozialismus kein Hirngespinst von Träumern ist, sondern Endziel und notwendiges Resultat der Entwicklung der Produktivkräfte in der modernen Gesellschaft. Alle bisherige schriftlich überlieferte Geschichte ist die Geschichte von Klassenkämpfen, die Aufeinanderfolge von Herrschaft und Sieg der einen Gesellschaftsklassen über die anderen. Und das wird so lange weitergehen, bis die Grundlagen des Klassenkampfes und der Klassenherrschaft verschwinden: das Privateigentum und die ungeregelte gesellschaftliche Produktion. Die Interessen des Proletariats fordern die Vernichtung dieser Grundlagen, und daher muß der bewußte Klassenkampf der organisierten Arbeiter gegen sie gerichtet werden. Jeder Klassenkampf aber ist ein politischer Kampf. Diese Anschauungen von Marx und Engels sind heute Gemeingut des gesamten um seine Befreiung kämpfenden Proletariats. Aber in den vierziger Jahren, als die beiden Freunde an der sozialistischen Literatur mitzuarbeiten und an den sozialen Bewegungen ihrer Zeit teilzunehmen begannen, waren solche Anschauungen völlig neu. Es gab damals viele begabte und unbegabte, ehrliche und unehrliche Leute, die wohl für den Kampf um politische Freiheit, für den Kampf gegen die Willkürherrschaft der Monarchen, der Polizei und der Pfaffen schwärmten, aber den Gegensatz zwischen den Interessen der Bourgeoisie und denen des Proletariats nicht erkannten. Diesen Leuten lag sogar der Gedanke völlig fern, daß die Arbeiter als selbständige gesellschaftliche Kraft auftreten könnten. Anderseits gab es viele, zuweilen geniale Träumer, die der Meinung waren, es genüge, die Machthaber und die herrschenden Klassen von der Ungerechtigkeit der modernen Gesellschaftsordnung zu überzeugen; dann würde es ein leichtes sein, Frieden und allgemeines Wohlergehen auf Erdenzu schaffen. Sie träumten von einem Sozialismus, der ohne Kampf erreichtwerden könnte. Schließlich betrachteten damals fast alle Sozialisten und sonstigen Freunde der Arbeiterklasse das Proletariat nur als ein Geschwür und sahen mit Entsetzen, wie zugleich mit dem Wachstum der Industrie auch dieses Geschwür wächst. Deshalb sannen sie alle darüber nach, wie man die Entwicklung der Industrie und des Proletariats hemmen, wie man das „Rad der Geschichte“ aufhalten könnte. Im Gegensatz zu der allgemeinen Furcht vor der Entwicklung des Proletariats setzten Marx und Engels alle ihre Hoffnungen auf das ununterbrochene Wachstum des Proletariats. Je mehr Proletarier, desto größer ihre Kraft als revolutionäre Klasse, desto näher und realer der Sozialismus. In wenigen Worten lassen sich die Verdienste von Marx und Engels um die Arbeiterklasse wie folgt zusammenfassen: Sie erzogen die Arbeiterklasse zu Selbsterkenntnis und Selbstbewußtsein und setzten an die Stelle der Träumereien die Wissenschaft.Daher muß jeder Arbeiter mit Engels‘ Namen und Leben bekannt sein, und daher müssen wir auch in unserem Sammelband, der ebenso wie alleunsere übrigen Veröffentlichungen den Zweck hat, das Klassenbewußtsein der russischen Arbeiter zu wecken, einen Abriß des Lebens und Wirkens von Friedrich Engels bringen, einem der beiden großen Lehrer des modernen Proletariats.Engels wurde 1820 in der Stadt Barmen, in der zum Königreich Preußen gehörenden Rheinprovinz, geboren. Sein Vater war Fabrikant. Im Jahre 1838 sah sich Engels durch Familienverhältnisse gezwungen, das Gymnasium vorzeitig zu verlassen und als Angestellter in ein Bremer Handelshaus einzutreten. Die kaufmännische Berufstätigkeit hinderte Engels nicht, an seiner wissenschaftlichen und politischen Bildung zu arbeiten. Schon als Gymnasiast hatte er den Absolutismus und die Beamtenwillkür hassen gelernt. Das Studium der Philosophie führte ihn weiter. Damals herrschte in der deutschen Philosophie die Lehre Hegels, und Engels wurde ihr Anhänger. Obwohl Hegel selber ein Anbeter des absolutistischen preußischen Staates war, in dessen Diensten er als Professorder Berliner Universität stand, war die Lehre Hegels revolutionär. Hegels Glaube an die menschliche Vernunft und ihre Rechte sowie die Grundthese der Hegelschen Philosophie, daß sich in der Welt ein ständiger Änderungs- und Entwicklungsprozeß vollziehe, brachten diejenigen Schüler des Berliner Philosophen, die sich mit der gegebenen Wirklichkeit nicht abfinden wollten, auf den Gedanken, daß auch der Kampf gegen diese Wirklichkeit, der Kampf gegen das bestehende Unrecht und das herrschende Übel im Weltgesetz der ewigen Entwicklung begründet sei. Wenn alles sich entwickelt, wenn die einen Einrichtungen durch andere abgelöst werden, warum sollen dann das autokratische Regiment des preußischen Königs oder des russischen Zaren, die Bereicherung einer verschwindenden Minderheit auf Kosten der übergroßen Mehrheit, die Herrschaft der Bourgeoisie über das Volk ewig währen? Hegels Philosophie sprach von einer Entwicklung des Geistes und der Ideen, sie war eine idealistische Philosophie. Aus der Entwicklung des Geistes leitete sie die Entwicklung der Natur, des Menschen und der menschlichen Beziehungen, der gesellschaftlichen Verhältnisse ab. Marx und Engels, die den Hegelschen Begriff des ewigen Entwicklungsprozesses* bewahrten, verwarfen die vorgefaßte1 idealistische Anschauung; sie wandten sich dem Leben zu und erkannten, daß nicht die Entwicklung des Geistes die Entwicklung der Natur erklärt, sondern umgekehrt, daß der Geist aus der Natur, aus der Materie zuerklären ist… Im Gegensatz zu Hegel und anderen Hegelianern waren Marx und Engels Materialisten. Sie betrachteten die Welt und die Menschheit vom materialistischen Standpunkt aus und erkannten, daß ebenso wie allen Naturerscheinungen materielle Ursachen zugrunde liegen, auch die Entwicklung der menschlichen Gesellschaft durch die Entwicklung materieller Kräfte, der Produktivkräfte, bedingt ist. Von der Entwicklung der Produktivkräfte hängen die Verhältnisse ab, die die Menschen bei der Erzeugung der zur Befriedigung der menschlichen Bedürfnisse notwendigen Güter eingehen. In diesen Verhältnissen aber liegt die Erklärung für alle Erscheinungen des gesellschaftlichen Lebens, der menschlichen Bestrebungen, Ideen und Gesetze. Die Entwicklung der Produktivkräfte erzeugt gesellschaftliche Verhältnisse, die sich auf das Privateigentum gründen, jetzt aber sehen wir, wie ebendiese Entwicklung der Produktivkräfte die Mehrheit der Menschen ihres Eigentums beraubt und es in den Händen einer verschwindenden Minderheit zusammenballt. Diese Entwicklung der Produktivkräfte vernichtet das Eigentum, die Grundlage der modernen Gesellschaftsordnung, sie strebt selber dem gleichen Ziel zu, das sich die Sozialisten gesteckt haben. Die Sozialisten müssen nur verstehen, welche gesellschaftliche Kraft infolge ihrer Stellung in der modernen Gesellschaft an der Verwirklichung des Sozialismus interessiert ist, und dieser Kraft ihre Interessen und ihre historische Mission zum Bewußtsein bringen. Diese Kraft ist das Proletariat. Engels lernte es kennen in England, in Manchester, dem Zentrum der englischen Industrie, wohin er 1842 übergesiedelt war, um als Angestellter in das Handelshaus einzutreten, dem sein Vater als Teilhaber angehörte. Engels verbrachte hier sehe Zeit nicht nur im Fabrikkontor. Er durchwanderte die schmutzigen Stadtviertel, wo die Arbeiter hausten, und sah mit eigenen Augen ihr Elend und ihre Not. Aber er begnügte sich nicht mit persönlichen Beobachtungen; er las alles,was vor ihm über die Lage der englischen Arbeiterklasse geschrieben worden war, er studierte sorgfältig alle ihm zugänglichen amtlichen Dokumente. Die Frucht dieser Studien und Beobachtungen war das 1845 erschienene Buch „Die Lage der arbeitenden Klasse in England“. Wir haben oben bereits erwähnt, worin das Hauptverdienst von Engels als dem Verfasser der „Lage der arbeitenden Klasse in England“ besteht. Auch vor Engels hatten sehr viele die Leiden des Proletariats geschildert und auf die Notwendigkeit hingewiesen, ihm zu helfen. Engels aber hat als erster gesagt, daß das Proletariat nicht nur eine leidende Klasse ist; daß gerade die schmachvolle wirtschaftliche Lage, in der sich das Proletariat befindet,es unaufhaltsam vorwärtstreibt und es zwingt, für seine endgültige Befreiung zu kämpfen. Das kämpfende Proletariat aber wird sich selbst helfen. Die politische Bewegung der Arbeiterklasse wird die Arbeiter unvermeidlich zu der Erkenntnis führen, daß es für sie keinen anderen Ausweg gibt als den Sozialismus. Anderseits wird der Sozialismus nur dann eine Macht sein, wenn er zum Ziel des politischen Kampfes der Arbeiterklasse geworden ist. Das sind die Grundgedanken des Buches von Engels über die Lage der Arbeiterklasse in England, Gedanken, die sich heute das gesamte denkende und kämpfende Proletariat zu eigen gemacht hat, die aber damals völlig neu waren. Diese Gedanken wurden in einem hinreißend geschriebenen Buche niedergelegt, das voll ist von wahrheitsgetreuen und erschütternden Bildern aus dem Elendsleben des englischen Proletariats. Dieses Buch war eine furchtbare Anklage gegen den Kapitalismus und die Bourgeoisie. Der Eindruck, den es hervorrief, war sehr stark. Man begann sich allenthalben auf das Buch von Engels zu berufen als auf die beste Darstellung der Lage des modernen Proletariats. In der Tat: weder vor 1845 noch später ist eine so eindrucksvolle und wahrheitsgetreue Schilderung der Notlage der Arbeiterklasse erschienen. Zum Sozialisten wurde Engels erst in England. Er trat in Manchester mit den Führern der damaligen englischen Arbeiterbewegung m Verbindung und begann in der englischen sozialistischen Presse mitzuarbeiten. Als Engels im Jahre 1844 nach Deutschland zurückkehrte, wurde er auf der Durchreise in Paris mit Marx bekannt, mit dem er schon früher in Briefwechsel gestanden hatte. Marx war in Paris unter dem Einfluß der französischen Sozialisten und des französischen Lebens ebenfalls zum Sozialisten geworden. Hier schrieben die Freunde gemeinsam das Buch „Die heilige Familie, oder Kritik der kritischen Kritik“. Dieses Buch, das ein Jahr vor der „Lage der arbeitenden Klasse in England“ erschien und zum größten Teil von Marx geschrieben ist, enthält die Grundlagen des revolutionär-materialistischen Sozialismus, dessen Hauptgedanken wir oben dargelegt haben. „Die heilige Familie“, das ist eine scherzhafte Bezeichnung für die Philosophen Gebrüder Bauer und ihre Anhänger. Diese Herren predigten eine Kritik, die über jeder Wirklichkeit steht, über den Parteien und der Politik, die jede praktische Tätigkeit verneint und sich damit begnügt, die Umwelt und die in ihr vor sich gehenden Ereignisse „kritisch“ zu betrachten. Die Herren Bauer urteilten über das Proletariat von oben herab, als über eine unkritische Masse. Dieser unsinnigen und schädlichen Richtung traten Marx und Engels entschieden entgegen. Im Namen der wahren menschlichen Persönlichkeit, des von den herrschenden Klassen und vom Staate getretenen Arbeiters, fordern sie statt der Betrachtung den Kampf für eine bessere Gesellschaftsordnung. Die zu diesem Kampf fähige und an ihm interessierte Kraft sehen sie natürlich im Proletariat. Engels hatte schon vor der „Heiligen Familie“, in den von Marx und Rüge herausgegebenen „Deutsch-Französischen Jahrbüchern“, seine „Umrisse zu einer Kritik der Nationalökonomie“ veröffentlicht, in denen er vom sozialistischen Standpunkt aus die grundlegenden Erscheinungen der modernen Wirtschaftsordnung als zwangsläufige Folgen der Herrschaft des Privateigentums untersuchte. Der Umgang mit Engels trug zweifellos dazu bei, daß Marx den Entschluß faßte, sich mit der politischen Ökonomie zu befassen, jener Wissenschaft, in der seine Werke dann eine wahre Umwälzung hervorgerufen haben. Die Zeit von 1845 bis 1847 verbrachte Engels in Brüssel und Paris, wo er wissenschaftliche Studien mit praktischer Tätigkeit unter den deutschen Arbeitern dieser beiden Städte verband. Hier knüpften Engels und Marx Beziehungen an zu dem geheimen deutschen „Bund der Kommunisten“, der ihnen den Auftrag gab, die Grundprinzipien des von ihnen ausgearbeiteten Sozialismus darzulegen. So entstand das im Jahre 1848 veröffentlichte berühmte „Manifest der Kommunistischen Partei“ von Marx und Engels. Dieses kleine Büchlein wiegt ganze Bände auf: Sein Geist beseelt und bewegt bis heute das gesamte organisierte und kämpfende Proletariat der zivilisierten Welt. Die Revolution von 1848, die zuerst in Frankreich ausbrach und dann auch auf andere Länder Westeuropas übergriff, führte Marx und Engels in die Heimat zurück. Hier, in Rheinpreußen, leiteten sie die demokratische „Neue Rheinische Zeitung“, die in Köln herausgegeben wurde. Die beiden Freunde waren die Seele aller revolutionär-demokratischen Bestrebungen in Rheinpreußen. Sie verteidigten bis zuletzt die Interessen des Volkes und der Freiheit gegen die Kräfte der Reaktion. Diese gewannen bekanntlich die Oberhand. Die „Neue Rheinische Zeitung“ wurde verboten, und Marx, der während seines Emigrantenlebens die Rechte eines preußischen Staatsangehörigen verloren hatte, wurde ausgewiesen; Engels jedoch nahm an dem bewaffneten Volksaufstand teil, kämpfte in drei Gefechten für die Freiheit und flüchtete nach der Niederlage der Aufständischen über die Schweiz nach London. Auch Marx ließ sich in London nieder. Engels wurde bald wieder Angestellter und später Teilhaber des Handelshauses in Manchester, in welchem er schon in den vierziger Jahren tätig gewesen war. Bis 1870 lebte er in Manchester und Marx in London, was sie nicht hinderte, den lebhaftesten geistigen Verkehr zu pflegen: fast täglich wechselten sie Briefe. In diesem Briefwechsel tauschten die Freunde ihre Ansichten und Kenntnisse aus und arbeiteten gemeinsam an der Fortentwicklung des wissenschaftlichen Sozialismus. Im Jahre 1870 siedelte Engels nach London über, und bis 1883,bis zum Tode von Marx, währte ihr von angestrengter Arbeit erfülltes gemeinsames geistiges Leben. Die Frucht dieser Arbeit war – was Marx anbelangt – „Das Kapital“, das größte Werk unseres Zeitalters auf dem Gebiet der politischen Ökonomie, und, was Engels betrifft, eine ganze Reihe größerer und kleinerer Schriften. Marx arbeitet an der Untersuchung der komplizierten Erscheinungen der kapitalistischenWirtschaft. Engels beleuchtete in außerordentlich flüssig geschriebenen, oft polemischen Arbeiten die allgemeinsten wissenschaftlichen Fragen und die verschiedensten Erscheinungen der Vergangenheit und Gegenwart im Geiste der materialistischen Geschichtsauffassung und der ökonomischen Theorie von Marx. Von diesen Engelsschen Arbeiten seien genannt: die polemische Schrift gegen Dühring (in ihr werden die tiefsten Probleme der Philosophie, der Natur- und Gesellschaftswissenschaft untersucht2),„Der Ursprung der Familie, des Privateigentums und des Staats“ (russische Übersetzung in 3. Auflage, St. Petersburg 1895)u, „Ludwig Feuerbach“ (russische Übersetzung mit Anmerkungen von G. Plechanow, Genf 1892), ein Artikel über die Außenpolitik der russischen Regierung (in russischer Übersetzung im Genfer „Sozialdemokrat“ Nr. 1 und 2), die ausgezeichneten Artikel über die Wohnungsfrage und schließlich zwei kleine, aber sehr wertvolle Artikel über die ökonomische Entwicklung Rußlands (“Friedrich Engels über Rußland”, ins Russische übertragen von W.I. Sassulitsch, Genf 1894). Marx starb, ohne sein gewaltiges Werk über das Kapital in endgültiger Form bearbeitet zu haben. Im Rohentwurf war es jedoch schon fertig. Und nun machte sich Engels nach dem Tode seines Freundes an die schwere Arbeit, Band II und III des „Kapitals“ zu bearbeiten und herauszugeben. Im Jahre 1885 gab er Band II, 1894 Band III heraus (zur Bearbeitung von Band IV kam er nicht mehr). Die Herausgabe dieser beiden Bände erforderte außerordentlich viel Arbeit. Der österreichische Sozialdemokrat Adler hat mit Recht gesagt, Engels habe seinem genialen Freunde mit der Herausgabe von Band II und III des „Kapitals“ ein großartiges Denkmal gesetzt, auf dem er, ohne es beabsichtigt zu haben, seinen eigenen Namenszug mit unauslöschlichen Lettern eingetragen hat. In der Tat, diese beiden Bände des „Kapitals“ sind das Werk von zweien: von Marx und von Engels. Antike Sagen berichten von manchen rührenden Beispielen der Freundschaft. Das europäische Proletariat kann sagen, daß seine Wissenschaft von zwei Gelehrten und Kämpfern geschaffen worden ist, deren Verhältnis die rührendsten Sagen der Alten über menschliche Freundschaft in den Schatten stellt. Engels hat stets — und im allgemeinen durchaus mit Recht — Marx den Vorrang gegeben. Einem alten Freund schrieb er: „Bei Marx‘ Lebzeiten habe ich die zweite Violine gespielt.“ Seine Liebe zu dem lebenden Marx und seine Ehrfurcht vor dem Andenken des Verstorbenen waren grenzenlos. Dieser harte Kämpfer und strenge Denker konnte aus tiefstem Herzen lieben. Nach der Bewegung von 1848/1849 beschäftigten sich Marx und Engelsim Exil nicht nur mit wissenschaftlichen Arbeiten. Marx gründete 1864 die „Internationale Arbeiterassoziation“ und leitete diese Vereinigung im Laufe eines vollen Jahrzehnts. Auch Engels nahm an ihrer Arbeit lebhaften Anteil. Die Tätigkeit der „Internationalen Arbeiterassoziation“, die nach dem Plane von Marx die Proletarier aller Länder vereinigen sollte, war für die Entwicklung der Arbeiterbewegung von ungeheurer Tragweite. Aber auch nach der Auflösung der „Internationalen Arbeiterassoziation“ in den siebziger Jahren hörten Marx und Engels nicht auf, als Einiger der Arbeiterklasse zu wirken. Im Gegenteil: man könnte sagen, daß ihre Bedeutung als geistige Führer der Arbeiterbewegung immer größer wurde, weil auch die Bewegung selbst ununterbrochen wuchs. Nach dem Tode von Marx war es Engels, allein, der fortfuhr, als Berater‘ und Führer der europäischen Sozialisten zu wirken. Sowohl die deutschen Sozialisten, deren Kraft trotz der Regierungsverfolgungen schnell und ununterbrochen zunahm, als auch die Vertreter zurückgebliebener Länder, beispielsweise Spanier, Rumänen, Russen, die ihre ersten Schritte überlegen und erwägen mußten, wandten sich an ihn um Rat und Anleitung. Sie alle schöpften aus der reichen Schatzkammer der Kenntnisse und Erfahrungen des alten Engels.Marx und Engels, die beide mit der russischen Sprache vertraut waren und russische Bücher lasen, interessierten sich lebhaft für Rußland. Sie verfolgten mit Sympathie die russische revolutionäre Bewegung und unterhielten Beziehungen zu russischen Revolutionären. Sie waren beide aus Demokraten zu Sozialisten geworden, und das demokratische Gefühl des Hasses gegen politische Willkür war bei ihnen außerordentlich stark. Dieses unmittelbare politische Gefühl, gepaart mit tiefem theoretischem Verständnis für den Zusammenhang zwischen politischer Willkür und wirtschaftlicher Unterdrückung, sowie ihre reichen Lebenserfahrungen machten Marx und Engels gerade in politischer Hinsicht außerordentlich feinfühlig. Der heroische Kampf des kleinen Häufleins russischer Revolutionäre gegen die mächtige Zarenregierung fand daher bei diesen bewährten Revolutionären den wärmsten Widerhall. Hingegen erschien ihnen die Tendenz, um vermeintlicher ökonomischer Vorteile willen sich von der unmittelbarsten und wichtigsten Aufgabe der russischen Sozialisten, der Eroberung der politischen Freiheit, abzuwenden, naturgemäß verdächtig, ja, sie wurde von ihnen geradezu als Verrat an der großen Sache der sozialen Revolution betrachtet. “Die Befreiung der Arbeiterklasse kann nur das Werk der Arbeiterklasse selbst sein”, lehrten Marx und Engels ständig. Um aber für seine ökonomische Befreiung zu kämpfen, muß das Proletariat sich gewisse politische Rechte erobern. Außerdem haben sowohl Marx als auch Engels klar gesehen, daß die politische Revolution in Rußland auch für die westeuropäische Arbeiterbewegung von ungeheurer Tragweite sein wird. Das absolutistische Rußland ist von jeher das Bollwerk der gesamten europäischen Reaktion gewesen. Die außer-ordentlich vorteilhafte internationale Lage Rußlands infolge des Krieges von 1870, der Deutschland und Frankreich für lange Zeit verfeindete, hatnatürlich die Bedeutung des absolutistischen Rußlands als einer reaktionären Macht nur gesteigert. Nur ein freies Rußland, das nicht nötig hat, die Polen, Finnen, Deutschen, Armenier und andere kleine Völker zu unterdrücken noch Frankreich und Deutschland ständig gegeneinander zuhetzen, wird das jetzige Europa frei von Kriegsbürden aufatmen lassen,wird alle reaktionären Elemente in Europa schwächen und die Kraft der europäischen Arbeiterklasse mehren. Aus diesem Grunde hegte Engels auch im Interesse der Erfolge der Arbeiterbewegung im Westen den heißen Wunsch, in Rußland möge die politische Freiheit ihren Einzug halten. Die russischen Revolutionäre haben in ihm ihren besten Freund verloren. Ewiges Gedenken dem großen Kämpfer und Lehrer des Proletariats Friedrich Engels!

1 Marx und Engels haben des öfteren darauf hingewiesen, daß sie in ihrer geistigen Entwicklung den großen deutschen Philosophen und insbesondere Hegel vieles verdanken. „Ohne die deutsche Philosophie“, sagt Engels, „gäbe es auch keinen wissenschaftlichen Sozialismus.“

2 Das ist ein erstaunlich inhaltsreiches und lehrreiches Buch. Ins Russischeübertragen ist davon leider nur ein kleiner Teil, der einen historischen Abrißder Entwicklung des Sozialismus enthält. („Die Entwicklung des wissenschaft-lichen Sozialismus“, 2. Aufl., Genf 1892.)

Über den Vergewaltiger und Polizeikollaborateur Yurek Fuchs

Wir veröffentlichen folgende Dokumente, die wir erhalten haben. Wir haben den Artikel „Eine Warnung in Bezug auf Vergewaltiger Yurek Fuchs, der falscherweise behauptet mit den Maoist*innen und Proletarischen Feminist*innen in der Schweiz organisiert zu seinzugeschickt bekommen und teilen diesen, nachdem „barrikade.info“ ihn nicht veröffentlicht hat, da sie und einige Elemente in der linken Szene ein grösseres Problem mit Maoisten als mit Vergewaltigern und Polizeikollaborateuren zu haben scheinen. Wir haben ein weiteres Dokument mit dem Titel „Vergewaltiger Yurek Fuchs intensiviert seine Arbeit mit dem Staat“ erhalten, das von der Polizeiarbeit von Yurek Fuchs handelt und veröffentlichen auch einen Brief den er unterzeichnet hat, der mit grösster Wahrscheinlichkeit von der politischen Polizei geschrieben wurde.


Vergewaltiger Yurek Fuchs intensiviert seine Arbeit mit dem Staat

Seit dem öffentlich gemacht wurde, was Yurek Fuchs für Verbrechen begangen hat, hat er alles gegeben um seine Zusammenarbeit mit dem Staat zu intensivieren, mit dem Ziel seine Taten zu verleugnen und die Maoist*innen und Proletarischen Feminist*innen – die diese Ratte und seine Verbrechen publik gemacht haben – mit falschen Anschuldigungen und blanken Lügen in extremst scharfe Repressionsgefahr zu treiben. Diesem Individuum ist nichts zuwider, wenn es darum geht Leute der Reaktion zu überliefern, wenn dies bedeutet, dass er somit ohne Konsequenzen für seine Taten davonkommen kann. Dieses Individuum arbeitet – das wollen wir mit diesem Dokument glasklar machen – mit der schweizer Reaktion zusammen. Während diese Kollaboration vorher die Form von Aussagen über Aktionen genommen hat, hat sie sich jetzt in eine direkte und selbst initiierte Zusammenarbeit entwickelt.

Dieses Individuum hat zu diesem Zweck diese Woche zwei Briefe unterzeichnet und veröffentlicht. Dass Yurek der alleinige Autor von diesen Dokumenten ist, ist extremst unwahrscheinlich. Wir werden die Lügen im ersten Brief – der den lächerlichen Titel „Statement an die Politische Bewegung. Erklärung zu denüber mich in Basel verbreiteten Vorwürfen, durch die pseudolinke und maoistische Sekte Sendero Luminoso (der Leuchtende Pfad) sowie zu dem körperlichen angriff auf mich.“ trägt – hier adressieren, entlarven und ihn zur Veröffentlichung weiterleiten. Auf den zweiten Brief werden wir ebenfalls in dieser Erklärung eingehen, jedoch nur im Abstrakten. Da er eine extremst dreckige Form von Polizeiarbeit gegen Sympathisanten der maoistischen Bewegung enthält, denken wir dass er nicht veröffentlicht werden sollte.

Zum ersten Brief.

Schon im Titel behauptet diese Ratte falscherweise, dass die Maoist*innen und Proletarischen Feminist*innen in der Schweiz ein Teil der Kommunistischen Partei Perus (KPP) – für die hier der Name der CIA, der Name der Weltreaktion, „Sendero Luminoso“ benutzt wird – seien. Ein solcher Vorwurf ist eine extremst ernste Angelegenheit – die KPP wird in so gut wie jedem imperialistischen Land ausser der Schweiz als eine „Terrororganisation“ verfolgt, und es ist einzig eine Frage der Zeit, bis der schweizer Imperialismus in dieser Frage nachzieht. Das einzige Verbrechen der KPP, der einzige Grund dass die Weltreaktion sie mit allen Mitteln bekämpft und als „Terrororganisation“ kategorisiert, ist dass die KPP die peruanische Revolution anführt, den Volkskrieg in Peru. Weder die KPP noch die Maoist*innen in diesem Land sind eine „Sekte“, sondern Organisationen, die für die proletarische Weltrevolution kämpfen – egal was die CIA, die politische Polizei der Schweiz oder ein Vergewaltiger und Polizeikollaborateur behaupten.

Bevor wir auf weitere Lügen eingehen, wollen wir ein Paar politische Punkte klarstellen. Die Maoist*innen und Proletarischen Feminist*innen sehen weder „andere Linke Gruppierungen“ noch „Aussteiger*innen“ alsihre Hauptfeinde“:

a. Strukturen, Projekte und Personen in der linken Szene sind nicht die Hauptfeinde der Maoist*innen. Das zu verbreiten dient einzig der Isolierung und Bedrohung der Strukturen der Maoist*innen und Proletarischen Feminist*innen. Wir sind auf keinster Weise dagegen, Schulter an Schulter mit anderen Teilen der revolutionären Bewegung zu kämpfen.

b. In diesem Brief versucht Yurek Fuchs sich mehrere Male als „Aussteiger“ darzustellen, und dass er deswegen anscheinend als ein Hauptfeind betrachtet wird. Wir wollen diesen Punkt ein weiteres Mal klarstellen; Yurek ist kein Aussteiger, er wurde für seine patriarchale Verbrechen und seiner Kollaboration mit der Polizei aus Strukturen ausgeschlossen. Ein weiterer Punkt den wir machen wollen ist: Natürlich sind wir dagegen, dass Leute vor der revolutionären Arbeit kapitulieren und versuchen auf ideologischer Basis Kampf darüber zu führen. Solange Kapitulanten aber nicht zur Reaktion gehen, behandeln wir sie nicht als unsere Feinde und bedrohen sie nicht.

c. Die Hauptfeinde der Maoist*innen sind der Imperialismus, der Revisionismus und die Weltreaktion. Dieses Individuum dient mit diesem von ihm unterzeichneten Dokument dem Imperialismus, dem Revisionismus und der Weltreaktion im Allgemeinen und konkret der schweizerischen Reaktion bei der Bekämpfung der Maoist*innen.

Nun zu den anderen Ausreden und Lügen, die in diesem Brief verbreitet werden:

Seine Lügen und Scheinbeweise ändern nichts an der Realität, dass er eine junge Frau vergewaltigt hat. Wir stehen geeint hinter dem Opfer und ihrem Mut, diese schreckliche Erfahrung publik zu machen. Das jetzige Verhalten von Opportunisten und Pseudofeministinnen – sowohl von Individuuen als auch Strukturen – zeigt glasklar dass ihre Angst davor, ihre Identität öffentlich preiszugeben, gerechtfertigt war und ist. Wir stellen mit Bedauern fest, das Elemente, die sich als queerfeministisch bezeichnen, momentan Täterschutz für einen queerfeindlichen Vergewaltiger betreiben und ihn sogar verstecken.

Auch die jämmerliche und zutiefst opportunistische Ausrede, dass dieses Individuum aufgrund seines Autismus nur schwer intimen Körperkontakt haben kann, widerspricht der Realität. Dies bezeugen seine mehrfachen sexuellen Beziehungen innerhalb der letzten Jahre, auch in der Besetzung an der Elsässerstrasse in Basel.

Seine scheinheilige Behauptung nicht queerfeindlich zu sein, zerfällt schon im gleichen Absatz. Anstatt auf die spezifischen Vorwürfe einzugehen, dass seine Queerfeindlichkeit sich besonders transfeindlich ausdrückt, soll die Frage damit geklärt sein, dass er anscheinend „die sexuelle Orientierung aller Menschen“ respektieren würde. Das dient nur dazu, seine zutiefst reaktionären Ansichten zu verschleiern. Das dieses Individuum queerfeindlich ist, ist kein Geheimnis. Dies hat er auch schon in der „Elsi“ mehrfach zum Ausdruck gebracht, besonders gegenüber trans und nicht-binären Menschen.

Was dieser Brief „komischerweise“ nicht verneint, ist die Tatsache dass diese Ratte mit der Polizei kollaboriert. Jeden anderen Punkt versucht dieses Individuum auf abstruseste Art und Weise zu verneinen, ausser diesen. Er tut das letztendlich aus juristischen Gründen nicht, wenn es ihm nur darum gegangen wäre die Bewegung mit seinen Lügenmärchen einzulullen, hätte er keine Sekunde gezögert dies zu tun. Aber es ist auch kein Wunder, dass dieser Punkt nicht verneint wird, wenn die Polizei selbst mitschreibt.

Ausserdem ist die Dokumentation, von der im Brief die Rede ist, bei einem Arzt gemacht worden, wie wir netterweise durch einen seiner Komplizen – welcher anscheinend nicht zu wissen scheint, wann man besser schweigen sollte – erfahren haben. Das hat er nicht aufgrund schwerer Verletzungen getan. Mitbewohner von ihm, welche ihn in der besagten Nacht des 26. Oktobers gesehen haben, berichten allesamt davon keinerlei Verletzungen erkannt zu haben, dafür aber dreckige Kleider und eine eingepisste Cargohose bemerkt zu haben. Diese Dokumentation ist jedoch notwendiger Teil eines Polizeiverfahrens.

Wir können diesen besagten physischen Angriff auf Yurek weder verneinen noch bestätigen, wenn dieser jedoch stattgefunden hat, würden wir ihn keineswegs verurteilen. Es ist und bleibt gerechtfertigt, solche Aktionen gegen Vergewaltiger und Kollaborateure zu entfalten.

Zum zweiten Brief.

In diesem Brief verbreitet die Ratte Yurek bürgerliche Klarnamen von Personen, die mit dem Maoismus sympathisieren, mit dem Ziel diese direkt der Mitgliedschaft der Kommunistischen Partei Perus zu bezichtigen. Das ist erstens nichts als eine blanke Lüge und ist zweitens die mit Abstand niedrigste und widerwärtigste Form von Polizeiarbeit und bringt ein riesiges Repressionspotential mit sich. In beiden Briefen zeichnet sich ab, dass diese Ratte Maoist*in oder Proletarische Feminist*in sein mit „Mitgliedschaft in Terrororganisationen“ gleichsetzen möchte. Das ist Teil des Plans der politischen Polizei maostische Strukturen in der Schweiz unter den Antiterrorgesetzen verfolgbar zu machen, mit dem Vorwand, dass diese Zellen der KPP seien.

Die Opportunisten in Basel verrichten, ob sie es wissen oder nicht, grosse Teile der Basisarbeit für die politische Polizei in diesem Land, durch ihren Hass auf die Maoist*innen stehen sie in Konvergenz mit dem Plan des Staatsschutzes. Indem sie Yurek Fuchs beschützen, verteidigen und verstecken, gefährden sie nicht nur die Maoist*innen und Proletarischen Feminist*innen, sondern auch jede*n andere*n wahrhafte*n Revolutionär*in und jede Frau in der revolutionären Bewegung aufs schärfste.

Lasst uns die revolutionäre Bewegung für Frauen sicher machen!
Lasst sie uns für Vergewaltiger und Verräter unsicher machen!

Basel-Stadt, 07.11.2020
Maoist*innen und Proletarische Feminist*innen